martedì 3 settembre 2013

merdone

Qualche pomeriggio fa, all'improvviso, si è scatenata sulla città una tempesta tropicale di pioggia e fango.
In mezzora, tutto allagato.
Tombini esplosi, spazzatura, liquami in superficie.
E molti topi rattamente in fuga dalle fogne.
E dove sono andati a schiattare ?
Proprio davanti ai portoni lucenti del Consiglio Regionale.
Era difficile capire se le merdone fossero venute, quindi, da fuori o da dentro.
Era comunque una bella metafora, e -non c'è che dire- una buona scelta.
Fascisti, carogne, uscite dalle fogne!

Ieri pomeriggio, girando con Cristiano in pena, abbiamo attraversato indolenti Piazza Matteotti e ci siamo trovati, all'improvviso, in piena Africa.
Sembrava proprio di essere in una piazza di Bengasi o di Orano: un centinaio di neri e nere, seduti nelle aiuole o sui marciapiedi, come in attesa di qualcosa, e -capisco in seguito- per protestare contro le fogne in cui li gettiamo al loro arrivo su barconi et similia.
Usciti dalle nostre fogne, si mostravano all'aria e al sole, nella loro disperazione e nella loro bellezza, occupando finalmente le nostre città, a viso aperto, stanchi e brillanti come la loro terra.

I nostri politici nazionali fanno uscire e rientrare Berlu dalla fogna che si merita ad ogni ora del giorno.
Ci sono giorni, od ore, in cui pare si trovi il modo per liberarlo, graziarlo, amnistiarlo, perdonarlo.
In altri, sembra che tutto proceda irreversibilmente verso la sua esecuzione.
Ed il topastro continua a sguazzare, vivo e vegeto, nella merda che ormai siamo.
La fogna siamo noi, nessuno si senta offeso...




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