lunedì 27 gennaio 2014

muri e muretti

La tentazione del muro non è nuova.
Ogni volta che una cultura o una civiltà non è riuscita a pensare l'altro, a pensare l'altro in sè, queste rigide difese di ferro, di filo spinato, di reti elettrificate o di ideologie chiuse si sono innalzate, sono crollate e ora ritornano con nuovi stridori.
L'intimorito rifiuto dell'altro, i tentativi di neutralizzare la sua esistenza, perfino di negarla, possono assumere la forma di una corazza di testi legislativi, la nebbia di una convinzione trasmessa dai media che, abbandonando a loro volta lo spirito di libertà, sottoscrivono soltanto la diffusione all'ombra dei poteri e delle forze dominanti.
La nozione stessa di identità è servita a lungo da muraglia...
(P.Chamoiseau-E.Glissant, Quando cadono i muri, Nottetempo,2008)

Cosa ci dicono i fatti di Siria, Libano, Ucraina ed Egitto ?
Che quando le proteste nonviolente vengono disattese si va verso la guerra civile ed il terrorismo.
Che le diplomazie sono ormai succubi della guerra quale unica soluzione.
Che le situazioni-mondo dentro cui siamo immersi sono ormai irrimediabili, irrimedibili, non mediabili con il semplice richiamo al dialogo e alla tolleranza, alla convivenza pacifica o alla generica solidarietà.
Che i muri e le divisioni che si stanno ergendo tra gli stati e le nazioni crescono esponenzialmente, e non offrono a lungo riparo a nessuno di noi.
Che i muri e le divisioni attraversano ormai gli stati stessi al loro interno, dividono e mettono uno contro l'altro i cittadini della stessa nazione, le autorità dello stato contro i suoi stessi cittadini, e i regimi politici uno contro l'altro nel tentativo di porsi come legittimi e di delegittimare i loro avversari.
E chi mai potrà provare a mediare davvero tutto questo ?
Chi potrebbe averne il ruolo, l'autorevolezza o la credibilità ?
Nessuno, in assoluto.

I tentativi di liberarsi dei tiranni sta portando a nuove tirannie.
Qualunque istanza mostra il suo rovescio e non sai mai da che parte stare, perchè qualunque parte è ambigua, corrotta, parzialmente rivolta soltanto verso i propri interessi e totalemente indifferente a quelli degli altri.
In qualunque lotta popolare, entro breve tempo, si infiltrano armi, servizi segreti, cellule di Al Qaeda o del Pentagono, intercettazioni e segreti, non detti e false dichiarazioni pubbliche.
E tante cose che non sapppiamo e non sapremo mai, tante verità sconosciute anche a chi c'è dentro sino al collo.
D'altra parte, senza ribellione non c'è possibilità di uscire da questa trappola.
Non saranno certo le riforme elettorali, le elezioni o i cortei fasulli a liberarci, qui da noi, da quel che quotidianamente subiamo e sopportiamo, quasi senza reazione.

Stiamo precipitando, giorno dopo giorno, insieme agli umani che vivono altrove e che sono già arrivati, esplicitamente, allo stadio catastrofico della guerra civile permanente.
Noi ci siamo già, ma ancora implicitamente: la camuffiamo dietro paraventi formali, procedure, minuetti e apparenti conflitti di immagine, ma siamo lì, lambisce ormai anche le nostre vite, e ci sta per sommergere.
Altro che valori europei, moderni, progressisti, liberali, altro che Europa unita...
Siamo in guerra, continua, persistente, tra famiglie, tra clan, tra ricchi e poveri, tra potenti e impotenti.
E non potrà che crescere, e manifestarsi con violenza, sempre più.





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