giovedì 29 gennaio 2026

spostare lo sguardo

Quando vediamo le immagini della discoteca di Crans Montana ci viene (per vari tg) da prendercela con i gestori incoscienti e senza scrupoli.   

Sposto lo sguardo: e vedo quei ragazzi, lasciati lì dalle loro famiglie, a filmare la loro fine, sfatti.


Quando vedo le immagini della 'famiglia nel bosco' mi arrabbio (tanto) con psicologi, maestri ed assistenti sociali.

Sposto lo sguardo: e vedo quei bambini, ridotti ad oggetti dalle ragioni di stato.


Quando vediamo le case di Niscemi appese sull'abisso ci preoccupiamo (per qualche secondo) per i cataclismi presenti e futuri.

Sposto lo sguardo: e vedo quelle centinaia di case, lasciate costruire sul nulla, da decenni.


Quando vediamo i poliziotti dell'ICE sparare ad immigrati ed americani ripensiamo (con orrore) alle squadracce fasciste e alle SS.

Sposto lo sguardo: e vedo che l'infermiere girava con una pistola nella fondina, come gran parte dei suoi cittadini, legalmente.


Quando ascoltiamo Trump restiamo basiti (ogni volta di più o di meno?) per la sua sfacciataggine senza scrupoli, per quel che dice.

Sposto lo sguardo: e vedo la retorica di tutta la diplomazia ornamentale che l'ha preceduto e che ancora blatera, fingendo di funzionare e di poterci salvare.


Quando vediamo Trump restiamo esterrefatti (ma non troppo) per quel che riesce a fare ed a cambiare, in poche ore o giorni.

Sposto lo sguardo: e vedo i politici 'democratici' e 'di sinistra' che -con le stesse regole e gli stessi vincoli- non riescono a fare nulla di quel che dicono di voler fare, quando vanno al governo.


venerdì 5 dicembre 2025

Penso che...

Alcune persone che incontro o mi scrivono mi chiedono: Ma cosa ne pensi, di questo o di quello?

Penso che il 'piano di Trump' abbia pacificato noi, ma non la vita dei palestinesi.

Penso che la (cultura di) guerra prosegua ad avanzare in Occidente e che non ce la eviteremo.

Penso che sia bene salvaguardare tutte le 'case nei boschi', ma che sia meglio proseguire ad assembrarci in città, se vogliamo salvare i boschi.

Penso che anche i libri neofascisti e nazisti possano stare in vetrina ed essere letti.

Penso che l'Unione europea faccia schifo, ma che gli stati nazionali lo facciano di più.

Penso che Leone XIV sia molto peggio di papa Francesco.

Penso che Elly non ce la farà mai contro Giorgia, neppure a Sanremo.

Penso che la tecnologia digitale e l'IA non siano socialmente controllabili e che il loro potere non dipenda 'da come le usi'.

Penso che l'amore esista e resista, anche se odio e indifferenza crescono.

Penso che dovremmo avere il coraggio di abolire il Natale.

Penso che le cose più difficili oggi siano guardarsi, ascoltarsi, conversare davvero.

Penso che non sia salutare che le mie studentesse abbiano paura di tutto quel che le tocca ed anche di toccare se stesse.

Penso che le istituzioni (e l'Università) non siano riformabili, se non in peggio.

Penso che mi piace l'idea che sia il mio ultimo anno di lezione lì dentro.

Penso che godrò a fare un altro anno sabbatico, l'anno prossimo.

Penso che sarà bello andare in pensione, tra non molto.

Penso che sarà bello andare in viaggio, tra poco.

Ok?  Baci




martedì 14 ottobre 2025

benedetti, vi odierò

 Il comizio-show di Trump alla Knesset di ieri assurge ad un senso emblematico: è lui l'uomo della provvidenza che dopo aver dovuto -per il bene dell'amico Bibi- distruggere e sterminare i nemici con la guerra, ora può -insieme a tutti gli uomini di buona volontà del mondo- fare la pace: una pace per tutti, senza distinzioni o risentimenti. Il lupo si pascerà con l'agnello sulle rive del Giordano, come nei sogni dei profeti.

Un discorso messianico, rivolto alla storia ed all'eternità, in cui in molti -soprattutto in Israele, ma anche negli Stati Uniti- possono identificarsi e sentire -commossi e amorevoli verso i figli e fratelli, anche i degeneri- come proprio, convincente, emozionante ed affettuoso.

Trump ha definito i generali presenti a Gerusalemme 'dei magnifici attori': per lui quel che è accaduto a Gaza o in Iran è solo un bellissimo film. Hollywood -si sa- è capace da sempre di trasformare film dell'orrore in drammi misericordiosi, tragedie in farse.

Trump ha però -da grande Padre qual'è e come nei migliori film americani- avuto parole di accoglienza e comprensione verso tutti i popoli, compresi addirittura gli iraniani. Un uomo di pace, che sa (unico e divino) far cessare il fuoco e promette latte e miele, convertire spade in aratri, trasformare detriti in resort. Cosa volere di più? E' una benedizione: che sia benedetto fra gli uomini e che ci benedica. Merita l'amore dell'umanità ed anche il Nobel per la pace. Per questo, dentro la Knesset, tutti lo esaltavano e lo applaudivano come bambini felici di aver ritrovato il loro vero papà (e Papa).

Ed anche fuori, nelle piazze, gli israeliani che si sentivano abbandonati da Bibi (ma forse lo rivoteranno, se sarà graziato così come Trump ha chiesto ai suoi sudditi di Galilea), ora anche loro ritrovano chi pensa a loro, salva i parenti dalla prigionia, accoglie nel suo grembo -materno e paterno insieme- tutto il dolore di questi due anni. Gli israeliani -si sa- pensano solo a se stessi e lo stesso fanno molti ebrei sparsi per il mondo: la comunità di Roma è preoccupata -anche oggi- dell'insensato crescere dell'antisemitismo! L'anti-palestinismo non è contemplato come problema da risolvere per un ebraismo che ha sempre risolto soltanto con la guerra il suo rapporto con i Filistei di ogni epoca, almeno negli ultimi tremila anni.

Ma quanto amore tra fratelli di fede, quanta attesa ripagata (almeno per chi è tornato vivo), quanti affetti ricomposti, quante famiglie alla fin fine riunite! 'Grazie Trump, voglio fare una foto col tuo pupazzo dal ciuffo biondo, qui in strada, mentre attendo la liberazione dei miei…Abbiamo fatto a pezzi tutti i nemici, almeno per un po'. Ora che abbiamo finito il lavoro, possiamo finalmente goderci la nostra pace. Che tu sia benedetto!'. Questo esclamano e ci dicono i loro volti a vederli raggianti in televisione, mentre festeggiano nella Piazza degli Ostaggi, ammirando dall'alto le rovine di Gaza.

Ma questo spettacolo d'amore e riconciliazione offertoci alla Knesset e nelle piazze d'Israele produce amore e vicinanza? Il resto del mondo, che li guarda trionfanti e felici in tv, cosa sta pensando e sentendo, nel frattempo? Che cosa emergerà da tutto ciò in noi, negli altri, quelli che non sono né americani né israeliani? Soltanto disprezzo, vergogna e odio. Il sionismo -con quel che è accaduto ultimamente, ancor più di prima- sarà accomunato all'odio generico e generalizzato verso l'ebraismo e si è già trasformato in antisemitismo. I benedetti dal Signore che sta nei cieli sono e saranno ancora una volta assolutamente odiati da una gran parte degli esseri viventi che stanno su questa terra. Ebrei ed americani -in tutto il mondo- saranno sempre più minacciati da altri esseri umani soltanto per il fatto di essere ebrei e americani (e ricchi e presuntuosi e prepotenti e spietati e...) 

Inutile negarlo: vedere Trump e gli israeliani in festa accresce la rabbia ed il risentimento cieco di tutti quelli che non possono festeggiare nulla e che si troveranno ancora una volta a vivere in un vicolo cieco della storia. La violenza si farà ancora una volta strada dentro questa pace e -dietro le cortine lucenti e charmant di Sharm-el-Sheik- quel che si prepara è solo un Medio Oriente (e un mondo intero) di sangue e di morte.

sabato 11 ottobre 2025

libertà vò cercando...

Libertà e democrazia è poter dire a Santoro, agli organizzatori ed ai partecipanti del corteo che chi esalta, con striscioni e manifestazioni il 7 ottobre, sbaglia e insiste a compiere lo stesso errore che ha portato Hamas a compiere quell'assalto e a rendere legittimo -agli occhi di Israele e di buona parte del mondo- quell'orrore che è avvenuto dopo. Se resistenza è contro-violenza della vittima, il cerchio si chiude sempre e soltanto nella guerra.

Libertà e democrazia è poter dire alla Segre che sbaglia quando non ammette il genocidio e prosegue a dare più valore a quel che accade o è accaduto agli ebrei piuttosto che ad altri o continua a minimizzare quel che il governo israeliano sta perpetrando da sempre contro tutti i popoli arabi, proseguendo sulla strada già tracciata dalla Bibbia e dal sionismo, che è sempre stato un movimento di colonizzazione forzata di territori abitati da altri.

Libertà e democrazia è poter dire alla Albanese che sbaglia quando non accetta le parole del sindaco di Reggio Emilia, che mette sullo stesso piano il conseguimento del cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. Il valore della vita e della morte hanno lo stesso peso per ciascun essere umano, che sia amico o nemico, che si sia in uno o in mille. Essere politicamente non equidistanti non può vuol dire essere umanamente discriminanti, e fare graduatorie tra chi vale di più o di meno (a meno che non si voglia fare come il governo Netanyahu o gli israeliani che manifestano solo per i loro familiari).

Libertà e democrazia è poter dire ai coraggiosi attivisti delle Flotille che sarebbe stato più coerente ed efficace stare in cella qualche giorno di più, farsi processare, proseguire a dar disturbo, e non accettare di farsi espellere così rapidamente. Visto quel che sono stati capaci di fare e di rischiare (e tanto di cappello a loro, e grazie di cuore), avrei provato ad insistere ancora, avrei rotto le Libertà e democrazia è poter dire a Santoro, agli organizzatori ed ai partecipanti del corteo che chi esalta, con striscioni e manifestazioni il 7 ottobre, sbaglia e insiste a compiere lo stesso errore che ha portato Hamas a compiere quell'assalto e a rendere legittimo -agli occhi di Israele e di buona parte del mondo- quell'orrore che è avvenuto dopo. Se resistenza è contro-violenza della vittima, il cerchio si chiude sempre e soltanto nella guerra.

Oggi invece è sempre più difficile criticare e criticarci; proseguiamo a confondere rifiuto e disconferma, ammonizione e squalifica, riconciliazione e buonismo. Ognuno deve stare rintanato nel suo schieramento, come dei tifosi di calcio che vedono solo i rigori a favore e non quelli per gli avversari.

Sono un tifoso di calcio, ma solo allo stadio. E se la mia squadra gioca male e merita di perdere, di solito, lo riconosco.

Libertà e democrazia vivono soprattutto di questo e -se questo non c'è più, non si può più, in primo luogo proprio verso amici ed alleati- libertà e democrazia restano solo parole vuote e agonizzanti.








giovedì 9 ottobre 2025

andate in pace, rendiamo grazie a dio (trump)

Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate…

Ci si inoltra, con gli accordi di Sharm, nel nuovo girone infernale della storia medio-orientale: si riparte con speranze di pace (leggi: pacificazione forzata), con impegni alla ricostruzione (leggi: affari di arabi, americani ed europei), slogan dei 'due popoli due stati' (leggi: uno stato dominatore ed arrogante ed un popolo di straccioni, oppressi e disperati).

Quel a cui stiamo assistendo è una storia già vista e già fallita più volte, ancor prima di iniziare. Ma ogni volta si finge di crederci.

I potenti ed i loro lacchè (giornalisti e politici di ogni sorta) non si vergognano di esaltare gli accordi che porteranno al cessate il fuoco e alla riconsegna di ostaggi e prigionieri. Umanamente vergognoso.

L'importante ora -si dice- è far cessare le ostilità e liberare i prigionieri. Si festeggia, per questo, a Gaza come a Tel Aviv. Umanamente comprensibile.

Ma cosa li aspetta e ci aspetta?

Ancora una volta chi media ed ora aspira al Nobel è lo stesso che prosegue ad armare e a foraggiare la guerra.

Ancora una volta la guerra fa la pace, sino a quando vorrà, e riprenderà la guerra, quando vorrà.

Ancora una volta arriveranno gli affaristi ad investire e far profitti su terre occupate e straziate dalle bombe, promettendo prosperità e sviluppo per tutti.

Ancora una volta vince la prepotenza e la menzogna più totale.

Mentre Hamas viene invitata a lasciare le armi ed il potere, i servizi segreti ammettono che, con lo sterminio, sono entrati tra le sue fila altri 35000 nuovi miliziani, con ancora più odio in corpo verso Israele ed i suoi alleati. Quanti attentati ci aspettano?

Mentre Israele viene invitata a ritirarsi e a cessare il fuoco, nel frattempo prosegue ad arroccarsi in una zona cuscinetto sempre più ampia a Gaza e ad occupare ulteriormente e violentare la Cisgiordania.

Mentre i governi arabi ed islamici si prestano alla resa palestinese, proseguono il loro doppio gioco sui due tavoli dell'inimicizia coperta e dell'alleanza apparente con l'Occidente.

Ed i palestinesi, ancora senza Barghouti e fatte fuori ANP ed Hamas, a chi si dovranno affidare ora? A Blair e ad Al-Altani?

E che ne sarà delle denunce, delle incriminazioni, degli atti di accusa presentati in questi due anni in punta di diritto? Non se ne farà nulla, vedrete.

Sempre che anche questi primi passi si compiano, i prossimi appartengono solo alla retorica politica, non certo alla realtà.

Peraltro, molte delle idee prospettate nel progetto sono terribili, se davvero si realizzassero.

Su queste basi, inutile illudersi che si stia aprendo un processo di pace.

Sino a quando la violenza sarà premiata e i mediatori saranno gli stessi guerrafondai non si potrà parlare di pace. Quel che si sta perpetrando in Egitto è l'ennesima versione della guerra e non porterà ad alcuna risoluzione del conflitto tra israeliani e palestinesi: è soltanto l'ennesima pezza su di esso, volta a favorire soltanto i soliti interessi di parte (i nostri).

Ora abbiamo bisogno che Israele si fermi per un pò, che tacciano le armi per ri-iniziare a fare affari sulla pelle di quei poveracci (che faranno la solita fine, sempre che siano ancora vivi).

E' solo la guerra che prosegue, ogni volta, come un inafferrabile, invincibile camaleonte.

martedì 7 ottobre 2025

attualità dell'anarchismo

 Questa reazione altro non è che la conchiusa attuazione dell'idea anti-popolare dello Stato, strutturato all'unico scopo di organizzare il più vasto sfruttamento del lavoro a profitto del capitale concentrato in un ristrettissimo numero di mani: è quindi il regno trionfante dell'ebraismo e della bancocrazia sotto l'onnipotente protezione del potere fiscale, burocratico e poliziesco che si appoggia innanzitutto sulla forza militare e di conseguenza è intrinsecamente dispotico, quantunque cerchi di celarsi dietro la burletta parlamentare dello pseudo-costituzionalismo.

L'attuale produzione capitalista e la speculazione delle banche esigono, per il loro futuro e più completo sviluppo, una immensa centralizzazione statale...I metodi della produzione capitalistica e della speculazione bancaria...si conciliano a meraviglia con la cosiddetta democrazia rappresentativa; questa nuova forma di Stato, fondata sulla pretesa sovranità di una pretesa volontà del popolo che si suppone espressa da sedicenti rappresentanti del popolo in assemblee definite popolari, riunisce in sé le due principali condizioni necessarie al loro progresso: la centralizzazione dello Stato e la reale sottomissione del popolo sovrano alla minoranza intellettuale di chi lo governa, che pretende di rappresentarlo e che infallibilmente lo sfrutta…

Al fine di sottomettere il popolo sarà allora necessario ricorrere alla coercizione permanente, alla violenza e quindi il controllo poliziesco e la forza militare diventano indispensabili. Lo Stato moderno è necessariamente, per la sua essenza e per i suoi obiettivi, uno Stato militare, e uno Stato militare deve trasformarsi non meno necessariamente in Stato conquistatore: perché se non conquista sarà conquistato per la semplice ragione che ove regna la forza questa deve senz'altro rivelarsi e agire. Per cui una volta di più lo Stato moderno deve assolutamente divenire uno Stato enorme e potente: è questa una condizione necessaria per la sua conservazione…

Nel difficile periodo che stiamo attraversando uno Stato forte, degno di questo nome, non può avere che un unico solido fondamento: la centralizzazione militare e burocratica. La differenza essenziale tra la monarchia e la repubblica più democratica consiste nel fatto che nella prima il mondo burocratico opprime e taglieggia il popolo per il maggior profitto dei privilegiati, delle classi proprietarie, e delle sue proprie tasche in nome del sovrano; nella repubblica opprimerà e spoglierà il popolo nella stessa maniera, a profitto delle medesime tasche e delle medesime classi, però in nome della volontà del popolo. Nella repubblica la cosiddetta nazione, la nazione legale, che si suppone rappresentata dallo Stato, soffoca e soffocherà sempre il popolo vivente e reale. Ma il popolo non si sentirà affatto più sollevato quando il bastone che lo percuote prenderà il nome di bastone del popolo…

La via dello statalismo, del dispotismo militare e politico mascherato e abbellito dalle forme più larghe e insieme più innocue della rappresentanza popolare, dimostra che...le forme cosiddette costituzionali o rappresentative non costituiscono in alcun modo un ostacolo per il dispotismo statalista, militare, politico e finanziario; ma che al contrario lo legalizzano e, dandogli il falso aspetto di governo popolare, possono addirittura accrescere la sua solidità e la sua forza interna...Per questo la borghesia ora esige uno Stato forte o, per dirla più semplicemente, una dittatura militare, ma, per salvaguardare la propria vanità democratica e per meglio ingannare la massa del popolo, vuole che questa dittatura sia rivestita delle forme della rappresentanza nazionale, forme che gli permettono di sfruttare la massa del popolo in nome del popolo stesso.

O il mondo borghese ed istruito riuscirà a reprimere e a soggiogare lo spontaneo spirito di rivolta del popolo, in modo da costringere, con la forza delle baionette, del knut e del bastone benedetti, nessun dubbio in proposito, da un dio qualunque e spiegati razionalmente dalla scienza, le masse lavoratrici a faticare come prima, e questo vorrebbe dire allora la completa restaurazione dello Stato nella sua forma più sincera possibile, e cioè sotto la forma della dittatura militare o di un regime imperiale; oppure le masse lavoratrici rovesceranno definitivamente il giogo odioso e secolare e distruggeranno alla radice lo sfruttamento borghese e quindi la base stessa della civiltà borghese, e ciò significherà il trionfo della Rivoluzione Sociale, l'abolizione di tutto quanto si rapporti allo Stato.

(Michail Bakunin, Stato e Anarchia, 1873)

lunedì 6 ottobre 2025

quel che si deve chiudere e quel che si potrebbe aprire

Le missioni in corso delle ormai varie Flotille ed i grandi cortei dei giorni scorsi stanno manifestando il desiderio diffuso di farla finita con la guerra (e non solo in Palestina), di non voler più colludere con la violenza (non solo di Trump e Netanyahu, ma anche di Hamas), di farci sentire vicini ad un popolo da sempre senza pace (e non sto più parlando degli ebrei), di non credere più alle menzogne (dei governi, dei mass media, ma anche quelle che raccontiamo continuamente a noi stessi). Tutto molto bello ed importante, a livello morale, personale e sociale.

La domanda che dovremmo porci ora è: quale può essere l'effetto politico di tutto questo?

Per rispondere, credo sia necessario distinguere due campi: quello che riguarda la sorte del popolo palestinese e quel che riguarda noi, in Italia e in Occidente.

Per quanto riguarda il primo, credo non ci sia più nulla da fare: i criminali e terroristi di Stato riuniti ora in Egitto con i criminali e terroristi senza Stato di Hamas potranno soltanto prendere due strade, entrambe terribili: non raggiungere alcun accordo e proseguire la guerra già in corso oggi, oppure raggiungere degli accordi che chiameranno 'pace', che porranno le basi per la guerra di domani. In Medio Oriente non è mai esistito uno spazio reale per 'due stati' (sempre che fosse l'idea migliore, teoria del tutto opinabile): sino a quando c'è stata la Palestina non c'era Israele e sino a quando ci sarà Israele non ci sarà la Palestina. L'abbiamo sempre saputo, e ci serviva crederlo per stare in pace (noi, non loro). Quella favola ora è giunta al termine: i palestinesi vivranno (quelli che sopravviveranno) da profughi ed in diaspora ancor più di prima e per molto tempo ancora. Israele ed Occidente si impossesseranno delle coste per i loro resort e, nella migliore delle ipotesi, lasceranno i deserti a sterminati campi profughi, in mano all'Onu e finanziati da sauditi ed altri arabi, 'amici della causa'. Nella peggiore, proseguirà lo sterminio o il progrom. L'effetto politico lì di quel che stiamo facendo qui o da qui, dove viviamo noi, è e sarà pressochè nullo.

Quel che sta avvenendo potrebbe invece -se proseguisse e si facesse quotidianità d'azione coordinata e nonviolenta- aprire uno spazio di manovra insperato all'interno delle dinamiche politiche in corso nelle nostre 'democrazie'. Provare a rivivificarle, a rallentare quel che appariva come un processo irreversibilmente votato alla militarizzazione della vita civile ed alla repressione del dissenso. Non sarà per nulla facile e la prognosi resta riservata, ma -se dimostreremo di aver appreso qualcosa dai fallimenti del passato, anche recente- forse qualcosa di nuovo e migliore potrebbe accadere.

Ed un Occidente davvero democratico sarebbe -in prospettiva- l'unica vera buona notizia per i palestinesi e gli oppressi di tutto il mondo. Perchè sino a quando noi qui non saremo liberi (dalla guerra, dal capitale e dal capitalismo di guerra) nessun altro potrà mai esserlo altrove.

giovedì 2 ottobre 2025

La vita dentro (contro) la morte

C'è un alito di vita che giunge dal mare, sulle barche della Global Sumud Flotilla. 

La morte si è manifestata in tutto il suo funerario manto nella 'pace eterna' di Trump e nell'orroroso 'finire il lavoro' di Netanyahu: parole e progetti che sfigurano l'umanità e il loro stesso volto, ormai abietto, criminale.

Morte spacciata per 'piano di pace', guidata da un Board of peace, un consiglio di amministrazione in mano a Tony Blair, quello stesso criminale che ci ha condotto a fare guerra in Iraq: un altro cavaliere della morte in doppiopetto.

Una necrofilia smaccata e senza remore, la loro e la nostra.

Ma ecco un' azione diretta nonviolenta (finalmente!) che rompe con i ritualismi politici, con la retorica dei 'responsabili di governo', con le complicità e collusioni dell'Occidente in guerra.

Un' espressione di vitalità, di movimento ondoso in aumento, un segnale di vita dentro e contro la morte.

E' fondamentale non regredire qui da noi con le solite violenze da corteo: non roviniamoci la festa da soli, non tradiamo quel che sta avvenendo laggiù.

Non collaboriamo più, alla guerra e al nostro sistema di vita, blocchiamo tutto, ma senza dare alibi a chi ci domina e vuole proseguire a farlo, e a volerci morti.


domenica 28 settembre 2025

stronzi sul mare

 Intorno alla Flotilla si sta generando una forte mobilitazione.

C'era bisogno di un simbolo identificativo, per milioni di persone, stanche di brodini riscaldati e centro-sinistri appelli, e l'autunno caldo si è aperto.

Basta così poco e già i governi si agitano.

Ed ecco che subito intervengono a cercare di sminuire, sedare, manipolare quel che sta avvenendo, senza di loro e contro di loro.

L'intervento di Mattarella di questi giorni (a cui quasi tutti i partiti si sono accodati, rispettosamente, e con cui il Vaticano collabora attivamente) ne è l'emblema: si vuole ridurre la missione ad una consegna di pacchi, limitata a un compito specifico, annullandone così l'effetto relazionale ed il significato politico.

E' del tutto evidente che la Flotilla usa l'aiuto umanitario come chiave strumentale per rompere l'assedio ed il silenzio su Gaza, e non viceversa.

Neutralizzare il senso profondo e radicale di quell'azione è il primo obiettivo di queste prese di posizione, ammantate di paternalismo e ovviamente preoccupate per un'azione democratica diretta, estremamente politica (e non semplicemente umanitaria), che salta la mediazione dei partiti e degli stati.

Il secondo loro obiettivo, ancora più becero e vile, è quello di evitarsi gli strascichi di un eventuale e probabile, ennesimo attacco di Israele verso persone inermi: solo che, in questo caso, non sarebbero dei palestinesi (che possono per noi 'bianchi' anche morire a migliaia e migliaia, come già sta accadendo da anni), ma dei cittadini europei, dei nostri 'simili', ed anche dei deputati e delle personalità note.

Se ci fosse un attacco, dei feriti o addirittura delle vittime sulle barche (e non sui barconi), i governi europei si troverebbero tra Scilla e Cariddi (la difesa dei propri cittadini e la difesa ad oltranza di Israele) e dovrebbero gestire una bella grana.

Anche loro si trasformerebbero in agenti dell'antisemitismo agli occhi di Netanyahu?

Oppure preferiranno proseguire ad avversare la Flotilla, qualunque cosa accada?

Si barcameneranno, forse, improvvisando lamenti e minacce, come sempre, pur di restare a galla.

Ma sul mare, quel che resta a galla, sono solo i relitti e gli stronzi.

venerdì 26 settembre 2025

prepariamoci

 Per quanto il nesso tra diritto e violenza sia storicamente indubitabile ed inscindibile, la nonviolenza crede nella possibilità di agire sul diritto per modificarlo in meglio attraverso atti che lo contestino non in quanto tale, ma limitatamente ad un ambito ritenuto, in coscienza, eticamente inaccettabile, socialmente regressivo e/o politicamente controverso. La contestazione (l'obiezione, la renitenza) può essere a sua volta legale (boicottaggio, non collaborazione attiva) o illegale (disobbedienza civile). Da qui il paradosso dell'impossibilità di legalizzare quest'ultima, così come era stato proposto un decennio fa (ma sembra passato un secolo…) dalla Rifondazione comunista di Bertinotti, durante il governo Prodi. In linea di principio e di fatto un'azione nonviolenta (o un attivista nonviolento) può accettare di essere sorretto e difeso dal diritto, nazionale o internazionale, e può utilizzarlo come base 'giuridica' a sostegno delle sue azioni 'politiche'. Lo stesso Gandhi, da buon avvocato qual' era, utilizzava le leggi inglesi contro gli inglesi: ovviamente, per giustificare o difendere le sue azioni e non per sostituirle (come invece, troppo spesso, accade oggi, tempo in cui i diritti vengono reclamati in assenza (o al posto) dell'agire politico). Ma cosa accade quando il diritto, sia in sede statale (vedi, in Italia, ad es. il nuovo decreto sicurezza), sia in sede interstatale (con la crisi del modello regolativo multilaterale e dei diritti civili e umanitari), non può più fungere da dimensione protettiva e arriva anzi a svolgere una funzione repressiva o criminalizzante anche verso un agire limpidamente nonviolento che voglia contestare l'ordine costituito e la logica di guerra?

Riemerge e si evidenzia il nesso tra diritto e violenza di cui sopra e la parola passa, inevitabilmente, a quest'ultima: i nonviolenti ed i pacifici-pacifisti vengono così inglobati in un circuito che si autoalimenta e che si muove tra la violenza di chi non ci sta e si ribella aggressivamente (immediatamente accusato di terrorismo ed accomunato ai criminali) e la violenza degli apparati armati dello stato (polizia ed esercito), esercitata contro-aggressivamente e/o paternalisticamente. L'intervento di Crosetto e Meloni di questi giorni verso i membri della Flotilla appartiene -per ora- a questa ultima categoria: vi proteggiamo, cari ragazzi, ma ve la state andando a cercare e -alla fine- non potremo fare molto per voi se proseguite a sbagliare e ad essere immaturi ed irresponsabili. "Il governo italiano ha preso atto del rifiuto della flottiglia di consegnare gli aiuti in un porto neutrale. Ai partecipanti italiani che volessero fermarsi in Grecia e proseguire in modo sicuro per l'Italia o altra destinazione, l'Italia offrirà assistenza ove richiesto. Per chi prosegue il viaggio con la Flottiglia resta valido l'avviso iniziale, pubblicato su www.viaggiaresicuri.it, che l'iniziativa è sconsigliata. Chi la intraprende si assume in proprio tutti i rischi e sotto la sua personale responsabilità. La presenza di un'unità della Marina Militare italiana - conclude il messaggio della Farnesina - è volta ad assicurare ove necessario l'applicazione della legge di soccorso in mare per eventuali necessità di tipo umanitario. In nessun caso potrà costituire un fattore di difesa od offesa per la flottiglia sul piano militare nei confronti di chicchessia". Le fregate messe in campo dal ministero della guerra stanno per fregare -in ogni caso- i pacifisti: se non interverranno a loro protezione, come appare dal comunicato, potranno sempre dar loro degli incoscienti e giustificare così quel che subiranno; se interverranno a loro difesa (improbabile) potranno autolegittimarsi quale unico baluardo e risposta possibile contro la violenza nel mondo (le armi come soluzioni al conflitto). Tra parentesi: ben diverso sarebbe stato un intervento di polizia internazionale da parte dell'ONU (che, però, ancora una volta, si guarda bene dall'interferire direttamente, come invece dovrebbe e potrebbe).

Potranno, comunque, ancor più proseguire a dirci: 'Lasciate fare a noi…!'. Come se quel che sta accadendo, dopo vari anni di guerra ormai, non nasca proprio dal rifiuto di proseguire ad illudersi che gli Stati vogliano e possano davvero fare qualcosa che non sia la guerra stessa. A questo, e soltanto a questo, si stanno dedicando e si stanno preparando (e non solo a parole, ma con azioni e omissioni). Quando la si vuole fare, i pretesti per scatenarla, con la scusa di difendersi dal nemico (e dai suoi droni che svolazzano nei cieli europei, messi in orbita da chissà chi) si sono sempre trovati (e creati) e si troveranno sempre. E questo vale anche per la costruzione di una strategia della tensione all'interno di ciascun paese: omicidi politici e stragi sono sempre a portata di mano per chi vuole stare al potere con ogni mezzo, come già sappiamo dalla nostra storia cosiddetta 'repubblicana' (guidata sin dalla sua fondazione dai servizi segreti e dagli Stati Uniti, molto più che da parlamenti e partiti).

Perciò prepariamoci al peggio: per la Flotilla e per tutti noi. 

giovedì 25 settembre 2025

paradossi

La Meloni è maestra di paradossi: accusa i pacifisti della Flotilla di essere irresponsabili, quando invece dovrebbe chiedersi quali responsabilità si sono assunti i governi per fermare Israele dal genocidio in atto. Si nasconde dietro la foglia di fico degli aiuti umanitari di stato, quando invece dovrebbe ammettere che la Flotilla è nata proprio per le inadempienze degli stati anche in ambito di assistenza e protezione delle popolazioni civili assediate, affamate e costrette a continui esodi nella loro stessa terra.

Netanyahu è un paradosso vivente: accusa i pacifisti di essere terroristi, mentre realizza un terrorismo di stato senza precedenti, sia verso i palestinesi, sia verso altri stati nazionali (Siria, Libano, Iran, Qatar, Yemen...). Dice di voler far fuori Hamas e tratta con Hamas. Dice di voler salvare gli ostaggi e intanto prosegue a devastare Gaza da terra e dal cielo, mettendo evidentemente a rischio la loro vita.

Trump è un paradosso totale: gioca su tutti i tavoli, cambia parere e orientamento ad ogni ora, alterna alleati e nemici a seconda dell'umore, vende armi e fa il mediatore allo stesso tempo: è una strategia la sua, è un metodo, pur di stare al centro del mondo (almeno di quello mediatico, visto che sui versanti della politica e dell'economia il gigante americano vacilla paurosamente...).

I pacifisti in mare si trovano ora in un mega-paradosso: per difendersi dagli attacchi israeliani, attuali e futuri, stanno per essere protetti dalla Marina militare di Crosetto & c.. Antimilitaristi che accettano la protezione militare: quale paradosso più grande e terribile?  Anche qui sta la differenza tra pacifismo e nonviolenza.



mercoledì 24 settembre 2025

Le ragioni di Trump

Trump ha ragione quando dice che l'ONU è inutile, finita.

Lui lo sa bene, dopo che gli USA hanno contribuito ad affossarla per primi. Se non si dà credito alle dichiarazioni dell'Assemblea generale, se si trascurano le sue deliberazioni, se si bloccano ripetutamente le  decisioni del Consiglio di sicurezza attraverso il potere di veto, se ci si fa beffe della Corte Internazionale di Giustizia, se si fanno a pezzi le attività dell' UNHCR, etc etc, cosa resta dell'ONU?

Trump ha ragione quando dice che l'Unione Europea è irrilevante e imbarazzante

Noi lo sappiamo bene, visto quel che conta il suo Parlamento e quanto ancora spadroneggino gli Stati membri, quanto ci siamo appiattiti sugli Stati Uniti rispetto alle guerre in corso, quanto poco siamo stati capaci di tutelare la nostra autonoma in politica estera, quanta ignavia stiamo dimostrando su quel che accade in Palestina, etc etc.  L'Unione europea sta rivelando da tempo la sua tendenza suicidaria.

Trump non ha ragione a dire che il cambiamento climatico è una truffa. 

La truffa però non sta solo nel suo negazionismo, ma anche nelle strategie truffaldine di quella che tutti gli altri Stati chiamano 'lotta al cambiamento climatico' e che è sempre più sottomessa alle lobbies e agli interessi industriali e si ammanta di slogan falsi e stupidi (sostenibilità, transizione ecologica, green economy, etc etc). 

Trump non ha ragione a dire che i nemici numero uno, da perseguitare e da espellere, sono gli immigrati.

Ma quali capi di governo, e quali maggioranze -in Europa e nel mondo- non la pensano e non agiscono come lui? Mi pare in ottima e amplissima compagnia. Quindi perchè fingiamo di stracciarci le vesti se ha solo la faccia tosta di dirlo apertamente  in una sessione dell'ONU e non solo a casa sua?




domenica 21 settembre 2025

Da Charlie Hebdo a Charlie Kirk

 


Alcuni anni fa ci siamo trovati a vivere l'attacco islamista ad un giornale satirico francese.

Ho vissuto con dolore la morte dei mordaci redattori e giocosi vignettisti di Charlie Hebdo.

La libertà di opinione ed espressione occidentale si scontrava allora con i limiti del rispetto religioso nei confronti del profeta,

Dove sta questo limite? In una visione democratica radicalmente liberale (e libertaria) non c'è.

Qualunque idea è lecita, può e deve essere espressa, se non si tramuta in azione violenta o distruttiva. Un'espressione di libertà non può e non deve essere repressa, né tanto meno ammutolita con l'omicidio di chi la espone. Questo -per me- deve valere anche per le idee fasciste e naziste, xenofobe e razziste, militariste e genocidiarie.Devono essere contrastate culturalmente e politicamente, ma non penalmente o a mano armata. Esse esprimono conflitto e vanno permesse, senza essere accolte o giustificate. 


Qualche giorno fa è stato ucciso da un ragazzo ventiduenne, coetaneo dei suoi milioni di fan, Charlie Kirk. Un giovane influencer politico, capace di esprimere radicalmente i conflitti che oggi attraversano l'Occidente e l'America, portato alla discussione polemica e alla provocazione sociale e culturale, ed esponente di visioni apertamente sessiste, razziste e francamente filo-naziste.

Il conflitto, espulso e criminalizzato per decenni dalla cultura liberal-woke politicamente corretta, riemerge sempre più -ed in forme estremizzate, aggressive, bellicose (almeno a parole, a voce o sulle tastiere di mezzo mondo)- e viene a turbare definitivamente i sogni dei pacifisti da strapazzo che ancora gemono i loro mantra nei media mainstream.

Dietro il paravento, qualcosa di profondo, significativo e terribile ricomincia a muoversi da qualche tempo. Si chiama inimicizia, guerra, mostrificazione dell'altro.

Nella totale incapacità di rielaborare i suoi fantasmi, e minacciato da ben consistenti spettri che lo assediano e gli chiedono conto di tutti i misfatti commessi in nome della democrazia da esportazione, l'Occidente va all'attacco del mondo intero con bombardieri e dazi e va verso una miriade incontrollabile di divaricazioni insanabili e guerre civili all'interno dei suoi stessi confini.

L'uccisione di Charlie Kirk rivela -finalmente e senza remore- la matrice suprematista bianca della violenza politica. Rispetto a quel che avvenne in Francia fa andare in secondo piano il rischio integralista-islamico (che comunque si rafforzerà visto quel che stiamo appoggiando e permettendo in Medio Oriente) e riporta a noi, dentro la nostra presunta e presuntuosa civilizzazione, il conflitto politico centrale del nostro tempo: quello della scelta , senza se e senza ma, tra violenza e nonviolenza.

Se si proseguirà a scegliere la prima, questa è e sarà la nostra sorte, quella che già viviamo oggi: la guerra come continuazione della politica con altri mezzi.






mercoledì 17 settembre 2025

solo un branco di ipocriti

Ieri, Netanyahu -a chi lo accusava di crimini e genocidio (solo perchè sta spianando Gaza e decimando i suoi abitanti, in fondo...)- ha detto che quelli che lo attaccano 'sono solo un branco di ipocriti!'. Impossibile dargli ragione su quel che sta combinando insieme ai suoi ministri e alla maggioranza del suo popolo. Ma sarebbe l'ennesima nostra ipocrisia dargli torto su quel che dice di noi, dei nostri governi e dei nostri parlamenti, italiani e occidentali (per non parlare dei cosiddetti amici dei palestinesi, i paesi arabi). Sì, siamo soltanto un branco di ipocriti.

Lo stesso vale per quel che riguarda l'atteggiamento verso la Flotilla, ora in viaggio. Nessuno o quasi la attacca apertamente, ma nessuno o quasi la appoggia davvero. Dicono che la tuteleranno, ma sotto sotto -in tanti- sperano che siano mazzolati ben bene dagli israeliani. Se qualcosa di grave accadrà, come ritengo probabile, qualcuno fingerà di stracciarsi le vesti, altri si dissocieranno (come sta accadendo ora per l'azione dell'IDF a Gaza), ma in fondo -in cuor loro- i più festeggeranno. Colpirne cento per educarne milioni, è la logica della paura, la logica di sempre.

E così funziona anche nei confronti di Trump e di chiunque aggredisca gli altri, facendo il bello ed il cattivo tempo, in barba a regole, leggi e diritti. Lo si critica, ci si ironizza sopra, si minimizza, ci si dichiara preoccupati ed inquieti, ma -alla fin fine- quel che permane è la sensazione che tutti -se potessero- farebbero come lui: dal più grande degli Stati al più umile dei cittadini. Quando si arriva al punto a cui siamo giunti l'unica possibilità che resta alla maggioranza delle persone (fatti salvi i santi e gli esseri moralmente esigenti, sempre più rari o ritirati..) è quella di 'identificarsi con l'aggressore'. Verso Trump (ma anche verso Musk o Meloni o Putin...), quel che prevale -sotto il velo di un ipocrita dissenso- è una malcelata ammirazione, se non un'invidia sempre meno nascosta (il che si rivela proprio nel fatto che -alla fin fine- chi ancora vota va a votarli).

Guardate cosa è avvenuto dopo l'assassinio politico di Kirk: ora -se provi a dire che era un nazista- diventi un complice dell'omicida.  Così come -se contrasti il sionismo- vieni immediatamente accusato di antisemitismo. E queste repliche ti arrivano addosso non solo da nazisti o sionisti, ma anche da intellettuali liberal-democratici o anche da 'gente di sinistra'. D'altra parte, molti di loro sono gli stessi che -solo poco tempo fa- parlavano di 'resistenza partigiana' degli ucraini o di 'diritto alla sicurezza e alla risposta' degli israeliani. E che ancora oggi vogliono la 'distruzione di Hamas', anche se questo significa la distruzione della Palestina intera. E sono gli stessi che -da inossidabili farisei quali sono-  dicono di voler riconoscere lo Stato di Palestina proprio ora che sono sicuri di averlo fatto fuori per sempre (se non come futuro fantoccio in mano a sauditi o protettori di turno), insieme alle persone che avrebbero dovuto abitarlo.

Nel piccolo, a proposito di sepolcri imbiancati, ho assistito l'altro giorno ad una marchetta organizzata dall'Istituto Treccani in piazza del Carmine a Cagliari. Questa ed altre iniziative -nell'intendimento dell'ineffabile Giunta di centro-sinistra- si propongono l'obiettivo di proteggere quella piazza da spacciatori, extracomunitari e barboni, attraverso la cultura e la presenza sociale. Idea meritoria, che va però di pari passo con la trasformazione di quell'area in un primo verso esperimento di 'zona rossa' in città, perennemente perlustrata da polizia e videocamere. Detto questo, l'altro giorno, l'ineffabile dirigente esperto, sostenuto dall'altrettanto esperta di comunicazione della Regione, ci ha dato la soluzione per eliminare le liste d'attesa e permettere di accedere alle visite con celerità ed efficienza: aumentare il numero e l'anticipo delle disdette da parte dei cittadini, in modo tale da liberare dei posti per gli altri richiedenti. Non una parola sulla mancanza (o lo sciupìo) delle risorse e del personale, sul malaffare dell'intra moenia e dell'extra moenia, sull'inefficienza del sistema, sulle inadempienze dei politici e dei professoroni sui loro scranni. No: il problema è che i cittadini non sono ancora abbastanza civili, vanno rieducati e paternalisticamente invitati a collaborare, oppure a sentirsi in colpa. E' lo stesso procedimento che si utilizza per la catastrofe ecologica: non si fa nulla, anzi si prosegue ad inquinare e a produrre veleni, ma sono le persone che devono sentirsi colpevoli se non mangiano gli yogurt biologici o non sanno riciclare a puntino la plastica. 





venerdì 12 settembre 2025

Illusioni dure a morire

 


La prima illusione : che la gentilezza, il politicamente corretto, il pacifismo, la bonarietà e la bontà possano fermare o anche solo contrastare la violenza. Sono soltanto l’altra faccia della sua rimozione e negazione, e contribuiscono a darle tempo, per permetterle di crescere ed espandersi.

La seconda illusione : che i violenti si fermino davanti a proteste, appelli, manifestazioni, auspici, condanne. Vedrete cosa accadrà tra pochi giorni alla Flotilla : Netanyahu e i suoi ministri (sostenuti dalla maggioranza del suo popolo) proseguiranno a fare quel che hanno già dimostrato di voler e saper fare, anche contro quei coraggiosi, comici e spaventati guerrieri  (un saluto al grande Benni).

La terza illusione : che le condanne penali possano far paura ed evitare future violenze. Bolsonaro è stato condannato a 27 anni ieri e Trump, Netanyahu, Putin forse lo saranno nei prossimi anni. Ma quel che è accaduto è accaduto, i morti non ritornano in vita e niente impedirà ai prossimi tiranni di fare  e rifare lo stesso.

La quarta illusione : che la giustizia sia una sola e non sia invece sempre soltanto la vendetta di chi al momento ha vinto. Solo chi vince con la forza e la guerra decide cosa è e sarà giusto per la storia.

La quinta illusione : che le democrazie avrebbero accolto e sviluppato la nonviolenza quale unica forma possibile della politica. L’involuzione dell’ultimo secolo, ed in particolare degli ultimi decenni, ci mostra esattamente e tragicamente il contrario.

La sesta illusione : che la paura di estinguerci e di vivere in una condizione di permanente emergenza climatica e sanitaria ci avrebbe portato a cambiare rotta e a modificare i nostri modi di vivere sul pianeta. Non ce la faremo, è evidente : stiamo solo bluffando.

La settima illusione : che fossimo usciti, almeno in Europa, dalla guerra e che -fosse anche solo per nostra convenienza- che l’avremmo lasciata soltanto ad altri (magari con le nostre armi e per i nostri interessi, ma altrove). Non è e non sarà più così.

mercoledì 10 settembre 2025

bum !

 

Ascolto Ursula alla radio, qui nel mio buen retiro di Baressa, ultima provincia dell'Impero.

La solita aria fritta, condita di allarmismo e bellicosità.

Quanto meno i leader hanno potere di fatto, tanto più diventano spocchiosi e fanno la voce grossa, battendosi il petto come i primati.

Quanto meno hanno potere sui membri del loro stesso governo o sui loro popoli, più minacciano, mostrano i muscoli, pretendono di divenire più forti verso chi emigra o sta oltre frontiera.

Vale per lei e per la UE, vale per Trump e per Macron, per Zelensky e i vari putin della terra (che si trovino in Italia, Nepal, Indonesia o Israele...).


E' la solita storia che si ripete:

-più sale l'ingovernabilità e cresce un clima da guerra civile interna agli stati, più si cerca di mantenere il potere ed il dominio attraverso le armi;

-più avanzano la crisi del lavoro e della produzione e cresce la povertà di massa e più si cerca salvezza nell'economia di guerra;

-più si perde la possibilità di una mediazione politica e più si ricorre alle bombe (ora anche rivolte verso gli aiuti umanitari, i nonviolenti e verso gli stessi mediatori, veri o finti che siano...), trasformando ogni azione di protesta in terrorismo (vedi anche i recenti arresti alle manifestazioni di Londra);

-più si evidenzia l'interdipendenza dei problemi e la caratteristica globale della policrisi in atto e più ci si illude di risolverla chiudendosi in una bolla di presunta e fantomatica indipendenza sovranista (etnica, statalista o unionista che sia).


Così si cavalca l'onda populista nel tentativo di colmare il distacco sempre più totale tra gli stati e la maggioranza delle persone. Ma non funziona ed è anche per questo le ribellioni continuano a crescere e a diffondersi:

-si parte da apparenti motivazioni alquanto bizzarre (la generazione Z in Nepal, perchè il governo vuole bloccare i social!; Valditara inizi a tremare anche qui...);

-da risentimenti sociali (in Francia, Blocchiamo tutto ricorda da vicino i gilet gialli di qualche anno fa; le proteste ora in corso in Indonesia ricordano le nostre Tangentopoli);

-da tentativi disperati di intervenire laddove le istituzioni proseguono solo a fare il gioco delle parti o dei due tavoli (vedi la Flotilla, manipolo eroico a cui mi sento ovviamente vicino, fatta salva la sua altissima probabilità di insuccesso, pari peraltro a quella di qualunque negoziatore in azione oggi, più o meno sbruffone che sia).


Ma si evidenzia anche la totale collusione in cui siamo immersi, il silenzio che ci avvolge e che è fatto anche di troppe parole al vento: la nostra capacità di adattarci al male, di rimuovere il disastro, di disumanizzare le nostre relazioni, di proseguire a distruggere il pianeta, non è mai stata così alta e pervicacemente votata alla finzione ed alla mistificazione della verità e della realtà.

Il rischio è che anche le ribellioni momentanee, che non vanno ad incidere sulle nostre vite quotidiane, siano parte -a loro volta- di questa stessa collusione.

Il XXI secolo, da Genova 2001 in poi, ne ha già viste tante, e -quando non si sono addirittura rivelate un boomerang verso le ragioni dei manifestanti (primavere arabe, Black lives matter, rivolte in Sudamerica, Hong Kong...)- non hanno comunque raggiunto i risultati sperati.


E' vero che la Storia ha dei tempi più lunghi delle nostre piccole vite e delle sorti dei singoli movimenti sociali, ma questo primo quarto di secolo ci presenta un quadro davvero sconfortante.

Una profonda transizione è in corso: quel che abbiamo chiamato ordine mondiale (e che garantiva il dominio alle èlite occidentali) non c'è più, il nuovo disordine mondiale è già qui.

E non va in una direzione di ravvedimento sulle nostre premesse (securitarismo, produttivismo, crescita illimitata, nazionalismo, militarismo...), anzi va a irrigidirle e potenziarle.

Le possibilità di interferire su questo da parte dei cittadini è nulla ed è forte anche il senso di impotenza degli stessi politici e statisti che si agitano a destra e a manca.

Sono processi che non sono governabili: la storia degli uomini ce lo dimostra ampiamente.

Quando le economie si squagliano e le guerre avanzano non si può più far nulla, se non attraversare la decadenza e la fine dello status quo.

In vista di nuovi imperi? per quel che contano gli umani, direi di sì.

Ma credo anche che pandemie e catastrofi climatiche si riveleranno ben più potenti di qualunque potere umano, e si imporranno sulle nostre fragili vite e sui nostri precari castelli di sabbia già in questo secolo.


martedì 29 luglio 2025

Mai e sempre

Lo Stato di Palestina non ci sarà mai. Inutile e ipocrita riconoscerlo simbolicamente, mentre si continua ad armare Israele e a collaborare con Netanyahu a tutti i livelli. Due popoli, due stati, favoletta e foglia di fico che vale solo per i nostri governi criminali: un popolo è sotto sterminio e si trasformerà nell'ennesima torma di transfughi e deportati: nuova diaspora, ma non più per ebrei agiati in Europa. Salvo i pochi che sono già riusciti a fuggire, per tutti gli altri palestinesi saranno decenni eterni di campi profughi, come già accade per i saharawi e i rohinga.  L'altro popolo, lo stato ebraico si sta prendendo tutto, e glielo concederemo, come sempre.

L'Unione europea non ci sarà mai. Se non per farsi fortezza contro i migranti poveri o per controllare i suoi stessi cittadini. Ma non potrà mai sostituire gli Stati e gli eserciti nazionali, nè rappresentare una controparte credibile nelle relazioni internazionali. Il 'buon accordo' con gli Stati Uniti lo dimostra ancora una volta: tassi triplicati, acquisto di armamenti a senso unico, condizioni-capestro unilateralmente imposte. Una resa umiliante, che accelererà il declino definitivo del nostro continente. Non che siano da preferire i capitalisti europei a quelli americani. Ma dobbiamo sapere che in questo modo ci consegneremo -come sempre- mani e piedi alle sorti tragiche di un Occidente che sta per essere sopraffatto dalle catastrofi climatiche e dal dominio economico-finanziario-militare di altre potenze emergenti.

L'Italia non ci sarà mai. Saremo sempre un paese-vassallo, ed ancor più nell'avanzante modello neo-feudale. La Meloni, peraltro -inutile stracciarsi le vesti- si è consegnata alla Von der Leyen così come avrebbero fatto Conte, Letta, Renzi o Monti (per non parlare di Draghi). Tra qualche anno, quando saremo rovinati, tutti potranno -come sempre- dar la colpa all'Europa e alle sue decisioni unilaterali ed imposte agli Stati. Non me ne frega nulla della patria e della nazione, ma fa rabbia vedere come anche dietro tanta retorica sovranista si nasconda -come sempre- la sudditanza di tutta la nostra storia, tipica di una condizione coloniale e non certo di una democrazia compiuta (ma neppure di un vero Stato nazionale).





lunedì 28 luglio 2025

salvezza dal cielo

La terra si fa invivibile, l'umanità ha scelto di renderla tale.

Capitalocentrismo, certo, ma siamo tutti più che collusi.

Il caldo soffocante e gli incendi si susseguono, distruggendo quel che resta dei boschi, 

Aumenta la CO2, sgelando le nevi eterne.

Si guarda verso il cielo, in attesa d'acqua dagli elicotteri.

Ma sarà -sempre più- come svuotare l'oceano con un secchiello.


La fame avanza, a Gaza e non solo.

Solo i ricchi (pochi altri, ma sempre di più) e gli agiati (molti di noi, ma sempre di meno) mangiano tranquilli.

I miserabili sono lasciati soli nel deserto, sui barconi, sotto le bombe.

Gli aiuti, ancor più miserabili, scendono dal cielo.

E loro accorrono, nella disperazione, umiliandosi ancora ai piedi dei loro nemici, prima di essere uccisi da quegli stessi che ora li curano.


La guerra si fa irreversibile, irrefrenabile, invincibile.

Militarismo di politici ed armieri, certo, ma anche securitarismo ed identitarismo quotidiano.

Il riarmo procede, senza requie nè memoria di un passato anche recente.

Un passato che ritorna, ma ancor più scientificamente mirato alla distruzione del simile dal simile.

Non c'è scampo sulla terra.

Si guarda al cielo, attendendo -invano- l'intervento di un qualunque dio.

Purchè non sia quello degli Ebrei, che è già da tempo in campo.



venerdì 11 luglio 2025

disobbedienze

Voglio ringraziare i due studenti che hanno deciso di non dare l'orale alla maturità.

Lottare per uscire dalla macchina tirannica delle valutazioni e del merito è una prima azione decisiva per la liberazione dei giovani dal mondo che gli adulti hanno costruito per loro e a loro discapito.

A discapito e nella trascuratezza più totale verso il senso ed i valori della relazione educativa, a scuola e nelle Università.

E' importante che qualcuno di loro ce lo ricordi ancora e non ce la faccia passare liscia.

E che scateni le reazioni di ministri, presidi, giornalisti e politici contro un inatteso boicottaggio di rituali consunti e autoritari.

La valutazione non dà voti, nè tanto meno sentenzia presunte maturità.

Quando mai arriveremo a togliere valore legale ai titoli di studio?

Quando la faremo finita con questi titolifici di massa?


La valutazione è un processo che non possiamo evitare.

Riflettiamo continuamente su noi stessi e sugli altri, su quel che va o che non va.

Ma deve avvenire all'interno di un processo formativo che è fatto di intese, conflitti, cooperazioni, discese e risalite, eventi e casualità, ripetizioni e novità.

E non deve avvenire in un clima ansiogeno, competitivo, prestazionale, comparativo.

E' da questo che quei giovani provano a fuggire, come molti altri (che se ne lamentano, ma senza agire o protestare apertamente ed insieme ad altri...).

Li ascolto ogni giorno, tra una lezione ed un'altra, tra un esame ed un altro.

Sarebbe importante, anche per noi adulti, non lasciarli soli.


PS: Sto leggendo Diluvio di S. Markley: un bel romanzo sulla catastrofe climatica e sulle azioni dirette nonviolente dei prossimi anni.

PPS: Ieri è morto un altro grande disobbediente, Goffredo Fofi. Un grazie anche a lui ed al suo amabile ed amorevole caratteraccio.