lunedì 9 gennaio 2017

oche giulive

                                                                                                                                       A John Berger
                                                                                                                                     in loving memory


Mi sembrò sollevato, chiese:
-Oggi lavori ?
-No, non lavoro più.
-Veramente ?
-Veramente.
-Papà dice che chi non lavora non mangia.
-Tuo padre ha sempre ragione. Non mangerò.
-Se non lavori, giochiamo ?

24 ottobre. Il primo a segnalarti il declino è il telefono, squilla sempre di meno.
Poi piano piano diminuisce anche la posta cartacea, quella elettronica.
Spesso penso: meno male che non sono su facebook o su twitter, i segnali sarebbero ancora più vistosi. D'altra parte non fare uso dei social è anch'esso un segno di come sono finito fuori del tempo. Lavori, certo, continueranno ad arrivarmene, ma col contagocce, senza l'accavallarsi caotico di una volta. Dico a me stesso che mi cercano poco o niente perchè faccio il difficile. Però non è così. La verità è che molti di quelli che hanno apprezzato le mie capacità o sono vecchi quanto me, o sono morti, o sono stati messi fuori gioco. E' normale dunque che il cellulare ronzi di rado e io passi le giornate sostanzialmente chiuso in casa, leggendo e rileggendo James...
Quando James, nel 1906, a sessantatre anni, scrisse The Jolly Corner, the jolly joker, il giocatore giulivo, era una carta abbastanza giovane.

A casa di Betta i termosifoni sono sempre tiepidi. Mezzo secolo fa non c'erano affatto. Gli infissi chiudevano male, gli spifferi erano taglienti, d'inverno si moriva di freddo.
E tuttavia non ricordo questo gelo insopportabile, è un freddo nuovo fatto un po' di stanchezza, un po' di malattia, un po' di cattivo umore, un po' di vecchiaia...

Solo adesso, in vecchiaia, mi pare condivisibile un concetto che in realtà ho sempre detestato e cioè che la forza della bellezza sta nel non avere motivazioni, nemmeno -scrive James- il fantasma di una motivazione. Ma ormai è troppo tardi, la testa è quella che è. Ho detto a mio genero, tanto per chiacchierare: non ho mai fatto un quadro senza cercare una ragione grande per mettermi al lavoro. E lui, con gentilezza: è giusto, ma se i quadri sono piccoli, le grandi motivazioni non li rendono grandi. E' un uomo fatto così, la sua aggressività si manifesta con garbo.
Una volta -era passato per Milano- m'è venuto da confidargli: credo di aver fatto tutto quello che potevo fare, forse è arrivato il momento di fermarmi. Saverio ha subito acconsentito: sì, è vero, a una certa età bisogna fermarsi. Ci sono rimasto male...

(da Scherzetto (2016), di Domenico Starnone, un giocatore giulivo di 73 anni...)


Dopo un'infinita estate e un caldissimo autunno è arrivato il grande freddo artico.
Un freddo a sua volta esagerato, eccessivo, che sta paralizzando intere aree del paese, soprattutto in un Sud poco allenato alla neve e al gelo.
Io, un po' imprudentemente mi sono rapato e sbarbato a fondo, in attesa del clima tropicale indonesiano (partiremo tra una settimana).
Abbiamo riordinato la cucina e smosso le credenze ((solo quelle di casa, quelle religiose e ideologiche restano ferme lì, in freezer).
Festeggio anche così il mio 56.mo anno, giunto ieri, quasi clandestinamente, a completarsi nelle gambe e nella mente.
Abbiamo deliberato con Vivi che da ora in poi lei crescerà anno per anno, mentre io ne perderò uno all'anno, così tra 12 anni ci raggiungeremo almeno nell'età.

Nel freddissimo inverno che ci avvolge, il cuore resta caldo.
Ci siamo riscaldati anche i piedi e le mani, a lungo.
Proseguiamo ad attraversare il gelo del mondo, un grande freddo mondo che mette solo tanta tristezza: poveracci buttati sui marciapiedi, guerre nelle città-disastro e attentati al divertimento e allo svago, finte feste e farisei solidarismi di gente che prosegue a votare PD e a farsi i cazzi suoi per tutto il resto dell'anno.
Produciamo le cause e curiamo gli effetti: ci teniamo Minniti, quel Berjia senza Stalin, che agli Interni si prepara a moltiplicare i lager per respingere immigrati.
E poi ci commuoviamo per i negretti senza scarpe.
Ci teniamo Padoan e Draghi, che stanno affamando intere generazioni di precari e disoccupati, che poi assistiamo da barboni, dopo aver lasciato in auto i barboncini.
Paternalismo e maternalismo insieme, a distruggere la vita nell'aiutarla, come sempre.

Oggi son sceso dalle stelle al freddo e al gelo.
Mi attende una settimana nella grotta.
Di pura sospensione nel nulla.
A proposito di poetica e inattuale sospensione: andate a vedere 'Paterson'.










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