sabato 20 maggio 2017

male forza tette

Da alcune settimane siamo entrati nel New Bralette World.
Una modella bellissima, supercarrozzata, senza un filo di grasso o una smagliatura, si mostra in tutto il suo fulgore e ci invita da ogni angolo ad ammirare il suo reggiseno a corpetto, nero o lilla, che si sporge a balconcino verso desideri inconfessabili, ma piuttosto ovvi.
Un vero e proprio bombardamento pubblicitario, come non si vedeva da tempo.
Evidentemente vogliono convincerci che senza il New Bralette non si può più vivere.

Il mirabolante reggiseno è, in qualche modo, raggiungibile. Irina Shayik, no.
Non credo che un maschio sia in fondo così interessato al reggiseno in sé e per sé.
Ma non potrà fare a meno di collegare le cose, quando si troverà davanti ad una donna vera, che abbia o meno indossato il New Bralette, insieme al suo grasso e alle sue rughe.
Colte da eccesso d'invidia molte donne diranno che con un bel passaggio di Photoshop anche loro potrebbero permetterselo.
Altre, più competitive, emuleranno subito la bella russa, comprandoselo o facendoselo acquistare dal malcapitato marito o dal clandestino amante.
Immagino cosa possano pensare i maschi islamici nel vedere i manifesti: quali turpi desideri li attraverseranno, coperti da anatemi e pubbliche condanne.
Nei loro siti porno le donne che si offrono devono portare il viso coperto, ma mostrano le tette.
Qui da noi, invece, coprono le tette col New Bralette, ma possono mostrare il volto.
Corto circuito interculturale niente male.

La vita è soprattutto culo.
Culo di essere nati qui e non lì, da una certa famiglia e non da un'altra, con un corpo od una faccia belli o brutti, con un certo grado di intelligenza o meno.
Tutto culo, in fondo, altro che meritocrazia egualitaria o impegno di vita.
Ma la democrazia, almeno in qualcosa, ha funzionato: anche ragazze brutte o povere possono oggi pagarsi le unghie finte, rifarsi le sopracciglia, depilarsi a dovere, truccarsi e profumarsi, ed anche farsi un bel lifting della bocca o del seno, risparmiando sui libri o sui pasti.
Mentre per l'intelligenza e l'origine si può far poco o nulla, il corpo può ora essere trasformato e rifatto quasi a piacimento.
Non sai più se una ragazza ha davvero le dita lunghe, o il corpo liscio, o il viso attraente.
E' tutto talmente finto che non capisci più nulla, almeno prima della mattina dopo.
Forse è per questo che una buona parte delle ragazze fanno di tutto per non farsi vedere prima delle 11, o corrono a sistemarsi in bagno appena sudano o hanno un pelo fuori posto.

Una dimensione meno correggibile e manipolabile resta quella vocale: quando iniziano a parlare, per quel che dicono, ma soprattutto per il tono e la volgarità dei modi, le apparenti 'signore' tradiscono molto di più i luoghi da cui vengono e dove possono andare (non ve lo dico...).
Ma ci sono anche quelle che ormai curano anche la dizione, ancora più finta di una foto su Facebook.

L'azienda del New Bralette, infine, per estrema ironia, si chiama Intimissimi.
La biancheria intima era, per definzione, quella che non si mostrava in pubblico.
Così come la nostra intimità:le cose erano intime proprio in quanto non esibite.
Oggi, che abbiamo sostituito l'intimità con la privacy, fingendo di credere che siano la stessa cosa, non possiamo fare a meno di rendere pubblicissimo l'intimissimo.
Altro paradossimoro della nostra vita: oggi chiamiamo intimo quel che si mostra a tutti, in pubblico, ed è in vendita.
D'altra parte, non siamo noi ad autoprofilarci continuamente su Internet, rendendoci la pubblicità di noi stessi ?
Benvenuti nel New Bralette World, dunque.










martedì 16 maggio 2017

fare il (m)orto botanico

Sabato 27 maggio, alle ore 10.00, ripresento in città (ma questa volta insieme alle studentesse di quest'anno) il mio ultimo librino  Fare il morto. Vecchi e nuovi giochi di renitenza (Sensibili alle foglie, 2016)
L'incontro si terrà all'Orto Botanico, in viale Frà Ignazio 11.
Siete tutti/e invitati/e.

Per vedere la locandina cliccate qui sotto:
Presentazione Fare il morto- Orto botanico

ciao




viaggiare, vivere, amare, morire

E' stato un viaggio strano questo, forse con troppe cose dentro, e sempre poco tempo, soprattutto per noi.
Un viaggio un po' da giapponesi, un japan tour.
Ma, anche così, siamo stati bene, comunque.

Siamo partiti nel veronese, alla festicciola di Kether, la scuolina libertaria di Avesa.
Una casa nel verde, tra le colline, circondata da un bel bosco abitato da bambini e ragazzi.
Niente di più distante, purtroppo, dai casamenti, dalle ambientazioni e dai costumi delle scuole normali, luoghi sempre più controllati, asettici e inumani.
Pioveva leggermente, ma continuamente, e siamo dovuti restare dentro, a gustarci la tenerella di Ferrara (una squisita torta morbida al cioccolato) e ad ammirare le operette creative dei bambini e dei grandi.

Poi siamo stati a Treviso, imbandierata per la festa nazionale degli alpini.
Una piccola città (80.000 abitanti) che attendeva 500.000 visitatori in tre giorni!
Incredibile quanto nazionalismo e patriottismo ci sia ancora in queste zone ancora ferite dai milioni di morti della Grande guerra. La guerra costruisce di sé un mito, anziché un rifiuto.
Anche quando la si celebra per i suoi morti, si rivitalizza e rinasce sempre nei cuoti, come Hillman ci ha ricordato. Verso di lei perdura un terribile amore.
E' quella stessa guerra che oggi ci riporta ai forni crematori in Siria, alla distruzione delle metropoli irachene, ai missili nucleari nordcoreani.
Alla guerra che invade le nostre vite, fosse anche solo come spettacolo (per ora).

Tra un posto e l'altro (visti anche i prezzi assurdi dei treni, ormai quasi tutti TAV) ci siamo serviti per la prima volta del Bla Bla car.
La cosa funziona, e costa decisamente meno.
Nel primo car-pooling abbiamo incontrato un tipo che non dormiva mai, un esperto di sicurezza civile e militare, in partenza per Tel Aviv. Meno male che il percorso era breve, perchè oltretutto era anche razzista.
Nel secondo un pugliese costretto a vivere al nord per lavoro (nel settore alberghiero).
Non parlava altro che di professioni, denaro e stipendi.
Ma al nord c'è qualcuno, tra le persone normali, che parli d'altro ?
Si presenti.

Le uniche due giornate quasi solitarie per me e Vivi sono state quelle del viaggio della (sua) memoria a Duino, il luogo in cui lei ha passato gli ultimi due anni del liceo, nel Collegio per il Mondo Unito.
Un tempo era un'istituzione nata con i migliori propositi pacifisti ed interculturali, salmodianti e salmonisti.
Oggi è soprattutto un vivaio per manager da Unione Europea, banche e FMI.
Una scuola d'elite, per ragazzi di tutto il mondo, che studiano troppo e sperano in una fulminante e redditizia carriera nelle migliori università del globo.
Posti molto belli, comunque. Il collegio sta proprio all'inizio della passeggiata verso Sistiana, resa celebre da Rilke nelle sue Elegie Duinesi: un cammino che costeggia il mare placido del golfo fi Trieste e le colline e doline del Carso.
Ed anche il giro a Trieste, sino a San Giusto, ci è piaciuto molto, pur nella leggera stanchezza e nel deciso assopimento.

Poi ci siamo tuffati al Cà Rezzonico, museo del settecento veneziano, avvolti da una città unica, sempre magica, nonostante il turismo di massa.
Il sole ci ha ospitato, facendo rilucere i rii, i campielli e le calli, con tinte e riflessi degni di un Canaletto.
Il clou della visita, tanto attesa, sono state le piccole stanze dedicate agli affreschi che i Tiepolo hanno dipinto per se stessi, nella loro villa di Zianigo, dedicati a Pulcinella.
Su di loro, divertimento per li regazzi, Agamben ha scritto un intensissimo libro che io e Vivi abbiamo assaporato a lungo insieme nei mesi scorsi.
I temi del gioco, del vivere e del morire, dell'invecchiare, del senso e non senso di essere uomini percorrono gli affreschi e lo sguardo finalmente libero, stanco e vivace del vecchio Tiepolo.
E' stato emozionante trovarceli dinanzi, finalmente, come se fossero dei nostri amici da sempre.

Ultimo passaggio a Lodi, in piena campagna elettorale per il sindaco (il nostro amico Stefano ha pensato bene di candidarsi, senza molte speranze, ma con leggerezza e divertimento...).
In questi mesi ho letto un libro dedicato agli affreschi di Clusone, in val Seriana: Danza macabra e Trionfo della morte, uno dei più belli in Italia.
Allora siamo andati a vederli insieme, oltrepassando valli verdissime e fiorite, attraversate da un Serio ondoso e brillante.
L'immaginario tardo-medievale della morte è potente, impressivo, ironico e spietato.
La morte è assisa sulla bara di un imperatore, assistita da due scheletri che colpiscono all'impazzata con frecce e schioppo, mentre sotto di lei i ricchi e i padroni, i vescovi e i mercanti chiedono misericordia e perdono, e cercano di scamparsela offrendo doni e inutili prebende.
Sotto ancora gli scheletri sorridenti prendono per mano i vivi e li conducono alla danza.
Amore per la vita e senso della morte si compenetrano e si arricchiscono a vicenda, senza tregua.

Ora siamo tornati ancora una volta a casa.
Ascolto della corruzione di preti e funzionari nel Cara di Isola Capo Rizzuto, faccio la somma con quel che mi racconta Vivi su quel che vede quotidianamente in quelli di Roma in cui lavora (spero non per molto): un vero disastro, questa 'accoglienza' dei profughi.
Soltanto uno sporco affare sulla pelle di povera gente disgraziata e disperata, che finisce dalla padella alla brace. Una solidarietà che assomiglia sempre di più al nazismo.
Un'Europa senza cuore, non più cristiana, che non è mai diventata umana.
A proposito di non umani e di futuro dell'Europa, vedo in libreria il libro di Macron che si intitola sfacciatamente 'Rivoluzione'.
Lui è al centro della copertina, che si rifà il nodo alla cravatta, e procede verso l'avvenire con fare sicuro e vincente.
Ieri ha scelto il suo Philippe (uno di destra) ed ha incontrato la Merkel, mentre i socialisti e i laburisti si sgretolano in tutta Europa. Il centro si fa destra e prova a proseguire a governarci.
L'alleanza post-elettorale tra Renzi e Berlusconi si avvicina anche per noi.
Le vacanze sono finite.










giovedì 4 maggio 2017

educazione libertaria

se qualcuno volesse leggere qualcosa sull'educazione libertaria, e sull'incontro che abbiamo organizzato all'Università i primi di aprile, può leggere quest'articolo che ho scritto per la rivista Educazione Aperta.
 http://educazioneaperta.it/archives/522

mercoledì 3 maggio 2017

dilemmi (non diletti)

Sono un topo ? O sono un hipster ?
Dopo qualche anno molti di questi giovani si accorgeranno di trovarsi in una corsa di topi. I giovani operai se ne accorgeranno dall'intensificarsi del ritmo di lavoro e, se si sposano, dalla scadenza delle cambiali. All'Uomo dell'Organizzazione ciò si manifesterà come rivalità tra colleghi, spinta al conformismo che la ditta esercita su di lui, ecc. Di tutti costoro la maggior parte seguiteranno a correre, ma qualcuno si scoraggerà e smetterà. Orbene, che ne è di questi pochi ?
Non è probabile che essi scelgano l'altra alternativa -quella di sforzarsi di restare in qualche modo nella società, senza far parte dell'Organizzazione. Perchè l'esperienza ha tolto loro ogni illusione: sono diventati hip.
L'hipster è una persona che si è allontanata dalla realtà commerciale, materiale, politica, fisica, intellettuale, credendo intensamente e proteggendo soltanto la sua individualità autentica, non emotiva, asociale e amorale. Il puro hipster non ha contatti formali e continuati con altri esseri umani; mantiene relazioni spontanee con coloro con i quali sente di essere in rapporto. Ci sono pochi hipster puri, di modo che un hipster può essere semplicemente una persona d'un cinismo estremo e amorale, cui dispiacciono i rapporti col prossimo, ossessionato dalla futilità e insincerità della vita moderna e che ha una forte inclinazione psicologica verso la morte; oppure una persona estremamente controllata e brillante.
Questi giovani precocemente disillusi, hip e rinunciatari, formano la Beat Generation.
Quali fattori di una genesi tipica di una Beat Generation abbiamo suggerito: 1. attaccamento alla famiglia borghese, ma 2. ripudio dei suoi valori, 3. senza altri valori validi in cui crescere.
I beats si ritengono in una crisi metafisica; debbono scegliere fra il sistema e la vita eterna, e quindi le loro espressioni filosofiche sono religiose e cosparse di riferimenti all'Apocalisse...
Nel complesso, la loro non è una posizione salda: rinunciare senza sapersi staccare, e dovere quindi fare ricorso a espedienti apocalittici.

Animale o asceta ?
Nella teoria e pratica ideali, la sessualità è considerata una delle funzioni naturali più importanti e l'atteggiamento verso di essa va dalla tolleranza all'esaltazione. Questa è la posizione di tutto il Pensiero, dalle pubbliche autorità alle riviste femminili, e della Corte Suprema nelle sue decisioni sui classici della letteratura; ed è messa in pratica, in una certa misura, da genitori psicologi, da igienisti mentali, da asili infantili e da gruppi di adolescenti e di adulti.
Ma ci sono incoerenze sconcertanti.
Ciò che va bene per il fratello, non va bene per la sorella, sebbene ogni ragazza sia la sorella di qualcuno.
Ciò che è ammesso e tacitamente perdonato non può pero farsi apertamente.
Così, sarebbe inconcepibile che un editore pubblicasse un sobrio raccontino per ragazzi avente a soggetto il giocare a fare il medico, o la sorprendente scoperta della masturbazione.
A un personaggio di un racconto d'avventura per ragazzo o per adulti avere un'erezione non è lecito come divorare un panino o addormentarsi.
Appare evidente che, come sempre, il solo antidoto ai tanto deprecati fumetti sadico-sessuali sarebbe presentare in tono normale la nuda verità; mentre quel che abbiamo -tolleranza unita alla rinuncia al contatto reale- produce esattamente l'impulso sadico-sessuale.

Sono un rivoluzionario ? O un conservatore ?
Alcune rivoluzioni non hanno luogo, la maggior parte vengono compiute a mezzo o compromesse, producendo così, nel sistema sociale, valori ambigui che si sarebbero evitati se il mutamento fosse stato più radicale. Una rivoluzione compromessa tende a sconvolgere la tradizione, senza raggiungere un nuovo equilibrio sociale.
Tesi di questo libro è, appunto, che il cumulo delle rivoluzioni mancate o compromesse dei tempi moderni, con le ambiguità e gli squilibri conseguenti, ricade inevitabilmente soprattutto sulla gioventù, rendendole difficile crescere.
La tradizione è stata spezzata, e mancano nuovi criteri da sostituire ai vecchi. La cultura diventa eclettica, sensazionale o fasulla (la nostra cultura attuale è tutt'e tre le cose insieme).
Non possiamo tornare indietro, perchè non c'è nulla a cui ritornare. Per avere una comunità stabile e completa in cui i giovani possano diventare uomini, dobbiamo faticosamente portare a compimento la nostra nuova tradizione rivoluzionaria.
In modo paradossale, questa decisione stoica esprime una posizione conservatrice, che mira alla stabilità e all'equilibrio sociale. Spesso, infatti, non si tratta di fare innovazioni, ma di riguadagnare e ristabilire le giuste proporzioni.
Ma certo, nel nostro sistema di vita, dispersivo e unilaterale, la proposta di conservare le risorse umane e di sviluppare le capacità umane è divenuta un'innovazione radicale.



Paul Goodman, 'La gioventù assurda. Problemi dei giovani nel sistema organizzato', 1956 (Einaudi, 1964) 

martedì 2 maggio 2017

tras-parenti

Renzi: Hanno votato due milioni di persone. Come si fa a dire che il PD è un partito personale ?
Traduzione: il PD si è definitivamente trasformato in PDR (partito di Renzi, cioè mio)
Quasi in milione di votanti in meno, quasi tutti delle regioni ex-rosse.
Che non voteranno o voteranno altro alle prossime elezioni politiche.
Lo so, ma chi se ne frega.
Non sarà una rivincita, ma un nuovo inizio. E' un libro bianco quello che si apre.
Traduzione: il prossimo congresso non farà prigionieri, mi prenderò tutto il partito ancora più di prima, visto che ho stravinto col 70% dei voti. E il prossimo governo lo farò insieme a Berlusconi, finalmente!
Orlando: resterò dentro il partito perchè alla fine tutto il PD ci darà ragione e seguirà la nostra linea.
Traduzione: proseguirò a fare il finto tonto lì dentro, come un pesce in barile. Lo sguardo da triglia ce l'ho già di default. Sino a quando non ci costringeranno a morire.
Emiliano: resterò dentro il partito e darò battaglia su tutto.
Traduzione: da dov'è che si esce ? E verso chi ? Qui non c'è più niente da fare, è finita.
Litigherò sino al congresso, per salvare la faccia, Ma poi...
Commento: La politica non sa più più cosa sia la verità.
Tutto viene detto, fuorchè quel che si pensa.
Tutto è trasparente e pubblico, fuorchè quel che importa.
Tutto si deve dire, fuorchè quel che si dovrebbe.

Ieri sono andato a vedere la versione cinematografica de 'Il cerchio', dal romanzo di Dave Eggers.
Il libro mi aveva molto colpito, ed anche il film -pur molto più piatto e semplificato- non è male.
Ritornano molti cari temi: la cura come dominio, la trasparenza come controllo, la rete come finta democrazia e vero totalitarismo, la sicurezza come valore assoluto, la verità come postverità.
Tutto -nel libro e nel film- avviene in diretta, sugli schermi degli smartphone, tra tutti gli interconnessi del mondo.
La politica è ormai totalmente divorata dal Cerchio, che ne controlla le idee e i voti.
Ma tutto avviene dolcemente, con amore e col sorriso anfetaminico sulle labbra, tra una festa e l'altra, immersi nei suoni e nella natura.
Non vi è parvenza di oppressione o repressione, tutto avviene in modo soft.
Ma la sensazione di essere in gabbia è totale.
Durante il film, nella poltrona a fianco, una ragazzina bionda, con le unghie finte e l'ombelico di fuori, ha continuamente smanettato con lo smartphone, guardando solo alcune scene a intermittenza, languida e ansiosissima.
De te fabula narratur...
Mi angosciava avere a fianco lei, molto più che il film.

All'uscita dal cinema, già da viale Trieste si sentivano i suoni della festa serale dedicata a Sant'Efisio. Balli sardi, launeddas, fisarmoniche, costumi preziosi sul palco.
Ma anche tanta gente che ballava nella piazza, in cerchio o a coppie.
Sapevo che la messinscena era finta, folkloristica, fatta per i turisti.
Ma la gente sembrava vera, sembrava godersela veramente.
Sembrava un vero paese, ancora vivo, che invadeva una metropoli lontana e ormai aliena da tutto questo. Ho avuto la sensazione che potesse esistere un popolo, e che era lì, presente.
Solo una bella illusione, lo so: ma mi ha commosso.



lunedì 1 maggio 2017

to be a good man ?

Poiché, certamente, sono in molti a veder chiaro che la struttura sociale sempre più predominante nel nostro paese è deleteria per ogni manifestazione di eccellenza e alta umanità, perchè non sono in più a parlarne francamente e a propugnarne il mutamento ?
E' una questione importante e credo che la risposta sia terribile: la gente è talmente istupidita dal modo in cui si svolgono gli affari e la politica al giorno d'oggi, che non è più capace di immaginare un'alternativa qualsiasi al mondo in cui viviamo...
Tale istupidimento non è che l'inevitabile, malefico effetto del nostro stesso tipo di rete organizzativa: il sistema si accaparra i mezzi e il capitale disponibili, compra in blocco tutta l'intelligenza che può e soffoca le voci di dissenso, e poi si proclama, in modo irrefutabile, l'unica società possibile, dal momento che non si può concepire altro.
Queste sono le circostanze in cui la gente si adatta a un sistema perchè 'non ci sono alternative'.
E quando non si può più pensare a nulla di praticamente realizzabile, si finisce per non pensare più affatto.

Gli operai industriali semispecializzati rappresentano la categoria più vasta dei lavoratori. Da parte di grandi compagnie si sono introdotti gli accorgimenti dell'antropologia applicata per accrescere la lealtà degli uomini verso l'azienda; ma si tratta chiaramente di un tentativo senza speranza , poiché si è constatato che l'enorme maggioranza di costoro non ha alcun interesse per il lavoro, non potrebbe averne di meno, e non è possibile indurli a provarne di più.
Ma questo non avviene a causa delle paghe o degli orari, né delle condizioni di lavoro, né della gestione dell'azienda. Gli operai sono indifferenti al lavoro per la sua intrinseca natura, poiché esso non richiede capacità particolari, non è 'interessante', non è 'loro', non ci si sentono 'dentro', ciò che producono non è realmente utile.
Penso che l'importanza data alla Sicurezza sia, in larga misura, un effetto della reazione rassegnata alla propria incapacità di rendersi conto se il lavoro delle proprie mani sia utile a qualche cosa; perchè, in una condizione normale di vita, se quel che facciamo è utile. Abbiamo la sicurezza di essere necessari...Ciò è indicato dall'importanza capitale che i lavoratori attribuiscono all'essere 'dentro' alle cose, e all''apprezzamento del lavoro fatto'.
Questi uomini vorrebbero un lavoro valido, che sia in qualche modo 'loro', e non possono averlo.
Non è questo 'lo spreco delle nostre risorse umane' ?

Passiamo ora a considerare le prospettive di lavoro delle persone dotate di intelligenza verbale.
Per quelli che appartengono a questo gruppo il problema di trovare un lavoro da uomo è più difficile, e la loro disillusione più pungente; e ciò, semplicemente, perchè costoro non possono astenersi dal porre questioni di carattere più generale, ad esempio sull'utilità del lavoro.
L'indifferenza' del lavoratore più intelligente tende ad apparire più nettamente come rassegnazione profonda, ed il suo cinismo si acuisce ancora oltre.
Supponiamo che il nostro giovane di divenire insegnante di scuola elementare.
Coloro che vi si dedicano non sono facili a soccombere al cinismo o all'indifferenza; i bambini sono troppo vivi e immediati perchè gli insegnanti possano diventare insensibili.
Ma come possono, gli insegnanti, non provare disperazione prima, e rassegnazione poi, essendo i sistemi scolastici quello che sono ?
La rassegnazione si determina, psicologicamente, nel modo seguente. Frustrati nella loro azione essenziale, non possono tuttavia mandare al diavolo il lavoro, così l'ira si ripiega su se stessa e diventa rassegnazione.
(Naturalmente, l'insegnante rassegnato può poi assumere un viso contento e continuare ad essere molto attivo).

Che accade, poi, a coloro che, dotati di intelligenza verbale, non si sentono portati ad una professione di pubblica utilità e non hanno nessuna particolare inclinazione scientifica o artistica?
I più entrano nella cerchia del commercio, del divertimento, della direzione d'affari e della propaganda commerciale. Si può dire subito che qui non è il caso di parlare di utilità o di onore, e quindi un ragazzo che mira ad una carriera da uomo non la cercherà qui. Ma, anche se possiamo sorvolare sugli aspetti penosi e spiacevoli di queste professioni ben pagate, esse sono per noi di particolare interesse per il modello che offrono all'adolescente.
Consideriamo gli uomini e le donne che fanno pubblicità televisiva presentando un prodotto o cantando canzonette pubblicitarie. Sono pagliacci e manichini nell'espressione del volto, nell'atteggiamento e nella voce.
Sono esseri umani che eseguono e organizzano questo lavoro (tra l'approvazione generale, oltre tutto). Essi non sono buoni modelli per il ragazzo che cerchi un lavoro da uomo, utile e necessario in se stesso, che richieda energie e capacità da uomo, e che possa essere svolto con onore e dignità.
Ma la valutazione di questi personaggi è molto diversa.
Scrive ad esempio Jackie Robinson: 'Al Senato suggerii di valersi delle celebrità e dei divi dello sport, dello schermo, del teatro e della televisione. Essi possono collaborare avvicinando ragazzi delinquenti. Offrendo 'eroi' positivi che i ragazzi conoscono e con cui possono parlare, potrebbero contribuire ad incanalare in senso buono e positivo le lorol normali aspirazioni al prestigio e ad una posizione sociale.'
Così, quando ad una rappresentanza di studenti secondari dell'Oklahoma, fu chiesto chi avrebbero voluto essere, fra le persone viventi, i ragazzi indicarono Pat Boone, Ricky Nelson e Eisenhower, mentre le ragazze scelsero Debbie Reynolds, Elisabeth Taylor e Natalie Wood.



Paul Goodman (in questi brani tratti dal fantastico 'La gioventù assurda. Problemi dei giovani nel sistema organizzato', scritto niente di meno che nel 1956, ma di un'attualità e di una lucidità sconcertanti) parla oggi agli elettori tutti, ed in particolare agli elettori del PD , ai votanti e ai candidati delle sue Primarie; ed anche a chi -oggi come ieri- blatera di lavoro, centralità e dignità del lavoro, imprescindibilità del lavoro, etc etc, mentre intanto fa la festa ai lavoratori, il lavoro muore, e la vita (forse) è altrove.