giovedì 24 maggio 2018

rifare i conti

Dal conte Gentilon de' Gentiloni eccoci nelle mani di Conte Giuseppe, noto Pino.
Da un conte all'altro, possiamo ritenerci fortunati.
Ma la nostra amata contea sta facendo male i suoi conti.
Perchè è sui conti che il Conti traballerà e dai conti sarà deposto.
Già è iniziato il gioco al rialzo dei sempre imparziali mercati, già si alzano le alte grida di Boccia che lo boccia, già Mattarella lo tiene ostaggio dietro la Vetrata per due ore e cerca di ricondizionarlo col metodo Beethoven: 'Germania viva, Europa viva, Euro viva, stabilità bene, cambiamento male...'
E, con Mattarella oppositore in pectore, iIl nostro conte-re travicello si dibatterà pure tra le estenuanti negoziazioni di Di Maio e Salvini, le opposizioni palesi ed occulte di Berlusconi e Renzi, i continui richiami e sabotaggi dei poteri forti.
Su conti, su baroni e s'autista funti tottu sa dì a de' su bar de Ibba...!

Il povero Conte, prima di salire sul Golgota con la sua croce, appare serio, monocorde, scolaretto inappuntabile e intimidito.
Pare sulla difensiva, ma si erge ad avvocato difensore di tutti gli italiani.
Mi pare rivelativo: sa già che gli italiani (e lui per primo) saranno accusati di alto tradimento, di scarsa affidabilità, di essere, insomma, i soliti italiani.
Di questi tempi già dire di voler cambiare qualcosa è sentito come una colpa.
Figuriamoci se ci provassero davvero.
Si può parlare di quanto fa schifo questa Unione Europea, quasi totalmennte coincidente ormai con le lobbies, le multinazionali ed i mercati finanziari: tutti lo riconoscono per strada, nelle riunioni, nei corridoi, nei bagni.
Ma non è bene fare nulla contro di lei (e, soprattutto, di loro). Perderesti, saresti schiacciato, punito.
Al processo, non sarai l'avvocato, caro Conte, ma l'imputato, ti troverai alla sbarra, e sarai condannato.

E infine: ce la prendiamo tanto con Trump e il suo 'America first!', ma stiamo dietro al deliquio salviniano del 'Prima gli italiani' ?
Il modello autodifensivo leghista che da sempre ha propagandato un Nord che voleva proteggersi dalla globalizzazione dei ricchi e dal sud dei poveri e che si faceva gli affari suoi, ora si fa modello per tutto il paese.
L'israelizzazione procede anche qui ed è un passaggio tragico, foriero di ulteriori catastrofi.
E' vero che la valorizzazione del 'locale' sarebbe uno dei due antidoti compensativi alla globalizzazione totalitaria e coatta (l'altro sarebbe l'esistenza di veri poteri politici che la governino).
Ma una cosa è pensare il locale all'interno di una cornice federale ed antistatale, una cosa invece è pensarlo ed agirlo in una cornice ipercompetitiva e statal-nazionalista.
Sarebbe stato bello pensare ad un Europa capace di andare oltre gli stati, che desse valore alle relazioni micro e macroregionali, alle affinità e ai rapporti tra culture e tra popoli, al superamento di confini e barriere tra europei e con il mondo.
Ma non siamo andati oltre Schengen e Lisbona, ed ora stiamo tornando indietro, sull'uno e sull'altro.
L'Italia e l'Europa dei conti e delle contee, stanche e deluse dell'internazionalismo e della democrazia parlamentare, stanno per tornare -ora anche esplicitamente- al feudalesimo.



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