venerdì 8 luglio 2022

palle maestre

 

A proposito della catastrofe climatica (inutile implorare ancora qui di smetterla di chiamarla 'cambiamento' !) vi propongo altri due brani da Kafka quali perfette metafore del nostro atteggiamento cronico rispetto ad essa.

Nel primo ci troviamo dinanzi all'indifferenza che segue sempre alla spettacolarizzazione del momento; nel secondo ai passaggi classici automaticamente ripetuti oggi da tutti noi: iniziale (finta) sorpresa, persistente rimozione, tentativi di mitigazione, ipocrita trasferimento del problema verso le generazioni future.


Coloro -io sono di questi- che hanno ripugnanza anche di una piccola talpa comune, sarebbero probabilmente morti dal disgusto se avessero veduto la talpa gigante che fu osservata alcuni anni or sono nei pressi di un piccolo villaggio il quale ne trasse una certa passeggera rinomanza...

Molte persone vennero per curiosità da luoghi lontani, persino dall'estero; non vennero invece proprio quelli che avrebbero dovuto mostrare più che la sola curiosità.

Anzi, se alcune persone comuni, il cui quotidiano lavoro non lasciava loro, si può dire, nemmeno il tempo di respirare, se costoro non si fossero occupati della cosa disinteressatamente, la notizia del fenomeno non sarebbe forse neppure uscita dalla cerchia più ristretta...

Si lasciò che l'unica trattazione scritta del caso la facesse il vecchio maestro del villaggio...L'opuscolo fu stampato e venduto largamente a quel tempo ai visitatori del villaggio, ma il maestro era abbastanza intelligente da capire che i suoi sforzi isolati, senza alcun appoggio, erano in fondo privi di valore.

Se nonostante tutto continuò e dedicò tutta la vita a questo problema, benchè per sua natura diventasse di anno in anno più disperato, ciò dimostra da una parte quanto grande fosse l'impressione suscitata dal fenomeno e d'altro canto quanta costanza e coerenza si possano incontrare in un maestro rurale vecchio e trascurato.

Quanto però abbia avuto a soffrire per l'atteggiamento ostile delle personalità competenti, è provato da un'appendice aggiunta al suo scritto, sia pure soltanto dopo alcuni anni, in un'epoca però in cui forse nessuno poteva ricordare di che cosa si era trattato.

In questa appendice egli si lamenta....dell'incomprensione incontrata presso coloro dai quali meno se la sarebbe aspettata...


(da Il maestro del villaggio, 1914)



Mentre Blumfeld davanti alla porta cava di tasca la chiave nota un rumore che viene dalla sua stanza...Egli apre in fretta e gira l'interruttore della luce. Ecco, a quello spettacolo non era preparato: due palle di celluloide bianche a righe azzurre saltellano affiancate sul pavimento; quando l'una batte per terra, l'altra è in aria e così giocano senza stancarsi...

Egli fa per afferrarne una, ma esse si scansano e se lo tirano dietro per la stanza...Esse fuggono subito, ma Blumfeld le spinge divaricando le gambe in un angolo della stanza e davanti al baule che sta all'angolo riesce ad acchiapparne una...

Come preso dalla collera, Blumfeld scaraventa la palla per terra ed è miracolo che essa non vada in pezzi. Senza intervallo le palle riprendono a fare come prima i loro salti brevi e concordi...

Una o due volte si gira a guardare le palle che, non essendo inseguite, pare vogliano inseguire lui...

Blumfeld si gira all'improvviso per vedere come fanno, ma appena si è girato quelle descrivono un semicerchio e sono subito dietro a lui; e ciò si ripete ogni qual volta si gira...

Fino ad oggi, in tutti i casi eccezionali, quando la sua energia non era sufficiente a dominare la situazione, Blumfeld aveva adottato il ripiego di far finta di nulla. Spesso gli è servito e per lo più ha almeno migliorato la situazione.

Anche ora si comporta così, si ferma davanti alla rastrelliera delle pipe, ne sceglie una alzando le labbra, la carica meticolosamente, e tranquillo lascia che dietro di lui le palle facciano i loro salti...

Ora le palle saltano sotto la tavola e, poiché c'è il tappeto, si sentono poco. E' un gran vantaggio: sono rumori sordi, debolissimi, e per afferrarli bisogna stare molto attenti...Se sui tappeti si fanno notare così poco, Blumfeld pensa che questa sia una grande debolezza delle palle. Basterà aggiungere ancora un tappeto o magari due e quelle saranno quasi impotenti.

Soltanto per un certo tempo, beninteso, tanto più che la loro esistenza indica già una potenza notevole...

Blumfeld non ha nessuna voglia di distruggerle; può anche darsi che gliene manchi la risolutezza. La sera ritorna stanco dal lavoro...Soltanto ora si accorge di quanto sia stanco. Distruggerà indubbiamente quelle palle, e anche molto presto; ma non per ora, probabilmente soltanto il giorno dopo...

A questo punto gli viene in mente che il modo migliore per renderle innocue potrebbe essere quello di portarle verso la loro vera destinazione. Nell'ingresso c'è ancora il ragazzo, il figlio della donna di servizio. Blumfeld gliele regalerà, gliele donerà espressamente...E tutta la casa vedrà giocare il ragazzo, altri bambini si uniranno a lui; l'opinione generale che si tratti di palle per giocare, e non già di compagne di Blumfeld, sarà incrollabile ed inoppugnabile...


(da Blumfeld, uno scapolo anzianotto, 1915)

1 commento:

  1. Similitudini, rapporti analogici perfettamente calzanti! Complimenti per aver saputo pregevolmente scegliere dei brani di nitida , geniale narrativa.

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