martedì 7 dicembre 2021

neo-bigottismi liberali

 

In un tempo di così intense rivelazioni (apocalìpsis) gli umani dovrebbero finalmente porsi delle domande radicali: riandare alla radice dei problemi in cui si sono infilati, soffocati in un'inestricabile rete di rimandi.

Non provando neppure a farlo, proseguiremo a dibatterci tra emergenze e soluzioni (che parlano la stessa lingua dell'emergenza e la rafforzano, rendendola cronica).

Il circuito delle punizioni e dei ricatti, delle recriminazioni e delle rivendicazioni di ogni parte e da ogni parte contro altre parti (e tutte che ritengono di essere dalla parte della ragione e mai del torto):

questo è quel che viviamo e che ci aspetta.

Abbiamo già a lungo discusso, a questo proposito, delle strategie anti-pandemia.

Il vaccino imposto a tutti come unica soluzione di fronte all'emergere di un processo catastrofico di vastissima portata e con ramificate, profondissime implicazioni (ecologiche, economiche, politiche, sanitarie), che vengono rimosse, annullate, coperte proprio dall'illusione-ossessione ri-ciclicamente immunizzante. 

 

Ma oggi vorrei invece ripartire da altre due questioni, emerse nei giorni scorsi con una certa pubblicità infodemica.

La prima è la presunta soluzione politicamente corretta alle discriminazioni interculturali in Europa: abolire il Buon Natale e augurare le Buone Feste.

La neutralizzazione della differenza quale mitigazione del problema e possibile rimozione del conflitto: questa la proposta della Commissione Europea per evitare discriminazioni.

Come se le discriminazioni fossero nelle parole, nelle regole e nelle procedure.

E non nella carne, negli sguardi e nelle azioni quotidiane.

E come se il non senso del Natale fosse un problema loro, e non nostro.

Proposta illudetica: facciamoci, tutti, solo gli auguri di fare Buoni Acquisti.

Questo sì che potrebbe unificarci in un unico mondo, il mercato, unica vera religione oggi.

Nessuna religione aveva mai funzionato meglio, nessuna cultura si era mai diffusa con tale velocità.

Lì sì che non ci sono discriminazioni, lì sì che siamo tutti uguali.

Basta avere i soldi e consumarli. E più ne hai e più si accresce (e si condivide comunitariamente) la fede nel loro valore. Qualcuno resta sempre escluso, è vero.

Ma -per favore- non umiliamolo oltre: non potendogli neppure augurare 'Buoni acquisti', facciamogli almeno vivere serenamente la gioia di un panettone alla mensa della Caritas.

 

 

La seconda è la presunta  soluzione politicamente corretta alle discriminazioni intersessuali: abolire le pacche sul culo, le fischiate e gli apprezzamenti salaci degli uomini verso le donne per strada.

Definirli come 'violenze sessuali' e non più solo come 'molestie' rappresenterebbe la nuova strada per limitarle e addirittura impedirle.

E tutto questo viene propagandato dagli stessi che proseguono a non far salire le donne sul tetto di cristallo, a non pagarle come si pagano gli uomini per lo stesso lavoro, a portarsi le escort a letto, a mostrare tette e culi fashionisti sulla pubblicità e per ogni dove, a smanettare sui siti porno da mane a sera.

Proposta illudetica: fra tutte le giornate dedicate a tutto, perché non ne dedichiamo una alle pacche sul culo? Nella prima mezza giornata, quella del 'Porgi l'altra natica!', le donne si segnano, sulla gonna o sui calzoni, il punto esatto in cui esigono di essere palpate e si aggirano così per le strade, indicando il punto ai maschi che stanno loro intorno, in cerca di soddisfazione.

E lamentandosi con loro, se non avviene.

La seconda mezza giornata potrebbe essere poi quella delle 'Pari opportunità', finalmente davvero realizzate: le donne si aggireranno per la città con delle belle manone pelose da lascivo patriarca e potranno accarezzare, palpare, colpire con quelle tutte le natiche dei maschi che trovano qua o là, senza preavviso. E commentare con loro, nel dopo-gioco, vissuti, pensieri e vergogne.

Non sarebbe ben più efficace (e ben più divertente) di qualunque nuova punizione per inasprito decreto?




Nessun commento:

Posta un commento