giovedì 25 aprile 2024

alla vera festa della liberazione

Il foruncolo era giunto a maturazione sotto l'effetto del caldo umido del pomeriggio, il pus verdasro premeva sotto la pelle, sottile come un foglio di carta. Accanto alla gamba destra scorsi un pezzo di ferro arrugginito, lo raccolsi con la mano destra e mi servii del bordo affilato per aprire delicatamente la punta dell'ascesso. Sentii un leggero fruscio, come quando si taglia un pezzo di seta. In bocca mi aumentò la salivazione...mi doleva, ma strinsi i denti e continuai a tagliare. Sul bordo della lama si attaccò un pezzo di carne putrida verdastra. L'avevo aperta, ne uscì sangue misto a pus. 

Perchè fare gli schizzinosi! Questa era la vita! E la trovavo molto bella! Era come un viso, che diventa più bello quando è stato pulito dal trucco. In effetti, solo una volta diventato grande che la gente ama i propri foruncoli come ama le proprie pupille. Ma da quel giorno, una vaga sensazione mi disse che la cosa più tragica e terribile di questo mondo è la buona coscienza. Questa cosa a forma di patata dolce, puzzolente come il pesce marcio e color miele è la calamità che mina l'ordine del mondo. Molto tempo dopo, mentre passavo per un ricco centro commerciale, vidi la gente che inchiodava la buona coscienza su una graticola e la arrostiva su un bel fuoco a carbone. Il profumo era inebriante, e allora capii perchè quel mercato era così prospero.

(Mo Yan, La colpa, 1986)

mercoledì 24 aprile 2024

tradito-annoiato

 Mi sento tradito-annoiato:

- dalle guerre e dai genocidi in corso, dalle fosse comuni a Khan Yunis e dal fatto che nessun governo occidentale andrà a fare discorsetti e celebrazioni. Gaza (Palestina) non vale Bucka (Ucraina);

-dalle astensioni italiane sul Patto di stabilità, dopo averlo approvato come Governo e, di fatto, anche come opposizione: il solito trucco delle tre carte pur di farsi votare (non sarebbe l'ennesimo, buon motivo per non votarli mai più, invece?);

-dalle spese e dalle esercitazioni militari in corso ed in aumento vertiginoso (270 miliardi di dollari solo nel 2023);

-dalle censure su Scurati, dall'occupazione partitica permanente del servizio pubblico Rai; ma anche dalle reazioni automatiche di chi contesta la censura e continua a chiedere ai fascisti di dirsi 'antifascisti' (ma a cosa cazzo servirebbe 'dirlo', se lo sono mai chiesti?);

-da chi mi chiama a fare formazione e spera di rendermi parte dei loro silenzi e collusioni;

-da chi si dice interessato a comprarmi una porta-finestra usata (a decine) e poi non mi chiama (a decine);

-da chi mi dice che leggerà il mio libro e mi farà sapere e poi non lo legge mai e non mi fa più sapere nulla (quasi tutti i miei colleghi, cioè, a cui l'ho regalato);

-da quasi tutti quelli che conosco -in varie circostanze- e, molto spesso, anche da me.



martedì 16 aprile 2024

stati uniti del baratro

 

Più avanti negli anni, quando Gregory si interrogava sulla natura della premeditazione, parlava spesso della chiarezza apportata da uno stato di guerra come di un grande sollievo, della tentazione che qualsiasi società ha di risolvere le sue ambiguità e decisioni difficili puntando sulla guerra.

(M.C. Bateson, Con occhi di figlia. Ritratto di Margaret Mead e Gregory Bateson)


Guerra vuol dire difendere noi dagli altri. Pace significa difendere gli altri da noi.

(R.Benson, Il libro della pace)


Differire la restituzione del dono o della vendetta può essere un modo di mantenere il partner-avversario nell'incertezza delle proprie intenzioni...; ciò significa mettere alla prova la sua pazienza tramite una minaccia sempre sospesa e mantenere il vantaggio dell'iniziativa... É noto tutto il vantaggio che il detentore di un potere trasmissibile può trarre dall'arte di differirne la trasmissione e di mantenere l'indeterminazione e l'incertezza sulle sue intenzioni ultime.

(P. Bourdieu, Per una teoria della pratica)


Perchè il segretario dell'ONU continua a piagnucolare ricordandoci che ci muoviamo ormai sull'orlo del baratro? Non sarebbe più onesto se ammettesse, se riconoscessimo, che siamo già da tempo ben oltre l'orlo e che stiamo precipitando in un baratro di cui non possiamo vedere la fine?

Perchè i governanti di tutto il mondo continuano a implorare pause e ravvedimenti al fine di scongiurare ed evitare l'escalation? Non sarebbe più onesto se ammettessero, se riconoscessimo, che siamo già da tempo dentro un'escalation che già ora avanza rapidamente e si rivelerà ancora una volta irreversibile?

'Non abbiamo altra scelta. Dobbiamo rispondere!'

Il gabinetto di guerra israeliano dice così il falso e il vero.

Il falso, perché molte sarebbero state e sarebbero le alternative possibili, sempre.

Il vero, perché questa -e solo questa- è la logica razionale di qualunque escalation in atto.

Quando la si intraprende, non se ne può uscire.

In un escalation non ci si può accontentare del pareggio.

Il gioco è a somma zero: si vuole assolutamente e totalmente vincere, trionfare, abbattere l'avversario, perchè la tua vita è la sua morte.


Soprattutto se, come in Ucraina e in Palestina, hai qualcun altro che ti arma e ti difende dietro le spalle (questo è il significato di 'spalleggiare', giusto?).

Si finge che l'espansione delle guerre in corso dipenda da contendenti autodeterminati (Zelenski o Netanyahu).

Non è così. Se gli Stati Uniti e l'Europa (ed ora anche i governi sunniti, sauditi e giordani) non li foraggiassero e non volessero fare guerra ai loro attuali nemici (Russia e Iran), queste guerre non sarebbero durate e non si sarebbero allargate a macchia d'olio come invece sta accadendo.

Se gli Stati Uniti e l'Europa non avessero le loro esigenze di controllo su quei territori, su quei politici, su quelle risorse energetiche ed economiche, queste guerre non sarebbero neppure iniziate.

Sono i nostri interessi coloniali a determinarle in questa forma (così come già accaduto in Libia, in Iraq e in Afghanistan).

Senza di noi, -sempre che fossero sorte- sarebbero rimaste delle guerre locali e avremmo dovuto-potuto facilitare degli armistizi, imporre delle negoziazioni, proporre dei mediatori.

Non è stato e non sarà così: da tempo abbiamo scelto un'altra strada.

Essa porta -di necessità- dentro il baratro e dentro l'escalation.

Non era un destino. Lo è diventato.




venerdì 12 aprile 2024

bonus malus

 

La genialata dei bonus a raffica e dei superbonus a pioggia si rivela per quel che è: un rimedio che è peggio del male, l'ennesima (parziale e temporanea) soluzione che si rivela un (grande e prolungato) problema. Il sistema economico va a picco e i governi provano a salvare la faccia dopo aver salvato le facciate. Ma non riescono a convincere nessuno che minimamente osservi e ragioni.

Peraltro, attaccarsi ai bonus per giustificare le ristrettezze e la decrescita forzata in atto, non convince ugualmente.

Si cerca solo di galleggiare sino al dopo-elezioni: in autunno ci sarà sempre tempo per piombare nel disastro totale, irreparabile e irreversibile, a cui ci sta conducendo l'economia di guerra.

Questa, si sa, favorisce solo la guerra stessa (chi la fa, chi la prepara, chi la conduce) e sfavorisce tutto il resto.

E' incompatibile con il soddisfacimento dei bisogni primari di gran parte della popolazione (mangiare, istruirsi, curarsi, proteggersi dal freddo, avere un tetto...).

Ancor prima di avvolgerci direttamente nelle sue spire, ci impoverisce e ci angoscia, anche se apparentemente tocca altri (con le nostre armi) e appare ancora un vantaggio (per le nostre armi).


Il quadro geopolitico, nel frattempo, si aggrava e diveniamo sempre più consapevoli che basterebbe un nonnulla per farci precipitare nell'abisso.

Da vari lati si fingono dialoghi, negoziati, trattative, accordi: ma in Qatar si attende un accordo di tregua da mesi senza alcun risultato e nel frattempo gli ostaggi saranno già tutti morti e tutta la Striscia ( Rafah compresa) sarà invasa e distrutta; a Lucerna si inaugura una conferenza di pace sull'Ucraina, ma senza invitare i russi; i paesi arabi cercano di convincere l'Iran a non attaccare Israele, ma intanto finanziano attentati e confidano in azioni paramilitari coperte, tali da punire gli ebrei senza pagare (e farci pagare) i costi di una ritorsione globale su più vasta scala.

Ma l'Iran non è Hamas: attaccarlo -come già si sta facendo- è un azzardo senza senso e dagli effetti imprevedibili.

Ancora una volta, anziché alle nostre facoltà di mediazione, ci affidiamo alla ragionevolezza del potenziale nemico: sembra meno oneroso, ma ad un certo punto si potrebbe rivelare fatale.


In tutto questo, l'Unione europea va verso le elezioni.

Un'Europa totalmente in mano agli apparati di partito, a loro volta totalmente in mano alle lobbies.

Se avete visto 'Food for profit', dedicato ai potentati che controllano le politiche agricole, alimentari e d'allevamento del nostro continente, sapete di cosa parlo.

Quel documentario ci svela ancora una volta che le possibilità di un potere democratico non sussistono più, neppure in un sistema di recente formazione come la UE.

Il livello di corruzione, di collusione è tale da non permetterci più di considerarlo un elemento di degrado parziale (le cosiddette 'mele marce'), ma siamo costretti ad evidenziarne il carattere strutturale e irreformabile.

Gli appelli finali del film stesso appaiono, quindi, obsoleti e non conseguenti rispetto a quel che il film stesso rivela, come troppo spesso capita anche a chi ancora ritiene di fare una politica di opposizione e di proporre altri mondi possibili.

La solfa finale appare purtroppo sempre la stessa: votare gli onesti, i bravi e buoni, quelli che non si faranno corrompere, che hanno dei buoni programmi elettorali, che sono dei 'sinceri democratici'.

Non si vuole capire: si prosegue a 'sperare' e a 'collaborare', a negare l'evidenza della catastrofe sistemica in cui le le nostre vite ( e soprattutto le nostre senili istituzioni) sono ormai avviluppate irrimediabilmente.

Da qui si dovrebbe ripartire. Daccapo.








giovedì 11 aprile 2024

cosa fare quando non c'è più nulla da fare?

Dopo questa conferenza di Bifo un mese fa a siracusa

https://comune-info.net/cosa-fare-bifo/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_source_platform=mailpoet&utm_campaign=La%20fine%20di%20Israele

posso anche tacere , qui o altrove, sino alla fine della mia vita...

Forse non ci riuscirò (in qualche modo bisogna pur ammazzare il tempo...), ma questo è proprio quel che penso ascoltandolo...

so che sarà un pò lungo ascoltarla, ma vale proprio la pena, credetemi...

 


 

lunedì 8 aprile 2024

qual'è il problema?

 

Quando alcune (ancora troppo poche) Università italiane iniziano -timidamente e fra mille distinguo- a tentare di boicottare alcuni accordi con Israele, ci si straccia le vesti.

Non mi pare che ci si siano messi tanti scrupoli nei confronti della Russia e della Bielorussia, dopo l'attacco all'Ucraina.

I rapporti culturali e gli accordi economici sono stati totalmente interrotti, almeno ufficialmente.

La cultura e la ricerca non sono andate oltre la guerra, allora.

Lo stesso è avvenuto per le federazioni sportive: altro che sport oltre le divisioni della guerra!

É questo doppio standard che rende assurde e ridicole tutte le attuali prese di posizione anti-boicottaggio.


Israele attacca l'Iran in Siria, ma i nostri giornali e tg ci invitano ad empatizzare con gli israeliani che temono la rappresaglia degli ayatollah e chiudono -meschinetti- le loro ambasciate nel mondo.

Loro le possono aprire e chiudere, mentre distruggono quelle altrui.

Ma il problema per la pace nel mondo restano solo gli iraniani fanatici e cattivi, o i russi, o gli houti.

Con gli ebrei -ancorchè colpevoli- dobbiamo solidarizzare.

Con gli altri -anche se fossero innocenti- mai.


Moltissime persone in Israele continuano a manifestare per la liberazione dei loro familiari ostaggi e per evitarsi la guerra in loco.

La guerra deve terminare solo perché così si permetterebbe di far uscire vivi i loro concittadini.

Non una parola -nelle manifestazioni pubbliche- sulla strage in corso a Gaza da parte del loro esercito.

Troppo facile mostrificare il loro capo supremo in piazza per evitare di sentirsi quel che sono: un popolo di privilegiati e di impuniti che opprime un popolo di diseredati senza terra e senza futuro.


La menzogna più grande infatti è quella che accolla a Netanyahu la responsabilità di quel che sta accadendo. E' la storiella che -se lui non ci fosse e se ne andasse da lì- la politica dello Stato sarebbe diversa, più aperta al dialogo, più disposta a trattare col nemico.

Menzogna in malafede propagandata anche dagli Stati Uniti e dai nostri pennivendoli di regime.

A dimostrare la falsità di questa teoria:

  • decenni di violenze e occupazioni ebraiche anti-palestinesi, con qualunque governo, laburista o di destra che fosse;

  • un voto che -a maggioranza- lo ha rimesso lì, insieme ai partiti di ultra-destra, a loro volta ben votati da una buona parte dei cittadini;

  • il sostegno di mezzo mondo, con soldi e armi, a qualunque governo ed a qualunque politica israeliana, purchè anti-palestinese e anti-araba.


Il problema non è Netanyahu, purtroppo.

Il problema è la produzione e vendita di armi, il problema è l'economia di guerra.

Il problema è la storia d'Israele, dei suoi privilegi e delle sue impunità.

Il problema è l'Occidente che lo sostiene, comunque.

Il problema siamo -soprattutto- noi.

sabato 6 aprile 2024

mio attualissimo e inattualissimo willi...

 

L'impero tedesco è una repubblica e chi non ci crede riceve botte in testa...

Di conseguenza, noi non siamo qui per parlare al vento. Questo possono farlo i signori del parlamento. Una volta uno di loro ha chiesto ad uno dei nostri compagni se voleva entrare in parlamento. Nel parlamento con le sue cupole d'oro e le poltrone imbottite.

E quello ha risposto: sai, compagno, se io faccio questo e me ne vado in parlamento non ci sarebbe che uno straccione in più. Per parlare al vento non abbiamo tempo, tutti minuti sprecati.

E i comunisti senza liste dicono: vogliamo fare una politica di smascheramento. Cosa ne è venuto fuori, lo abbiamo visto: gli stessi comunisti si sono lasciati corrompere, e noi non abbiamo bisogno di perderci in chiacchiere intorno alla politica di smascheramento. Si tratta soltanto di un imbroglio e quello che c'è da smascherare in Germania lo vedrebbe anche un cieco, e non c'è bisogno per questo di star seduti in parlamento, e chi non lo vede, vuol dire che per lui non c'è più speranza, con o senza parlamento. Che quel semenzaio di chiacchiere non serve a nient'altro che a ingannare il popolo, lo sanno tutti i partiti...

La cosa principale è: obbedire.

I socialisti non vogliono niente, non sanno niente, non possono far niente.

In parlamento hanno il maggior numero dei seggi, ma che cosa devono farne non lo sanno, ah sì, anzi lo sanno, starsene seduti sulle comode poltrone, fumare sigari e diventare ministri.

Ed è per questo che gli operai hanno dato i loro voti, ed è per questo che hanno tirato fuori dalle tasche i loro quattro soldi nelle serate di paga: c'è una cinquantina o anche un centinaio di questi individui che s'ingrassano a spese dell'operaio. I socialisti non conquistano il potere politico dello stato, ma è il potere politico dello stato che ha conquistato i socialisti.

Si invecchia come una vacca e s'impara sempre qualcosa di nuovo, ma una vacca simile all'operaio tedesco deve ancora nascere. Gli operai tedeschi continuano a prendere in mano la loro scheda e vanno ai seggi elettorali, votano e pensano che così tutto è a posto. E dicono: vogliamo che nel parlamento si faccia sentire la nostra voce; allora farebbero meglio a fondare piuttosto una società corale.

Compagni e compagne, noi non prendiamo in mano nessuna scheda, noi non votiamo.

La domenica delle elezioni è meglio andare a fare una gita in campagna. E perchè?

Perchè l'elettore è ancorato alla legalità. Ma la legalità non è che violenza pesante e cieca, violenza delle classi dominanti. I bonzi elettorali vogliono indurci a fare buon viso, ci vogliono mettere a tacere, vogliono impedirci di accorgerci che cosa è la legalità e cosa è lo stato; e non c'è buco e non c'è porta per farci entrare nello stato. Tutt'al più come asini o facchini.

E a questo hanno mirato i bonzi elettorali, vogliono adescarci e tirarci su come asini al servizio dello stato. E già da tempo con la maggioranza della classe lavoratrice ci sono riusciti. In Germania siamo stati allevati nello spirito della legalità...I borghesi, i socialisti e i comunisti gridano in coro e si rallegrano: ogni benedizione viene dall'alto. Dallo stato, dalla legge, dall'ordine superiore. Dipende però. Per tutti quelli che vivono nello stato le libertà sono stabilite dalla costituzione. E sono così stabilite che non si muovono più.

Ma la libertà di cui noi abbiamo bisogno non ce la dà nessuno, dobbiamo prendercela noi. Questa costituzione vuol far perdere la ragione a ogni uomo ragionevole; cosa ci fate voi, compagni, delle libertà che stanno sulla carta, delle libertà scritte? Se volete concedervi qualche libertà, ecco che capita uno sbirro e vi dà una botta in testa; avete un bel gridare: Non è giusto. Nella costituzione c'è scritto così e così, e quello vi dice: Silenzio. E ci ha ragione: lui non conosce nessuna costituzione, ma soltanto il suo regolamento e per giunta ha anche un bastone in mano e a te non resta che tenere la bocca chiusa...

Compagni e compagne, si continuano a fare le elezioni e ogni volta si dice: stavolta andrà meglio, state attenti, datevi da fare, fate propaganda a casa, al lavoro, cinque voti ancora, dieci, dodici, e poi vedrai come andranno bene le cose. Sì, sì, vedrete. Invece non è che un eterno cerchio chiuso e cieco; si resta sempre al punto di prima.

Il parlamentarismo prolunga la miseria della classe operaia.

Si sente anche parlare di una crisi della giustizia, che bisogna riformare la giustizia, nella testa e nelle membra, deve essere rinnovato il corpo dei giudici, reso repubblicano, conservatore dello stato e giusto. Ma noi non vogliamo nuovi giudici. Piuttosto di una giustizia come questa, meglio non avere giustizia.

Noi vogliamo invece rovesciare tutte le istituzioni dello stato con l'azione diretta. E non ci mancano i mezzi per questo:rifiutare il nostro lavoro. Tutte le ruote allora si fermano. E allora c'è poco da scherzare. Compagne e compagni, noi non ci lasciamo addormentare dal parlamentarismo, dalla previdenza, da tutti gli imbrogli sociali e politici. Noi non conosciamo altro che la guerra contro lo stato, la ribellione contro la legge, e l'aiuto che ci viene da noi stessi...

L'ordinamento sociale di oggi è fondato sullo stato di schiavitù economico e sociale del popolo. Esso trova la sua espressione nel diritto di proprietà; monopolio del possesso e, nello stato, monopolio del potere. Il principio della produzione odierna non è l'appagamento di bisogni naturali dell'uomo, ma la prospettiva del guadagno. Ogni progresso della tecnica accresce all'infinito la ricchezza della classe abbiente in vergognoso contrasto con la miseria dei più vasti strati della società. Lo stato serve solo a proteggere i privilegi della classe possidente e a comprimere le grandi masse. E agisce con ogni mezzo, astuzia o violenza, per la conservazione del monopolio e delle differenze di classe. Col sorgere dello stato comincia l'epoca dell'organizzazione artificiale dall'alto in basso. L'individuo diventa una marionetta, una ruota morta in un mostruoso ingranaggio. Destatevi!

Noi non vogliamo conquistare il potere politico come tutti gli altri, ma la sua radicale eliminazione.

Non collaborate nelle cosiddette corporazioni che dettano leggi: lo schiavo è tenuto soltanto a imprimere il marchio della legge alla sua propria schiavitù.

Noi rifiutiamo le frontiere nazionali e quelle politiche arbitrariamente tracciate. Il nazionalismo è la religione dello stato moderno. Noi rigettiamo l'unità nazionale. Sotto di essa si cela il dominio di chi possiede. Destatevi! “


(discorso di Willi Repubblica di Weimar, in Alfred Döblin, Berlin Alexanderplatz, 1929)

mercoledì 3 aprile 2024

di fatto

 

La Nato ci pressa per proseguire a consegnare armi e soldi all'Ucraina per farle vincere la guerra.

Noi gliele daremo comunque, invece, perché prosegua di fatto a perderla.

E noi a perderla con lei.

Non l'ammetteremo e non l'accetteremo mai, ma è già così, da tempo.

E, se fossimo (stati) intelligenti e lungimiranti, già da tempo saremmo dovuti andare a trattare con l'orso russo.

Quando lo faremo, sarà comunque tardi: o perché l'Ucraina sarà ormai fottuta, o perché -pur di tentare di vincerla a qualunque costo- saremo entrati direttamente in guerra -tramite UE-Nato- e ci troveremo di fatto in una terza guerra mondiale, più o meno dichiarata.

In entrambi i casi -ed è molto difficile immaginarne altri- avremmo perso (o l'Ucraina o noi stessi).


USA, ONU e Corte dell'Aja pressano Israele a smetterla, o almeno a ridurre i danni per i palestinesi.

In tutta risposta, Israele prosegue e alza il tiro: uccidendo i membri di una ONG statunitense, bombardando l'ambasciata iraniana in Siria, attaccando il Libano.

Se qualunque altro paese -Stati Uniti esclusi- lo facesse, verrebbe immediatamente messo nella lista dei paesi terroristi.

Ma non accadrà mai, e quindi Israele può di fatto procedere a vendicarsi e a rafforzare il suo dominio sull'area, facendo crescere il suo isolamento internazionale e, inevitabilmente, l'odio antisemita in tutto il mondo.

Molti nemici, molta gloria.

Così si realizza di fatto il trionfo definitivo della vittima che, pur trasformatasi in attuale carnefice di altri , prosegue a dominarci in quanto nostra vittima, eterna vittima di un passato che non passa.


In questa situazione, toccherebbe a noi.

Dovremmo finalmente compiere una spietata autocritica sul passato: non sull'Olocausto (già avvenuta, anche se sganciata dalla sua consustanziale relazione con la nostra stessa modernità), ma sulla malaugurata creazione dello Stato di Israele e sul doppio standard che -sin da subito- abbiamo attuato nei suoi confronti, per gestire malamente le nostre responsabilità ed i nostri sensi di colpa verso gli Ebrei.

L'incapacità di far questo genera di fatto lo stallo, l'impotenza, il fatalismo, la rassegnazione, l'impunità a cui stiamo passivamente assistendo, senza permetterci -anche in questo caso- vie d'uscita praticabili.

Si andrà anche qui, infatti, verso due direzioni possibili, entrambe perdenti: un'espansione geografica dei conflitti armati in corso, nel tentativo di ridurre le illegittime pretese e le scorribande incontrollabili dello Stato ebraico oppure la diaspora del popolo palestinese e il fallimento definitivo delle sue legittime esigenze storico-politiche.

C'è un'altra possibilità, che sarebbe ancora peggiore: l'ennesimo pateracchio falsamente pacificante che sarebbe -come sempre, di fatto- solo l'ennesima nuova base di partenza per la prossima guerra in Medio Oriente.