martedì 29 ottobre 2013

ritrazioni

Sebbene la loro vita sessuale avesse rallentato notevolmente, Harmon lo aveva accettato, e per un pò aveva avuto la sensazione che Bonnie lo stesse 'soddisfacendo'. Ma una notte a letto si era voltato verso di lei e lei si era ritratta. E dopo un lungo istante gli aveva detto a bassa voce: ' Harmon, credo proprio di averne abbastanza di questa roba'.
Giacevamo lì nel buio; e quel che gli serrava il corpo dalle viscere in su era l'orribile, sorda consapevolezza che Bonnie faceva sul serio. Eppure, nessuno è in grado di accettare una sconfitta così, su due piedi.
'Ne hai abbastanza?'. Il dolore che avvertiva era tale che gli sembrava che lei gli avesse ammucchiato venti mattoni sullo stomaco.
'Mi dispiace. Ma ne ho abbastanza. E' inutile che continui a fingere. Non è corretto nei riguardi di nessuno dei due'.
Lui le chiese se fosse perchè era ingrassato.  Lei rispose che in realtà non era ingrassato, e di non prenderla così, per favore. Era solo che ne aveva abbastanza.
Ma forse sono stato egoista, disse Harmon. Che cosa posso fare per soddisfarti ? (Non avevano mai parlato davvero di certe cose, e nel buio lui arrossì).
Possibile che non riuscisse a capirlo ? gli chiese Bonnie. Non era lui, era lei. Ne aveva proprio abbastanza.

Se non riesci a capire qualcosa, le aveva detto una volta Jace, non guardare a quel che pensi, guarda a quel che fai...

Gli occhi azzurri di lui la stavano fissando; Olive vide la vulnerabilità, l'invito, la paura, mentre sedeva in silenzio e posava la mano aperta sul suo torace, e avvertiva il battito del cuore che un giorno si sarebbe fermato, come tutti. Ma ora non c'era nessun altro giorno, c'era solo il silenzio di quella stanza inondata dal sole. Erano lì, e il corpo di Olive, vecchio, grosso, floscio, evvaertì un chiaro desiderio di quello di lui. Il fatto di non aver amato Henry a quel modo per molti anni la rattristò al punto da spingerla a chiudere gli occhi.
Quello che i giovani non sanno, pensò Olive mentre si sdraiava accanto a quell'uomo, con la mano di lui sulla spalla, sul braccio; oh, quello che i giovani non sanno. Non sanno che i corpi anziani, rugosi e bitorzoluti sono altrettanto bisognosi dei loro corpi giovani e sodi, che l'amore non va respinto con noncuranza, come un pasticcino posato assieme ad altri su un piatto passato in giro per l'ennesima volta. No, se l'amore era disponibile, lo si sceglieva, o non lo si sceglieva.  E se il piatto di Olive era stato pieno della bontà di Henry e lei lo aveva trovato gravoso, limitandosi a mangiucchiare qualche briciola alla volta, era perchè non sapeva quello che tutti dovrebbero sapere: che sprechiamo inconsciamente un giorno dopo l'altro.
E perciò, se l'uomo accanto a lei non era il genere di uomo che lei avrebbe scelto prima di allora, che importanza aveva ? Molto probabilmente neanche lui avrebbe scelto lei. Però erano lì, e Olive si immaginò due fette di formaggio svizzero premute insieme, i buchi che ciascuno dei due aveva da dare a quell'unione, i pezzi che la vita ti levava di dosso.
Olive aveva gli occhi chiusi, e la sua anima stanca era attraversata da ondate di gratitudine, e rimpianto.  Immaginò la stanza piena di sole, le pareti accarezzate dai raggi, i cespugli là fuori. Il mondo la confondeva. Non voleva ancora lasciarlo.

(Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, Fazi, 2009) 

Nessun commento:

Posta un commento