giovedì 24 agosto 2017

agosto, vita mia non ti conosco

Sono tornato in studio oggi, dopo un mese di vacanze in città.
Deserto totale, più del solito: ci siamo io, la bidella portinaia, la donna delle pulizie,una segretaria amministrativa (annoiatissima, tanto che l'ho invitata a prendere un caffè). Tutto qui.
Molto caldo fuori, tranquillità totale qui dentro.

Anche questa estate sta andando via, alla fine.
Un'estate strana, diversa dal solito, fatta di piccole escursioni, di giornate al fresco tra le mura domestiche o al giardinetto, di (poco) mare (avanti'ieri siamo stati a Mari Ermi, una spiaggia di riso fantastica con un mare azzurrissimo, e mi sono malamente scottato (ma cosa c'è ormai nel sole ?)), di incontri e festicciole, di lavoretti vari in casa, tra appoggini e fiori.
Vivi continua ad amare, ad allietare e a movimentare dolcemente e intensamente la mia vita ed i luoghi in cui vivevo da solo.
Con effetti collaterali limitati.

Ho letto tanto,ed ho iniziato a scrivere varie schede di base per l'Illudetica.
Vado un pò a sprazzi, ancora non ci sono dentro del tutto, avrò bisogno di altro tempo e di altri tempi per ingranare davvero.
Ma la cosa mi ispira e, a un certo punto, scatterà quel qualcosa in più.
Il caldo di quest'estate non è stato clemente e non favoriva certo l'ars cogitandi et scribendi.

Domani andremo a vedere dal vivo Jesus Christ Superstar, che non ho mai visto sul palco.
Mi ricorda molto la mia giovinezza, i recital in parrocchia, gli amici e i gruppi di allora.
L'attore-cantante che fa Gesù è sempre lui! quarant'anni dopo. Come me, d'altronde.
Pare che ancora funzioniamo, più o meno.

Ci prepariamo al viaggio di fine estate-inizi autunno, si parte tra un mesetto: Faro-Cadice-Algeciras-Tangeri-Fez- deserto e Atlante-Marrakech.
Sarà un bel giro, spero.
Non vedo l'ora, ne ho proprio bisogno.








lunedì 21 agosto 2017

come palle di neve all'inferno

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/20/terrorismo-siamo-come-una-palla-di-neve-allinferno/3805061/

ma che succede ?
qualcuno infine si mette a citare gregory bateson su un quotidiano ?
incredibile.
tra parentesi: G.B. è uno dei pochissimi autori che varrebbe la pena di leggere, rileggere, citare e ri-citare oggi...
ma chi lo conosce ? chi ne parla ? chi l'ha letto davvero ?

Due piccoli esempi:
-continuare a dire che non abbiamo paura (ora si dice, in catalano, no tinc por, mi par...)
Bateson ci direbbe che proseguire a fare gli orgogliosi e gli sbruffoni (peraltro mentendo) aumenta le simmetrie nel sistema e quindi l'aggressività e la violenza reciproca.
dovremmo smetterla, noi.
avere paura e ammetterlo, mettersi pancia all'aria, dialogare davvero.
altro che 'no tinc por' e 'imagine' messe insieme.

solo gli eroi non hanno paura.
la logica dell'eroe sacrificale accomuna la nostra civiltà di guerra e i terroristi kamikaze.
Bateson direbbe che sino a quando non usciremo dalla cultura del sacrificio non potremo contrastare i i riti e le ossessioni sacrificali di chi vuole farci la pelle (peraltro con ottime motivazioni).
Se non usciremo dalle nostre premesse sacrificali (vita come lavoro, dovere, missione eroica, salvezza temporanea od eterna...) faremo la fine di palle di neve all'inferno...










































































































































































































































































































































































venerdì 18 agosto 2017

sotto le ciglia chissà


La primavera in agguato
ti strangolerà di fiori...


Mentre lui le insegnava a fare l'amore...lei gli insegnava ad amare.
La passione non è che un sentire più acuto, più folle, ma il cuore ama battere a lungo e non consumarsi nel rogo di un giorno.

Chi conosce il suo limite non teme il destino.

Una che condivida con entusiasmo le mie vette senza inorridire dei miei abissi.
Ti cerco in discesa e in salita.

Per poter amare sono convinto si debba amare se stessi e, nel caso del pianto, saper amare anche le proprie debolezze fino al punto di autocommiserarsi.
Ecco, se si riesce a commiserarsi, si riesce a provar pena anche per il dolore altrui.
E questo penso sia amore.

Dori, che Dio ti benedica per le consolazioni durante la vita.
Dori, che Dio ti benedica negli occhi nei sogni e nella fica.
Ridevi con gli occhi con le mani con la pelle.
Tu dalla sfera della tua regale bellezza elargisci alla corte un sorriso a fior di labbra.
Lo spazzolino brandito da te è uno scettro.

Bocca di Rosa è immortale, perchè non si mette contro il suo destino. A lei interessa la conquista.
Non è una puttana, è una che ama e si fa amare. E sa che l'amore migliore è quello che non ha futuro.

Con i miei sogni da puttana, la mia pelle da luna nuova, la mia carne da oltraggio, non mi resta che desiderare il bene di un uomo.

Pare proprio che all'interno delle donne migliori si svolga un'altra vita che corre parallela a quella esteriore senza incontrarla mai.


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L'amore è un potere che non può avere padroni, e nessuno può essere dominato: con l'amore non si sopravvive, si vive.

Non misuriamoci il tempo. La nostra paura è inutile.

Tu non sei un uomo
Perchè, perchè ho paura ?
No, perchè non riesci a vincerla.
E come si fa a vincere la paura ?
Avendone di più.


Le paure dell'aereo o del teatro sono paure immaginarie e te le porti dietro tutta la vita a meno che non ci sali sopra; allora diventano paure reali e di solito riesci a vincerle.

Chi non accetta una sfida l'ha già perduta nel modo peggiore.
Ma aborro la ginnastica di qualsiasi tipo e non obbligherei mai nessuno a compiere sforzi muscolari o anche, semplicemente, emotivi ed intellettuali.
La pigrizia può diventare un'arte se coltivata con metodo.

Il viandante non si appella al diritto, ma all'esperienza.

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La solitudine, come scelta o come costrizione, è un aiuto: ti obbliga a crescere.
Questa è la salvezza.
Solo questo, come dice il poeta Alvaro Mutis, può 'consegnare alla morte una goccia di splendore'.
E' la fuga dal branco che ci porta a maturare spiritualmente.
Così la solitudine diventa una possibilità di riscatto.
Anime salve sono i solitari...
Salvi, perchè sono liberi, perchè lontani da questa civiltà da basso impero...

Io e la solitudine: momento di estrema concentrazione, di egoismo creativo, in cui da solo riassumi esperienze e dai loro una forma espressiva.
Il male involontario.
La sofferenza, la tristezza, la pigrizia, l'inedia, quasi che mi accorga che gli altri scoprano i miei sforzi vani per rendermi gradevole.
'Il mondo è un inferno abitato da anime tormentate e da demoni'.

Estremamente più consono alla mia natura, al mio bisogno di contemplare in assenza di turbamento, il vivere da solo. Non fosse che le opere migliori, così come le peggiori, l'uomo le ha compiute insieme ai propri simili.


(da Fabrizio De Andrè, Sotto le ciglia chissà. I diari, 2016)









giovedì 17 agosto 2017

fight club

Agli inizi dell''800 l'infanzia era stata celebrata come epoca di purezza e innocenza, ma negli anni novanta prevalsero interpretazioni più inquietanti. Per coloro che si erano lasciati influenzare dalle teorie di Lombroso i bambini erano essenzialmente creature inferiori, più primitive che incontaminate.
'Naturalmente, considerato il modo in cui è strutturato, il bambino è più vicino all'animale, al selvaggio, al criminale, di quanto non sia un adulto, scrisse Havelock Ellis in The Criminal (1890)- I bambini sono per natura egoisti; commettono ogni sorta di atrocità, talvolta al solo scopo di amplificare la propria egoistica soddisfazione'.
Nel 1883 il celebre psichiatra J. Crichton-Browne invitava i genitori a 'ricordare che i bambini non sono ometti e donnine del XIX secolo, ma versioni purissime di antenati remoti, pieni di capricci e impulsi selvatici, e di selvatici rudimenti di virtù'.
H. Maudsley, l'altro psichiatra di spicco dell'epoca, nel 1895 scrisse: ' Date a un neonato il potere fisico equivalente alle sue passioni e potrebbe rivelarsi più pericoloso di una bestia selvaggia'.

Queste visioni, tratte da un bel libro di Kate Summerscale, Il ragazzo cattivo, ovvero delitto, castigo e redenzione di Robert Coombes, che ha ripreso una storia vera di una coppia di ragazzini che uccidono a coltellate la madre nel sonno e poi se la tengono in casa, proseguendo a vivere come se niente fosse, ci riportano al primo stereotipo che ci coglie ogniqualvolta ci ritroviamo davanti ad episodi come quello del pestaggio di Nicola nella discoteca-monstre di Lloret del Mar.
L'idea è quella che chi fa cose del genere (picchiare, seviziare, pestare, uccidere, soprattutto se in branco) ritorna ad uno stadio infantile, bestiale, primitivo, fuori dalla civiltà.
Viene facile pensarlo e dirlo, soprattutto di fronte all'evidente idiozia e insensatezza dell'aggressione.
Ma purtroppo le cose non stanno così.
Per poter far quello che hanno fatto i tre ragazzi ceceni, altre che una buona dose di infantilismo selvaggio certo, di totale analfabetismo affettivo ed emotivo, ci vogliono anche altre esperienze ben più sociali, e tipiche della nostra presunta civilizzazione: in primo luogo l'esperienza della guerra e della violenza (ed in Cecenia mi pare che non siano mancate loro le occasioni per farla di continuo); con la conseguente convinzione, difficile da togliere, che con la brutalità, le torture, le coercizioni, le bombe, si possano ottenere -e soltanto così- grandi risultati.
E con la a sua volta conseguente convinzione che sia meglio armarsi, attrezzarsi, palestrarsi, muscolarsi e imparare a difendersi, e quindi, se necessario, a saper attaccare e uccidere.
Non è questa forse la cultura dominante di moltissimi maschi oggi ?
Più si sentono deboli e indifesi dentro, più si barricano dietro tartarughe addominali e flessioni ed MMA (Mixed Martial Arts).

Team domination.
E' il nome della palestra.
E' il classico dojo come ce ne sono centinaia nella California del Sud.
Era partito come un dojo di karate, poi si era trasformato in una scuola di kenpo. E quando era scoppiata la moda delle arti marziali miste (MMA), aveva spostato l'enfasi su di esse.
Boone ha una discreta conoscenza dell'ambiente delle arti marziali a San Diego, perchè è un mondo in stretto rapporto con quello del surf... Il fatto è che i surfisti in genere sono ipercinetici con una bassa soglia di attenzione, e hanno bisogno di costante movimento. Meglio ancora se il muoversi include anche un po' di pericolo, come per esempio il rischio di prendersi un pugno sul naso o un calcio in faccia...
Cosa succede se...un pugile combatte contro un karateka?
Gli istruttori di arti marziali asiatiche erano piuttosto arroganti sui risultati di un ipotetico match, sicuri che il loro candidato, con calci veloci e pugni dala potenza devastante, avrebbe facilmente messo al tappeto il pugile, lento e unidimensionale.
Non andò così.
La prima volta che qualcuno riuscì a organizzare questo match di pere e mele, il karateka fece partire un calcio, il pugile lo prese sulla spalla, penetrò nella guardia dell'avversario e lo mise al tappeto a pugni. La comunità delle arti marziali restò sbigottita.
Ora la saggezza comune proclamava che le 'arti' erano una bella cosa per insegnare la disciplina ai ragazzi e per rassodare i glutei delle donne, ma in una rissa da strada o nel classico parcheggio deserto erano del tutto inutili, il trionfo dello stile a scapito della sostanza.
La risposta arrivò sotto la sigla MMA. I dojo cominciarono a insegnare un po' di tutto. I ragazzi volevano studiare jujitsu, boxe, wrestling, kickboxing, muay thai, in una combinazione che avesse un senso. Sempre più palestre che in passato offrivano una disciplina unica si stavano spostando verso le MMA per sopravvivere.
Per esempio, il Team Domination.
(Don Winslow, L'ora dei gentiluomini, 2012)

Le palestre di lotta sono oggi un luogo di addestramento paramilitare, spesso intessute a idee e proclami neonazisti, razzisti e misogini.
Tutto questo non ha nulla a che vedere con un ritorno allo stato selvatico o all'infanzia.
O forse soltanto all'inverso: non potendo più vivere quotidianamente almeno una parte della nostra selvaticità e della nostra infanzia, ce la finiamo ad addestrarci per dare e prender colpi, a soffrire per godere e a godere facendo soffrire.
Ritorna, insomma, il visionario e profetico Fight Club di Chuck Palaniuk.

Ma quel che mi colpisce in quel che è accaduto in Catalogna qualche notte o alba fa non è soltanto e soprattutto quel che hanno combinato i tre ceceni.
E neppure il non intervenire delle persone intorno: si sa che più sono le persone che assistono ad un evento violento e minore è la possibilità che qualcuno intervenga a fermarlo.
Ognuno pensa che lo farà qualcun altro, e -quasi sempre- nessuno lo fa.
D'altra parte, le persone intorno non erano meno fatte, sfatte e finite di quelli che picchiavano.
E non è facile avere una coscienza morale o civile, quando sei ridotto a brandelli da droghe e alcool.
Bastava vedere le scene di Ferragosto sulle spiagge, ad es. di Gallipoli, quel maniacale agitarsi di corpi e braccia a suon di techno, quello sbattimento lowcost che ripaga migliaia di giovani da mesi di frustrazioni da lavoro e da non lavoro, quella disperazione agitata del nulla che li divorava freneticamente nell'estasi del consumo di se stessi.
Provavo orrore e terrore per me, disperazione per loro.

Quel che colpisce non è il fatto che stessero a guardare, come davanti ad uno spettacolo.
Che cosa stiamo facendo noi tutti, d'altronde, dinanzi alle violenze, alle segregazioni e alle torture in corso, che noi stessi perpetriamo per interposta mano, contro i migranti, se non stare a guardare inermi, intontiti e attoniti ?
Che cosa facciamo quando i bulli sono gli Stati, le polizie, gli eserciti, i servizi segreti (vedi il caso Regeni) ? Altro che i tre porcellini ceceni...!

No, quel che mi ha colpito terribilmente è il fatto che molti ragazzi lì intorno filmassero e mandassero in rete la scena, mentre uno di loro veniva ucciso di botte.
(vedi anche sui giornali di oggi:http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/08/17/spagna_cucciolo_di_delfino_muore_tra_i_selfie_dei_bagnanti-68-634527.html
Pochi di loro avrebbero fatto lo stesso: agire non rientra nei loro parametri di vita, e neppure picchiare. Sono perlopiù ragazzi gentili, educati, civili (per quanto drogati di musica e coca).
Ma amano l'estasi della violenza, se altri te la offrono, si sentono vivi se la guardano, si mettono a fare i filmini per essere simultaneamente spettatori, registi e protagonisti virtuali della vita di altri.
Ed eccoci qui, tra passività e aggressione, tra indifferenza e spettacolo.
La nostra vita etica si svolge tra questi due estremi oggi, con un buco grande in mezzo.
E generazioni intere allo sbando.
Per non parlar dei grandi.








lunedì 14 agosto 2017

ad onor del vero

E' giunto il tempo anche per alcune ONG di riconoscere la trappola in cui erano finite e di doverla denunciare.
Uno scatto di dignità che le finalmente indotte a rifiutare di collaborare col nuovo nazismo targato Minniti-UE-sedicente governo della Libia.
Da qui la sospensione delle loro attività in mare e, come per miracolo, la sospensione degli sbarchi in Italia.
Dove stanno finendo i migranti ora ?
Respinti, direttamente trattenuti nei lager libici o, per chi ci prova comunque- con maggiori rischi di prima di non essere soccorsi e di finire sott'acqua.
E' un ricatto umanitario, è chiaro, ma è meglio -per una volta-non scegliere il male minore proseguendo a collaborare col male.

Le tre ONG non accettano così di fare un ulteriore passo verso la militarizzazione del loro intervento, già oltremodo 'embedded': MSF -da sola- non ha accettato le guardie armate a bordo, e -con le altre- si rifiuta di operare sotto la minaccia militare della guardia navale libica.
Dichiarano anche che non possono collaborare con la politica di respingimento, che costringe centinaia di migliaia di persone a stazionare nei lager libici o a tornare forzatamente in patria.
Se ci saranno altre persone da salvare e da portare in Italia, Minniti dovrà utilizzare le ONG ancora collaboranti (leggi: collaborazioniste) o navi dell'operazione Triton, civili o militari.
Ma è giusto che appaia chiaramente la natura militare e impositiva dell'operazione in corso, totalmente al di fuori di qualunque diritto costituzionale ed internazionale, e mirata a soltanto a tutelare le nostre coste, a tentare di limitare gli afflussi con la violenza militare e a soddisfare le richieste di una presunta maggioranza elettorale da conquistare.
Non è detto che le tre ONG reggeranno a lungo: troppi sono gli interessi in campo, ed anche i soldi.
Ma quel che hanno deciso in questi giorni va a loro onore e lascia ancora uno spiraglio perchè anch'esse non si trasformino del tutto in puro instrumentum regni.



venerdì 11 agosto 2017

nuove imprese sportive

Un bel ragazzo di diciannove anni ha ucciso due suoi coetanei a Orune.
Si trovava nel carcere minorile di Quartucciu da un annetto.
L'altro giorno ha appoggiato una scala telescopica al recinto, ha preso con sé delle caramelle, due magliette e due ricambi di mutande, ed è saltato oltre il muro, è evaso.
Ora l'hanno riacchiappato, nascosto in una chiesa, dopo vari disperati giri per le campagne.
Sarà rovinato definitivamente: gli daranno altre pene, oltre ai vent'anni eterni che già doveva scontare.
Ai suoi avvocati ha dichiarato che in carcere si annoiava, non si faceva nulla, non gli facevano neppure tagliare i capelli da un barbiere, e che là dentro stava impazzendo.
Possibile che non si trovino delle alternative al carcere per rimettere in vita dei giovani che, in un attimo della loro vita, hanno già commesso degli omicidi e rischiano di essere perduti ?

Ho visto avant'ieri dei filmati in tv: nel primo un centinaio di migranti urlavano e si esaltavano per aver saltato l'altissimo muro dell'enclave di Ceuta. Occhi spiritati e facce paonazze, hanno superato di corsa la frontiera doganale e sono entrati a forza in Europa.
Molti di loro saranno ripresi, ma intanto hanno sfondato la barriera, hanno sopravanzato le barriere, dopo mesi e mesi di attese, allenamenti, appostamenti, fallimenti.
Finalmente hanno vinto la gara, o almeno la manche.
Migliaia sono ancora lì, in territorio marocchino, in attesa.
Ci stanno riprovando ogni giorno, e lo faranno ancora.
Nel secondo filmato, una barca di migranti è giunta direttamente in spiaggia, tra i bagnanti e i vacanzieri, sbarcando di corsa, come in una gara di decathlon vikingo o un assalto di pirati.
Chissà dove sono finiti ora e dove finiranno...
Ma è possibile che non si trovino delle alternative a questo assurdo delirio ?

Qualche sera fa stavo guardando la finale dei 400 ostacoli femminili ai Mondiali di Londra.
La strafavorita, una bellissima nera bahamense di nome Miller, stava stracciando tutte le sue pur forti avversarie, quando -all'improvviso e senza scampo- una contrazione tetanica da eccesso di acido lattico l'ha bloccata, a soli 10 metri dall'arrivo e dalla sicura vittoria.
Nessuno poteva credere ai suoi occhi e lei stessa sembrava stupita, in preda a una forza che le impediva di correre, nonostante la sua volontà cercasse inutilmente di farla avanzare sulla pista.
Alle Olimpiadi di Rio, l'anno scorso, aveva battuto le sue avversarie, cadendo con tutto il corpo in avanti e sbattendo per terra al traguardo.
Qualche sera fa un altro recordman nero del Botswana, Makwala, che si preparava a vincere i 400 uomini in quasi totale sicurezza, è stato fermato dalla IAAF all'ingresso dello stadio perchè colpito da un virus gastroenterico e messo in quarantena.
Non ha potuto disputare la gara e ha perso la medaglia d'oro.
Possibile che da questi malinconici episodi ci possa venire però un insegnamento: per trovare alternative bisognerebbe smettere di correre e fermarci a vicenda, farla finita con questa gara dentro l'abisso, in cui alla fine perderemo tutti.
Sarebbe bene fermarsi, anche a costo di dichiararsi perdenti o di far fallire i giochi.
O almeno sospenderli, per un attimo, e guardarci dentro, e intorno.
Per esempio, allarmarci profondamente per tutto questo calore insano che ci avvolge, non accontentarci del ritorno del maestrale.
Riconsiderare il nostro rapporto con il mondo che ci attornia e che sta male.
Darci ancora un po' di tempo, parlarci su, e cambiare rotta.
Ma perchè rovinarci l'estate ?
Ma cosa sto dicendo ? E a chi ?
















giovedì 10 agosto 2017

nota bene

La migrazione è un processo inarrestabile e va affrontato in quanto tale.
Non ha senso e ci complica le cose prendersela con i migranti o con i trafficanti o con le ONG, con leggi o provvedimenti ad hoc.
La soluzione, a valle, c'è, l'unica legge che ci sarebbe da fare: rendere legale e gestire regolarmente il trasbordo, togliendolo sia agli schiavisti che ai salvatori.
Ma ci servono gli uni e gli altri, e i migranti servono ad entrambi. Quindi, niente.

Altra frase che non serve a nulla, se non a mistificare: 'aiutiamoli a casa loro'.
Come se il problema di casa loro non fossimo proprio noi.
Il problema di casa loro è a casa nostra: sono i nostri stili di vita, le predazioni coloniali di ieri e di oggi, gli inquinamenti e i cambiamenti climatici, le guerre: tutto questo crea -forzatamente- l'esodo.
Loro partono e scappano da lì, ma i problemi partono da qui.

Altro non senso: continuare a distinguere tra migranti legittimi ed 'economici'.
Le migrazioni, soprattutto le nostre, sono sempre state economiche.
Paragonare i morti di Marcinelle agli esuli di oggi espone un nervo scoperto.
Dà fastidio ricordare le nostre emigrazioni, non certo dettate da guerre o disastri climatici.
Gli italiani sono decine e decine di milioni in tutto il mondo.

Altra pericolosissima svista: pensare di risolvere la faccenda di nuovo con i respingimenti a monte.
Per uno che ne dissuadi definitivamente (e poi, perchè ?), sette la ritenteranno di continuo, e due si incazzeranno con noi ancora di più e alla prima occasione si voteranno all'Isis e ci combineranno altri attentati appena arriveranno qui.
Ma forse anche questo serve al potere dominante: il terrore, sì.

Altra parola che va di moda: accoglienza sostenibile.
Visto che lo sviluppo sostenibile (che proteggerebbe loro da noi) non si può fare, siamo passati all'accoglienza sostenibile (quella che, come sempre, protegge noi da loro).
Troppo facile, cari lombardo-veneti del menga.
L'accoglienza è insostenibile e disumana, sì, ma per quei poveracci.
O pensiamo che gli faccia piacere starsene in paesetti isolati, in strutture stracolme e disorganizzate, senza soldi, circondati da poliziotti e diffidenza, in attesa di fare gli spacciatori, gli spazzini o gli espulsi ?