venerdì 5 giugno 2020

uomo avvisato...ma non salvato!


Siamo agli ultimi avvisi.
Dopo, ci saranno solo i titoli di coda. E le lacrime di coccodrillo, e i gemiti dolorosi degli uomini.
La catastrofe ha indossato la sua corona regale e si aggira nelle nostre vite, alla faccia di malinconici indizi e istinti di ripartenza. Solo colpi di coda di un gigante ormai impazzito e irredimibile. Siamo solo patetici nel nostro irrimediabile riprendere e riprenderci.
Una bella botta è finalmente arrivata addosso come un tir in corsa, proprio a noi che correvamo per le strade come formiche isteriche, distrutte di lavoro, di non-lavoro e di forsennate, insensate esistenze.
Non si è trattato, come altre volte, di catastrofi limitate, circoscritte, brevi o lontane.
E ci ha colpito per sempre, perlomeno per il tempo di chi vive, è nato, cresce in questi e nei tempi prossimi a venire.
I proclami dei nostri governanti promettono ancora pace e prosperità, ma chi li ascolta spera per un attimo, ma ormai sa. Lo sappiamo, lo sentiamo tutti.
Sappiamo che non ne usciremo più, vivi.
Quanto più cercheremo di uscirne, ma con i soliti mezzi ed i soliti fini (che da tempo coincidono), e più sprofonderemo negli abissi, più aumenteranno le probabilità ed i rischi di catastrofi di massa come quelle appena vissute.
Il pericolo non viene da fuori.
Siamo noi, i nostri stili di vita, i nostri consumi a generare le condizioni perchè i virus si moltiplichino e si diffondano tra specie.
Siamo noi, le forme organizzate ed istituzionali che abbiamo dato alle nostre società, a determinare quella gestione catastrofica delle catastrofi e delle ripartenze che ci condurrà a finire miseramente.
Siamo noi a uccidere noi stessi e a tentare di far fuori la Terra su cui poggiamo i piedi.
Vedrete che ce la faremo.

PS: Un ultimo consiglio di lettura, che riassume in breve quasi tutto quel che ho scritto su questo blog e sui miei libri: Donatella di Cesare, Virus sovrano ?, Bollati Boringhieri, appena uscito.
Forse potete trovarlo ancora anche in edicola, perchè c'è stato un anticipo del testo, abbinato a Repubblica-L'Espresso, a fine maggio.
PPS: Credo che ora riprenderò a tacere su queste pagine, almeno per un po', sino alla prossima catastrofe. Riprendo a far parlare la realtà. Le parole, tanto, stanno a zero...

lunedì 1 giugno 2020

no potho respirare


Da molto tempo non andavo a sedermi e a leggere al giardinetto.
La situazione è peggiorata: sporco, abbandono, barboni sempre più chiassosi ed ubriachi, più numerosi e più giovani, in una miseria del corpo e dell'animo sempre più evidenti, nude vite che urlano il dolore e la loro ulteriore mortificazione, in un disincanto senza rimedio.
Si fanno compagnia così, umani come sono, tra sberleffi e liti, parolacce e sapienti rivelazioni su se stessi o sul mondo, cartoni di vino e vetri rotti di bottiglie scolate tra i ricordi e le mense della Caritas.
A Minneapolis, e in vari slums degli USA, i neri miserabili e bistrattati si ribellano al grido di 'I can't breathe!'. Sì, anche qui, nella vita borghese che ancora conduciamo, non si riesce a respirare.
Ma per i poveri, e i neri di sempre, c'è un ginocchio che preme fatale sul collo.
E per soffocarli non vogliono neppure più spendere i soldi per cappio e forca.
In tutta risposta, i potenti ed i riccastri di turno si assidono sul trono e tornano sprezzanti alla conquista dello spazio, lanciando in aria i loro dispendiosissimi dragoni celesti.
Che la terra resti irrespirabile... Loro vanno a respirare in cielo, per vivere lì, come dei che si oppongono alla vita degli uomini con il loro sogno mortifero di immortalità (ed immoralità).

    Come il capitalismo e a differenza del cristianesimo, la religione medica non offre prospettive di salvezza e di redenzione. Al contrario, la guarigione cui mira non può essere che provvisoria, dal momento che il Dio malvagio, il virus, non può essere eliminato una volta per tutte, anzi muta continuamente e assume sempre nuove forme, presumibilmente più rischiose. L’epidemia, come l’etimologia del termine suggerisce (demos è in greco il popolo come corpo politico e polemos epidemios è in Omero il nome della guerra civile) è innanzi tutto un concetto politico, che si appresta a diventare il nuovo terreno della politica – o della non-politica – mondiale. È possibile, anzi, che l’epidemia che stiamo vivendo sia la realizzazione della guerra civile mondiale che secondo i politologi più attenti ha preso il posto delle guerre mondiali tradizionali. Tutte le nazioni e tutti i popoli sono ora durevolmente in guerra con sé stessi, perché il nemico invisibile e inafferrabile con cui sono in lotta è dentro di noi. (da https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-la-medicina-come-religione )

Non ci basta più di vivere al centro, non ci basta più di scacciare via da lì le mille periferie del mondo. Perchè quel che è accaduto mette in angoscia la città, le metropoli, i centri. E mostra di nuovo la salute e la potenza dello star fuori, dell'isolarsi, del distare.
E' anche qui che si sta giocando il conflitto tra Nord e Sud Italia: quelli che sono in vantaggio nel mondo (economico) si rivelano non esserlo nel vivere e nel morire.
La quantità non corrisponde alla qualità, anzi pare proprio che valga l'inverso.
Le zone extraurbane, le isole, le realtà pastorali ed agricole non industriali, le aree non metropolitane hanno superato questa crisi sanitaria molto meglio delle città e dei centri globalizzati.
Sono sistemi che resistono meglio alle catastrofi epidemiche: più distanza, meno stress, aria più pulita, difese immunitarie sveglie, sonni più profondi e silenziosi, scorrere del tempo senza corse.
Lo so che la vita rurale non è per nulla tutto rose e fiori, anzi.
Lo so che da lì viene e verrà gran parte dei voti all'estrema destra populista: ed anche da qui si intravede la sconfitta progressiva della città, e dei suoi cittadini più colti ed agiati, anche nella dimensione della politica 'democratica'.
Ma è da lì che sta arrivando l'odore (il profumo, la puzza) di nuove rivolte.

I nuovi feudatari post-moderni difenderanno allo stremo e con ogni mezzo la loro ricchezza ed i loro crescenti privilegi contro la massa crescente di impoveriti, disperati, nuovi perdenti alla roulette del mercato globale.
Anche se dovessero finire nel bunker della Casa Bianca, assediati da Joker impazziti, arrabbiati e in rivolta, come sta accadendo alla famiglia Trump in questi giorni.
Sapranno come reagire, hanno i loro eserciti e le loro polizie, e le useranno contro il popolo, come sempre.
I media ed i politici, i negozianti e i banchieri blaterano di ripartenza e rinascita. Noi stessi, desiderosi sempre di vivere, riprendiamo a respirare e a camminare.
Ma il nostro futuro, che era già soltanto anteriore , ora si fa remoto: un futuro remoto ed in remoto.
Remoto perchè assomiglierà sempre più ad una modernità regressiva, arretrante, pre-moderna, contro-democratica, feudale. Un ritorno al futuro che ritorna indietro per tentare di andare avanti.
Ed 'in remoto' perchè il nuovo totalitarismo, inaugurato con questa emergenza, sarà gestito attraverso il distanziamento sociale ed il controllo informatico-sanitario-securitario (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-biosicurezza).

Al proposito, il prof. Zan-grillo parlante l'ha finalmente detto: 'il pericolo clinico è finito, ma qualcuno vuole continuare a terrorizzare il paese'. Parte certamente da premesse ed intenzioni opposte alle mie (lì è il capitalismo intensivista a ruggire, che quel che doveva avere in pasto l'ha avuto, ma che ora è come un leone che non vuole più stare in gabbia; non è un caso che sia il medico personale di Berlu); ma dice la verità.
Quel che sta accadendo da almeno un mese a questa parte non ha più nulla a che vedere con il virus e con i rischi di contagio (https://www.valigiablu.it/nuovo-coronavirus-svezia/) , ma è totalmente all'interno della sola dinamica bio-politica e delle sole istanze di controllo territoriale degli stati.
Il che si dimostra col fatto che le decisioni non si basino più sui contagi e sui fattori di rischio, come avevano ipocritamente annunciato all'inizio della fase 2; ma si basino sulle divisioni territoriali (regionali) e sui diversi rapporti di potere intercorrenti tra loro e nei confronti dello stato nazionale, a partire da statistiche economiche e non sanitarie (oltre che da calcoli elettorali feudali, ovviamente).
Il modello detentivo prolungato, mutuato dal nostro medioevo feudale passato e dalla dittatura cinese, modello feudale del nostro prossimo futuro remoto, resterà nell'aria, come il virus stesso.
E ci ripiomberà addosso, ogni volta che servirà e molto prima di quel che speriamo nel nostro illusorio tirare un sospiro di questi giorni.
Dico sospiro e non respiro, perchè -chi sa guardare il futuro- non può che restare in apnea, in attesa del futuro remoto che bussa alle porte.
Non si sta aprendo la porta, ma solo una piccola finestra. E, nel frattempo, i cancelli si sprangano e si rifiniscono i dettagli delle gabbie in cui proveranno ancora a farci vivere.

domenica 31 maggio 2020

L' immunità del gregge


Si potrebbe chiamare 'immunità del gregge'. Poco a che vedere con quella sanitaria (immunità di gregge), anche se le parole contano (ed anche le analogie).
La parola latina 'munus' può significare molte cose diverse (impegno, ufficio, obbligo, ed anche dono...) e sta dentro alcune parole importanti (munire, comunicare, comunità, immunità...).
L'im-munitas è quel che ci toglie l'obbligo, ci esonera dall'impegno e dalla preoccupazione, ci evita problemi. La nostra communitas è divenuta sempre più negli anni una entità collusiva immunizzata e immunizzante, che ossessivamente cerca di proteggersi in tutti i modi dal negativo: dai pericoli e dai rischi, dai conflitti, dalla messa in gioco, dalle impurità, dalle catastrofi, dallo straniero e dal pensiero.
La nostra securitas (da sine cura, sans souci, senza preoccupazione) sta in un'area semantica affine e si fonda su una pedagogia immunizzante di massa. La gran parte delle nostre energie vitali sono da tempo ed ogni giorno dedicate soltanto a respingere il male che ci attornia (l'esperienza del coronavirus è soltanto l'ultima, più evidente ed estrema esperienza all'interno di questa sindrome).
Se le persone e le comunità si immunizzano per evitare la paura è inevitabile però che inizino a temere fortemente la libertà (questo timore non sta solo al termine del processo, ma anche all'origine, peraltro). E la comunità che fugge dalla libertà è quella che si fa gregge.
Su questi temi vi consiglio 'Liberi servi' di G. Zagrebelsky e 'La politica senza politica' di M. Revelli, letti in questi giorni tristi.

Ma, in attesa che arrivi il vaccino e l'immunità di gregge, l'immunità del gregge ora diventa (anche) un problema: perchè la massificazione nega alle persone la capacità di gestirsi in autonomia.
Perchè se trasformiamo i giovani in greggi di idioti che attendono soltanto lo spritz della sera o i bagordi della notte per potersi sentire vivi, dopo averli fatti stazionare per ore davanti ai visori o sui divani, non possiamo sperare che poi, appena lasciati a razzolare, siano ragazzi responsabili.
Se esoneriamo la gente dal pensare non possiamo poi sperare che pratichi il buon senso (così pare si chiami ora l'obbedienza).
Significativo che molte persone si stiano rifiutando di farsi fare i prelievi per i test sierologici.
Dobbiamo pur pagare un prezzo per quel che abbiamo voluto fare del 'popolo'.
Dà grandi vantaggi, quando sta sotto. Con qualche effetto collaterale negativo.

Ma attenzione: non per loro o per noi. Non ce ne frega niente, davvero, dei bambini, dei giovani, degli adulti, né tanto meno dei vecchi. No, non devono fare follie, ma solo per la causa.
E' il capitalismo che non può, non deve rifermarsi.
Ha già sopportato troppo, non può essere rimesso in causa da quattro scapestrati.
Ed ecco l'incazzatura di Sala di una settimana fa per i giovinastri sui Navigli.
Ed allora ecco lo spot terroristico del Veneto contro la mo-rti-vida e la desperate happy hour.
Ed ecco le minacce dell'OMS sulla terrifica seconda ondata che tornerà in autunno.
Ed ecco l'invenzione degli assistenti civici, preambolo alle prossime ronde di stato.
Dopo il premio, se non funziona, ritornano le punizioni (e per tutti, non per chi trasgredisce...)
Siamo sempre lì: o costrizione da lunga paura o piacere da breve ribellione. Nessuno spazio per qualcosa che abbia a che vedere con l'etica o con l'educazione.
Puro infantilismo americano, da entrambe le parti. Ci si muove solo e sempre tra duri sceriffi senza cuore e pervertiti senz'anima e senza scampo.

Da qui anche il muro contro muro tra regioni ancora contagiate ed altre sedicenti covid-free.
Ora il governo, dopo aver isolato zone rosse ed aver imposto detenzioni di massa prolungate per milioni di persone, dividendo famiglie e fidanzati, solo ora scopre che non far partire i lombardi per le vacanze fuori regione sarebbe incostituzionale.
Non si cambia il-logica dell'in-differenza: ci hanno fatto andare in panico solo perchè le terapie intensive del nord non reggevano, e solo per questo hanno costretto paesi interi del sud e delle isole (che non hanno mai avuto un contagio) a stare isolati per mesi. Questo non era incostituzionale? Sì, ma era anche stupido.
Ed ora è stupido farne una questione di razzismo regionale, e buttarla in politica-colitica, come fanno Fontana-Gallera e Sala: si tratta di fare differenza tra chi ha ancora contagi e chi non ce li ha, tra chi può contagiare e chi può essere contagiato, semplicemente.
Ma davanti ai soldi ed ai ricatti dei forti le regole sanitarie non valgono più, valevano solo all'inverso, sino a poco tempo fa.
A proposito: chi poteva dubitare che la serie A avrebbe ripreso, visti i soldi che ci girano ?
L'ho già scritto: solo una ripresa dei contagi tra calciatori potrà salvarci.

Un ultimo accenno all' Università: mentre tutto riapre, lei, povera nobile decaduta, mantiene alzato il ponte levatoio del suo castello, e sbarrati i suoi portoni ben sanificati.
Solo i portali restano aperti. E così sarà ancora a lungo, certamente anche per l'anno accademico prossimo.
La DAD ci impigrisce ulteriormente, è molto più comoda e immunizzata.
Permette risparmi evidenti all'amministrazione.
E' ben vista dalla sempre più potente lobby dell'onlife, che non vede l'ora di trasformare tutte le attività scolastiche in versione e-learning.
La gran parte degli studenti è dentro l'immunità del gregge da tempo e piacevolmente collude, senza proteste o reazioni rispetto a quel che le viene sottratto, pezzo dopo pezzo.
Insomma, si va verso la fine definitiva dell'Università per come l'abbiamo conosciuta.
Nessun rimpianto, nessun rimorso (almeno per me).
Ma il silenzio totale e questa sua resa senza condizioni restano davvero inquietanti (almeno per me).


domenica 24 maggio 2020

verità non contagiose


Passano le settimane, riprende la movida tra i giovani, si va al mare, le passeggiate si rianimano.
E i contagi non crescono. E ricomincia a venirmi da ridere.
Ho visto ieri un servizio su Rai 2 che citava uno studio recente su come ci si può passare il virus: se all'aperto, solo per contatto diretto, attraverso una conversazione ravvicinata di almeno 10-15 minuti, a meno che la persona di fronte non ci tossisca in faccia.
Più probabilmente al chiuso, soprattutto se c'è una certa concentrazione di persone e poca aerazione.
E ancora molto più probabilmente per anziani già debilitati, molto meno per bambini, giovani e adulti in forze.
Ora, se questo è vero, non credo di essere l'unico a capire che quasi tutto quel che abbiamo fatto nei mesi scorsi (tutte le limitazioni e tutti i divieti) non aveva alcuna utilità per evitare il contagio.
Ed anzi ha accresciuto il rischio di contagio per chi stava chiuso in ospedale, in casa, negli ospizi o in fabbrica (come di fatto è avvenuto).
Ed, infatti, ora che abbiamo riaperto, non sta accadendo nulla di nulla, nonostante incontri e vicinanze più o meno scandalose.
Ora dicono che è perchè il virus si è indebolito, perchè sta crescendo il caldo, perchè il mare fa bene. E sarà anche vero, certo.
Ma se quelle erano le condizioni di probabilità del contagio la verità (e non solo ora) è sempre stata un'altra. Bisognerebbe dirlo, bisognerebbe dirselo, finalmente.

Quando mi aggiro per la città, ma soprattutto quando guardo i nostri politici seduti in Parlamento, mi sembra di essere circondato da banditi mascherati.
Anche quando ci promettono dei soldi, non riesco a fare a meno di vederli come nostri rapinatori o, forse ancor peggio, nostri rapitori 'a vita', di noi poveri ostaggi senza possibilità di riscatto, chiusi in una grotta della storia che si spaccia per eterna, ma che -anch'essa- finirà, come tutte.
E chi verrà dopo di noi potrà considerarla finalmente per quel che è stata: solo una grande, persuasiva, mercenaria, tragicomica mascherata.
PS: Continua la mia campagna contro i mascherati incattiviti: ieri mattina ho incrociato una coppia di anziani davanti al mercato, loro con le mascherine, io senza. La signora mi ha guardato molto male mentre transitavo a due metri da lei ed ha esclamato, ripiena di spirito santo sanitario: 'Ma lei pensa di essere molto intelligente ?'. Al che mi sono girato e, ripieno di spirito demoniaco psicoterapeutico, le ho sibilato: 'Certo più intelligente di suo marito, visto che l'ha scelta...!'.
Li ho lasciati lì, paralizzati più del loro carrello, a tentar di sciogliere l'enigma.
Che soddisfazione!

Un super capo della UE, quell'orsetto lettone di nome Dombrovskis che sembra un peluche incattivito dai calcoli economici, ha dichiarato qualche giorno fa che il coronavirus è stato come un asteroide che ha improvvisamente colpito e devastato il nostro pianeta lasciando un enorme cratere, che ora va fatto scomparire, riempiendolo.
Di denaro, ovviamente: una marea di soldi a fondo perduto, a noi, perduti, sul fondo.
Quando gli uomini vogliono rimuovere le proprie responsabilità preferiscono sempre riprendere a credere alla Natura cattiva o all'intervento di forze aliene. Da Medioevo prossimo venturo, insomma.
Da cui si potrebbe uscire, se fossimo capaci di approfittare di quel che sta accadendo per:
-far lavorare tanta gente da casa, ma con tempi e modi definiti;
-dare un reddito di base a tutti, e non per assistenza ma per decisione politica;
-fare educazione fuori dalle aule, per strada e nei boschi;
-avere una sola auto per famiglia (e non a benzina o diesel) ed andare in bici e in monopattino;
-dare peso ai bisogni primari della vita, e poi magari ad altro (e non viceversa);
-accogliere chi ha bisogno e dividerci quel che abbiamo con chi arriva qui, stanco di viaggiare e di essere depredato (da noi);
-smetterla di voler controllare e prevedere tutto e aprirsi all'imprevisto e all'impossibile.
Basterebbe poco ? No. Ma sarebbe una vita migliore, anzi sarebbe una vita.

mercoledì 20 maggio 2020

la rinco...scienza


Quando gli chiesero quali fossero a suo avviso le qualità più importanti per un giovane che aspirasse alla carriera politica Winston Churchill rispose: 'La capacità di prevedere che cosa succederà domani, il mese prossimo e l'anno prossimo; e la capacità di spiegare in seguito perchè quanto era stato previsto non è accaduto...'


Nell'ultimo post ho enumerato le 4 catastrofi in corso ed in espansione-accelerazione.
Ora vorrei chiarire quali sono i livelli meta-catastrofici in cui ci dibattiamo:

-il primo livello è quello appunto, già descritto, che va per tipologie (catastrofe economica, ecologica, sanitaria, militare) ;

-il secondo è relativo alla gestione catastrofica delle catastrofi di cui al livello 1: dopo un eccessivo ed insensato contenimento, ora si va verso una apertura troppo rapida e totale, con una gestione alla cieca, pur di favorire compulsive ripartenze. Il padre padrone carceriere si trasforma nel padre lassista ed abbandonico; e molti dei suoi figli passano dall'estrema obbedienza e diligenza alla più totale, furiosa e contagiosissima incoscienza. Meno male che qualche medico lo dice, ma -sino alla prossima epidemia- ormai non lo si ascolterà più:

-e proprio qui si giunge al terzo livello catastrofizzante: consiste nell'imperturbabilità ed impermeabilità della predetta compulsività spontanea, automatica ed irragionevole di cui al livello 2: nessun ripensamento, nessuna revisione critica delle nostre premesse emerge all'orizzonte: solo la tecnica arriva a supplire, ancora una volta, ad una terribile e tragica assenza di visione e di lungimiranza. La politica si limita ad una governance di ammortizzatori e tamponamenti, e continua solo a tappare falle disperatamente, senza più neanche badare all'esistenza o meno dello scafo.
Non appaiono possibilità di intervento critico e democratico su quel che avviene; già difficile e malvisto l'esprimere opinioni discordanti; il problema continua ad essere affrontato come se fossimo dentro un contesto di 'scienza normale' e non come se stessimo invece attraversando uno 'stato critico-catastrofico' che necessiterebbe di una 'rivoluzione paradigmatica; ed in ogni caso, anche se qualcuno ci provasse, non verrebbe ascoltato e non avrebbe alcuna influenza: verrebbe e viene rimosso, in quanto incompatibile con il paradigma dominante, almeno per ora.

Queste tre dimensioni in circolo appaiono irreversibilmente e ineluttabilmente foriere di meta-catastrofi: non si vede infatti come un sistema così strutturato (e così bloccato) possa trovare risorse e modalità di auto-modificazione proattiva; solo le catastrofi potranno cambiarlo, ma a costo -tragicamente e probabilmente- della sua (e nostra) stessa esistenza in vita.

Ma i passaggi dell'attuale ripartenza appaiono allarmanti ed inquietanti anche per altri motivi:
  • si parla di un miliardo di mascherine al mese solo in Italia da qui a fine anno; l'usa e getta andrà a moltiplicare l'inquinamento da microplastiche; ma se continuiamo ad inquinare per proteggere la nostra vita di umani, semplicemente la perderemo;
  • già dalle 00.01 del 18 hanno riaperto alcune chiese e alcune birrerie; i religiosi delle due parti non potevano resistere: sappiamo già quale delle due fedi vincerà (ha già vinto) la gara;
  • riaprono parrucchieri ed estetiste, ma le Università restano chiuse, lì tutto tace: è più comodo così per tutti (docenti, studenti, amministrativi, rettorato). La cultura può attendere: vuoi mettere la crescita educativa con le urgenze della ricrescita pilifera ?
  • emergono vecchie e nuove povertà, ma si continua a non poter distinguere tra quelle vere e quelle false. Con tutto il rispetto per i poveri ed i nuovi impoveriti veri (milioni), ho la sgradevole sensazione che le lamentazioni di molti imprenditori e commercianti improvvisamente senza mezzi ci possano dire due cose: o che abbiano i soldi, ma facciano finta di non averli; o che non ce li abbiano davvero, ma allora mi chiedo: come, dove e perchè li hanno spesi prima dell'epidemia ? Come non hanno risparmiato quando sono stati agiati ? Non è che si tratti di consumi eccessivi, spese superflue o indotte, compiuti quando le vacche erano ancora grasse ? Non sarebbe necessario allora rivedere il sistema di produzione e consumo, procedere ad una decrescita volontaria, ad una maggiore sobrietà di vita ? No, si sceglie di andare avanti come se niente fosse accaduto, e cosi si procede verso l'abisso del consumismo coatto e della decrescita infelice.

sabato 16 maggio 2020

Da....a...?


Stiamo passando, per le religioni e le chiese, dalla santificazione alla sanificazione.
Il passo appare grande, ma in fondo coincidevano da sempre: la purezza del Santo è ora quella del Napisan, le Crociate contro l'impuro infedele ora si compiono, più laicamente, contro i vibrioni.

Ma intanto i volti, in strada e nelle vetrine, si coprono di mascherine come in una nuova moda occidentale: una sorta di burka, che trova la sua rivalsa, dopo anni di contestazioni alla schiavitù di altri opposta alla nostra presunta libertà.

Nel frattempo, anche la mistica cooperante si converte e si fa chiamare Aisha, la beffa.

Stiamo passando velocemente dalla diligenza ascetico-igienista all'ancor più sfrontato assalto alla diligenza. Ripartono i debiti senza ritegno, i loro cavalli vengono scagliati contro la carrozza del Tesoro, in cui stanno rintanati pavidi finanzieri e burocrati austeri.
In prospettiva, solo un ulteriore assalto ai giovani di oggi e di domani, ed al pianeta.

Nel camminare per le vie si percepisce sotto la pelle una sensibilità più forte: come se ci fosse più consapevolezza di essere fragili e sopravvissuti, ma come in bilico, come più teneri e umani; ma, sono rapidi i transiti, spesso negli stessi sguardi, verso una cattiva irritabilità, aperto risentimento, paura.

I bambini guardano e sentono parlare le loro madri senza più vederne la bocca: che lingua stanno per imparare, quale sarà loro sconosciuta, da ora in poi ? Quali vie dovrà attraversare il loro imprinting per avvicinarli a divenire ancora umani ? Su quali terapie dovranno contare, da grandi ?

In questi giorni mi sono trasportato dai nostri tempi grigi al biancore allucinante delle case algerine.
Camus aveva già scritto tutto sulla Peste e sullo Straniero.
Consiglio a tutti di tornarci, leggetelo.
Perchè siamo ancora gettati lì, nel medioevo del secolo scorso e di quello, ancor meno perdonabile e con ancor meno amore, in corso oggi, dentro le nostre povere vite.

Come si potrà passare da questo modo di vivere, di soffrire, di godere e di morire ad un altro ?
Come potranno cessare questi automatismi, come abbandonare queste nostre compulsioni ?
Come faremo ad uscire da qui ?
L'unica speranza che resta è che questo secolo finalmente ci stronchi.
Nel suo primo decennio si è avviata l'ascesa verso il picco della catastrofe economico-finanziaria, da cui di fatto non ci siamo mai più ripresi, ed ora si avvierà -grazie al coronavirus- ad ascendere ancora e definitivamente verso la fine del lavoro umano.
Nel secondo decennio si è manifestata la catastrofe climatica, ed anche questa da allora ha intrapreso la sua corsa verso l'abisso, senza rimedio.
Ora, dal suo inizio, il terzo decennio ci immette nella catastrofe virale e sanitaria, che già promette ricorrenti, devastanti o subdoli tsunami nel prossimo futuro.
Trascurando la quarta, ma sempre più probabile, quella militare, queste tre catastrofi se sapranno scatenarsi unite, feroci e simultanee potrebbero davvero stroncare la nostra civiltà e dare finalmente una chance a qualcosa che vada oltre noi. Qualcosa d'altro, qualunque cosa sia, purchè non la si possa immaginare da qui, da ora.

domenica 10 maggio 2020

habeas o non habeas ?




Se un uomo mi tiene a distanza, 
la mia consolazione viene dal fatto 
che tiene a distanza anche se stesso.
J.Swift


La civiltà del diritto europeo trova una delle sue radici nell' habeas corpus.
Oggi, i diritti che derivano dall'avere-essere un corpo appaiono da un lato pienamente -ma anche perversamente- realizzati, dall'altro totalmente aboliti.

Realizzati -ma perversamente- perchè si riconosce allo stato il diritto di proteggere il corpo dei suoi cittadini e di salvaguardarne la sopravvivenza fisica, anche a discapito di tutto il resto, di tutti gli altri suoi diritti.
Come è potuto avvenire ?

'E' la paura della morte a spingere il servo a sottomettersi all'Altro. Egli preferisce la servitù alla minaccia della morte. Egli si aggrappa alla nuda vita...Chi non è libero di fronte alla morte, non rischia la vita....E non rischia la morte: per questo diviene servo e lavora.
Lavoro e nuda vita sono strettamente correlati. Sono reazioni alla negatività della morte.
La difesa della nuda vita si acutizza oggi nell'assolutizzazione e feticizzazione della salute.
Lo schiavo moderno la preferisce alla sovranità e alla libertà.
Egli assomiglia a quell''ultimo uomo' di Nietzsche, per il quale la salute in quanto tale rappresenta un valore assoluto. Essa viene innalzata a 'divinità suprema':
'Si sta attenti alla salute. 'Noi abbiamo inventato la felicità', dicono gli ultimi uomini e ammiccano'.
Dove la nuda vita viene santificata, la teologia cede il passo alla terapia- ovvero la terapia si fa teologica...
L'Eros...rifiuta il lavoro come pure la nuda vita: Perciò il servo, che si attiene alla nuda vita e lavora, è incapace di un'esperienza erotica, di un desiderio erotico...
Il capitalismo assolutizza la nuda vita. La sua coercizione ad accumulare e a produrre si rivolge contro la morte, che gli appare come una perdita assoluta. Fatto deplorevole per Aristotele, perchè esso non si cura della buona vita, ma soltanto della nuda vita:
'La causa di questo atteggiamento è l'affaticarsi intorno a quelle cose che permettono di vivere, senza preoccuparsi di vivere bene'. (Byung-Chul Han, Eros in agonia).

Solo a partire da questa prospettiva di lettura si può capire perchè gli ultimi mesi ci hanno rivelato questa nostra malattia profonda che, da asintomatica o paucisintomatica, si è venuta a palesare nella sua evidenza e nei suoi sintomi acuti e, purtroppo, probabilmente tendenti -da ora in poi- alla cronicità.
Solo da qui possiamo capire la quieta accettazione della detenzione e del distanziamento, la passione per i dispositivi, la claustrofilia generalizzata, la spinta all'iperprotezione immunizzante.
(Si iniziano a vedere ragazzine in posa che si fanno i selfie indossando mascherine fashion, dopo che milioni di ragazzi sono rimasti chiusi in casa a chattare e giocare alla play per giorni e mesi interi...!)
La paura di morire si rivela più mortifera del morire stesso, e ci induce a sterilizzare la vita alle radici.

Gentile coronavirus, ci vuole parlare delle sue origini?

È una domanda a cui non so rispondere. Io sono materia, non so da dove vengo. So delle polemiche sulla mia origine, ma un pezzo di pane non sa da quale forno viene. Io faccio il virus, non sono interessato ad altro.

Si rende conto di quanti danni sta facendo?

Questa domanda è incomprensibile. Io sono materia, incontro cellule, non so nulla della vita e della morte delle persone, so di vicende piccolissime. Coi vostri strumenti state portando luce in un mondo infimo, ma dovete sapere che io sono già una creatura grande, ci sono tantissime cose ancora più piccole e dentro queste cose piccole c’è un qualcosa di così infimo che io al confronto sembro un elefante.

Perché sei più presente in certi posti e in altri meno?

Io sono un autostoppista. Vado con chi mi porta. Non amo i luoghi caldi e asciutti, non amo l’aria pulita, amo l’aria sporca, le onde elettromagnetiche. Navigo nell’aria da un respiro all’altro, cado sulle cose, ma lì non ci sto bene, io sto bene nella vostra gola e poi nella bella casa dei vostri polmoni.

Non ti senti un poco vigliacco a colpire di più gli anziani?

Io colpisco chi è stanco, chi è malato, chi ha preso poca luce. Amo le persone che parlano, che stanno vicine, chi è da solo io lo schifo. Mi piacciono le case di riposo, quell’aria ferma, quei salotti in cui la cosa più animosa è la televisione, mi piacciono gli ospedali, io faccio la mia luna di miele negli ospedali.

Ti dovremo combattere con un vaccino o te ne andrai prima?

Me ne sto già andando, il mio viaggio dalle vostre parti sta già finendo, poi tornerà magari qualche mio cugino. Voi dovete fare molta attenzione al mondo piccolissimo, siete troppo attenti ai vostri giocattoli, pensate alle fabbriche, al denaro, pensato alla vita che vi aspetta quando io sarò sconfitto, ma vi sbagliate. L’errore non sono io, non sono io l’intruso. Il mio consiglio è che voi dovete convincervi di essere un pezzo di materia vagante, come tutti. Le vostre classificazioni non servono più a niente. Non esiste neppure la malattia e la salute, neppure la morte e la vita, ci sono vicende, ci sono salti, apparizioni. E tutto si svolge con cambi di scena continui. Io ora non sono quello che ero due mesi fa e sarò ancora un’altra cosa fra due mesi.

Ti piace il nostro mondo?

Voi non avete un vostro mondo, come noi virus non ne abbiamo uno nostro, siamo storie che aprono altre storie, non ci sono recinti, non ci sono nascondigli per nessuno. E non ci sono vicende più importanti. C’è qualcosa che accade. Se non fosse arrivata quella che voi chiamate pandemia sarebbero morte più o meno le stesse persone, ci sarebbe stato qualche morto in più per incidente, per crepacuore, per suicidio. In fondo un male non si aggiunge, semplicemente sostituisce altri mali. E poi chi ha deciso che essere vivi è meglio che essere morti, che ne sapete voi della morte?

Come vedi il nostro futuro?

Non mi intendo di futuro e men che mai del vostro. Direi che state parlando troppo di quello che dovrete fare dopo, ma dopo di che? Ogni giornata è tutto, non c’è un prima e un dopo. Dovete pensare che ci sono due cose, la materia e il tempo. La materia attraversa il tempo e il tempo attraversa la materia. Da qui nasce tutto, una lacrima, un bacio, un colpo di tosse.

L’intervista impossibile di Franco Arminio al coronavirus: “Non sono io l’intruso”, https://www.fanpage.it/cultura/lintervista-impossibile-di-franco-arminio-al-coronavirus-non-sono-io-lintruso/


E da qui può partire il secondo ragionamento: l'abolizione del corpo, il non habeas corpus.
Questi ragazzi, ma anche quasi tutti gli adulti -e non solo gli anziani a rischio-, se ne sono stati in casa, quasi come se non avessero più un corpo: ordinando a distanza anche la spesa, passando le giornate davanti agli schermi, in una sorta di auto-abbandono passivo ed inerte.
Come se non avere più un corpo non fosse poi una così grave perdita.
Fare il morto per sopravvivere alla mortificazione subita, prima dalla produttività stressante, ora dall'inerzia imposta dallo stato.
Così i corpi sono stati negletti ed abbandonati: negletti, in primo luogo, perchè trasformati in massa di oggetti indifferenziati. Gli stati hanno decretato regole uniche ed univoche per tutti, indipendentemente dalle differenze esistenti e manifeste. Anche in questa fase di riapertura-allentamento si è proseguito sulla stessa linea seguita nella chiusura-irregimentazione: i lombardi sono stati trattati come i molisani o i sardi, saltando qualunque considerazione che riguardasse i corpi, i loro rischi e potenzialità differenti, quelli iscritti nella loro vita reale ed anche nella stessa diversa contabilità algoritmica. Corpi negletti quindi in quanto portatori di differenza irriducibile, ridotta invece a numero, indistinta e ingabbiata in un'unica massa impotente.
Negletti poi in quanto corpi portatori di uguaglianza: i corpi sottoposti a cura vanno insieme ai milioni di corpi trascurati, lasciati ammalati in casa ad attendere tamponi mai arrivati o destinati a cercare inutilmente risposte al telefono; agli studenti senza scuola e senza computer; ai disabili senza assistenza e contatti; ai malati non covid, messi in lista d'attesa ancor più sine die...
Ed infine ai corpi dei morti, oggetti abbandonati, senza culto e a dispetto di ogni cultura umana.
Corpi lasciati morire da soli, annullati, rimossi, seppelliti e scomparsi, come quelli di reduci non tornati dalla guerra.
Ma tutto questo deve essere al più presto dimenticato, tamponato, rimosso.
Bisogna tornare a lavorare, è la ripartenza, babe ! (ma non era stato il virus a prenderci in contropiede ?).
La corsa ricomincia e 'non si dovrà lasciare indietro nessuno!' (mi raccomando, come sempre...)
Dovremmo smetterla: di vivere così e di consolarci con slogan falsi ed ipocriti.
Perchè questa ulteriore mortificazione dei corpi resterà in profondo nei nostri corpi e strutturerà le sfiducie, i risentimenti, le angosce, le nevrosi (ed i rivolgimenti, e le rivolte ?) del prossimo futuro.
Non è vero che 'niente sarà più come prima'.
Sarà tutto come prima, ma ancora un po' peggiore...