mercoledì 2 aprile 2025

pèrdere il perdòno per dono

 Qualche giorno fa ho fatto un intervento in facoltà sul perdono..


Per iniziare a costruire una cultura del perdono (ma io preferirei dire della 'riconciliazione unilaterale'), che non sia corrosa da un buonismo pacificante, di matrice laica o religiosa, è necessario disarmare le menti, cioè decostruire la cultura della colpa.

Cultura sulla quale si fonda buona parte dei nostri processi e delle nostre strutture di civilizzazione, a sua volta sorretta da alcuni capisaldi, che qui posso solo limitarmi ad accennare:

  • il sacrificio (vedi Girard ed i suoi scritti sul capro espiatorio);

  • la volontarietà (sulle aporie della volontà e del libero arbitrio in relazione alla liceità della pena, vedi ad es. Karman di G. Agamben);

  • il merito, che traduce in democrazia quel che il modello 'premio-punizione' rappresenta(va) nei sistemi autocratici.

Da qui si può intuire la complessità del tentativo che qui vorremmo proporci ed i motivi per cui, all'inverso, risultino sempre più probabili -se restiamo all'interno di quegli assunti- che si realizzino invece i processi inversi, animati da spirito di rivalsa, risentimento, vendetta, spesso ammantati e malcelati dalla parola-toccasana: giustizia.

'L'errore non esiste. Non ci sono colpevoli e innocenti, non esistono meriti e peccati, il bene e il male; colui che ha inventato queste idee ha messo l'uomo fuori strada.' (O. Tokarczuk, I vagabondi)

Si vuole diventare migliori, si dice; in realtà ci si vuole rendere le cose più facili. (E. Canetti)

E non può essere un caso -ma anzi una conseguenza necessaria ed inevitabile- che tutti noi, ma soprattutto i giovani, vivano oggi una sensazione di fortissima inadeguatezza, corredata da altissime ansie di prestazione e irresolubili sensi di colpa.

'Sbaglierò tutto -dice mio fratello- sento arrivare solo i pensieri sbagliati. E se faccio casini?', vuole sapere. Si è rimesso a fumare, una sigaretta dopo l'altra dopo l'altra. 'Sarai perdonato', gli dico.' (J. Offill, Tempo variabile).

La visione nonviolenta (sistemico-ecologica) propone un paradigma alternativo, in cui la colpa è sganciata dalla responsabilità ed anzi viene considerata come un dispositivo di copertura per evitare le responsabilità e per non sentirsi parte del problema.


L'area nera è caratterizzata proprio dall'(auto)colpevolizzazione e nutre e si nutre di una cultura individualistica e securitaria.

Il passaggio all'area blu è delicato e sempre precario, ma è l'unico a poter determinare una vera e reciproca corresponsabilità, seppure in diverse misure e gradi tra le parti; solo qui si possono creare fiducia ed autonomia nella relazione tra le persone e i gruppi.

Un ulteriore, rarissimo, salto è quello prefigurato nell'area verde: la ricontestualizzazione.

Cioè la possibilità di riconsiderare il problema dall'alto, in una sapiente accettazione dell'accaduto, divenuti capaci (come è stato per Gesù, Francesco d'Assisi, Gandhi, Buddha, Socrate, Nelson Mandela e altri...) di un'altissima consapevolezza che va oltre il bene ed il male, l'azione e la reazione, il crimine e la giustizia degli umani.

'Quando l'arcobaleno delle culture umane si sarà inabissato nel vuoto scavato dal nostro furore; finchè noi ci saremo ed esisterà un mondo – questo tenue arco che ci lega all'inaccessibile resisterà; e mostrerà la via inversa a quella della nostra schiavitù, la cui contemplazione, non potendola percorrere, procura all'uomo l'unico bene che sappia meritare:sospendere il cammino; trattenere l'impulso che lo costringe a chiudere una dopo l'altra le fessure aperte nel muro della necessità e a compiere la sua opera nello stesso tempo in cui chiude la sua prigione; questo bene che tutte le società agognano, qualunque siano le loro credenze, il loro regime politico e il loro livello di civiltà; in cui esse pongono i loro piaceri e i loro ozi, il loro riposo e la loro libertà...'

(C. Levi-Strauss, Tristi tropici)









L'area nera è caratterizzata proprio dall'(auto)colpevolizzazione e nutre e si nutre di una cultura individualistica e securitaria.

Il passaggio all'area blu è delicato e sempre precario, ma è l'unico a poter determinare una vera e reciproca corresponsabilità, seppure in diverse misure e gradi tra le parti; solo qui si possono creare fiducia ed autonomia nella relazione tra le persone e i gruppi.

Un ulteriore, rarissimo, salto è quello prefigurato nell'area verde: la ricontestualizzazione.

Cioè la possibilità di riconsiderare il problema dall'alto, in una sapiente accettazione dell'accaduto, divenuti capaci (come è stato per Gesù, Francesco d'Assisi, Gandhi, Buddha, Socrate, Nelson Mandela e altri...) di un'altissima consapevolezza che va oltre il bene ed il male, l'azione e la reazione, il crimine e la giustizia degli umani.

'Quando l'arcobaleno delle culture umane si sarà inabissato nel vuoto scavato dal nostro furore; finchè noi ci saremo ed esisterà un mondo – questo tenue arco che ci lega all'inaccessibile resisterà; e mostrerà la via inversa a quella della nostra schiavitù, la cui contemplazione, non potendola percorrere, procura all'uomo l'unico bene che sappia meritare:sospendere il cammino; trattenere l'impulso che lo costringe a chiudere una dopo l'altra le fessure aperte nel muro della necessità e a compiere la sua opera nello stesso tempo in cui chiude la sua prigione; questo bene che tutte le società agognano, qualunque siano le loro credenze, il loro regime politico e il loro livello di civiltà; in cui esse pongono i loro piaceri e i loro ozi, il loro riposo e la loro libertà...'

(C. Levi-Strauss, Tristi tropici)








lunedì 31 marzo 2025

war keeping

 

Stati volenterosi vari, guidati dai cavalieri dell'apocalisse francesi e britannici, vogliono creare la Forza di rassicurazione, da mandare in Ucraina.

Ma rassicurazione per chi? Non certo per la Russia.

E come si può pensare di arrivare ad una pace qualunque, o anche soltanto ad una tregua, senza rassicurare anche e soprattutto il nemico?

Non può esistere sicurezza reciproca senza reciprocità nella sicurezza.

L'Europa disunita lo sa bene. E si prepara alla guerra, invitandoci -tra frizzi e lazzi- a dotarci di uno zainetto per la resilienza, per resistere chiusi in casa almeno 72 ore, magari proprio sotto un bombardamento (atomico) russo.


Intanto, Israele sotterra definitivamente i palestinesi con un volantino più spietato delle bombe: qualunque cosa vi faremo, al mondo non gliene fregherà nulla.

Ed è proprio così, purtroppo. Possono fare quel che vogliono e nessuno reagirà.

Così come può farlo Erdogan contro i suoi stessi cittadini.

Ed il regime birmano, che bombarda dai cieli una popolazione già stremata dal terremoto.

In Israele ci vorrebbe un'alyà alla rovescia: ebrei che lasciano in massa il paese per non essere complici di un genocidio. Oppure sogno un'occupazione alla rovescia: i palestinesi di Gaza che trovano la forza di abbandonare Hamas e attraversano il confine, stanziandosi in territorio israeliano.


Insisto: come già accaduto in Iran e -ancor prima- nelle primavere arabe, i regimi autocratici resistono a qualunque manifestazione di piazza, anche se quotidiane e di massa. Accade anche qui da noi, ormai. Figuriamoci lì.

Gli stati vanno paralizzati in quel che li tiene in piedi: il lavoro quotidiano, le attività economiche, il sostegno alle istituzioni burocratiche in cui operiamo giornalmente.

Se non si bloccano queste, e si prosegue a collaborare a quel livello, è inutile correre a manifestare ogni sera, dopo il lavoro.

E non si può proseguire a votare, quelli che ci dominano, o altri che dicono di opporsi. Primo, perchè questi ultimi lì non riescono neanche più ad arrivare liberi, sani e salvi al voto; secondo, perchè -anche se ci arrivassero -come già accaduto ripetutamente anche qui da noi (Cinque stelle docent)- farebbero proprio quel che contestavano ai loro avversari.


Lo si dimostra di nuovo oggi: la posizione pacifista di Conte non sarebbe la stessa se fosse al Governo. Ed i distinguo della Schlein sul riarmo non avrebbero trovato alcuna voce se il PD fosse in maggioranza.

Se Draghi, Monti, Letta, Gentiloni, Renzi potessero tornare a governarci oggi, sarebbero già sdraiati ai piedi della Von Der Leyen.

Altro che anomalia meloniana!

La situazione è talmente assurda che -per rallentare la psicosi in corso- dobbiamo confidare nei patrioti salviniani. E nel compagno Trump.

Ma è una fiducia mal riposta, lo so: quando la guerra avanza nelle menti, ancor più che nelle cose, nessuno può fermarla.

Neppure i più sbruffoni.

giovedì 20 marzo 2025

dispotismi lucidati

 Approvato che la Terra è del Signore, come la sua abbondanza; approvato che la Terra viene concessa ai santi; approvato che noi siamo i santi. (da un assemblea cittadina, tenutasi a Milford, Connecticut, nel 1640)

La tirannide tende a tre fini: che i sudditi abbiano pensieri meschini (un pusillanime non si rivolterà contro nessuno), secondo, che siano in continua diffidenza l'uno dell'altro (la tirannide non si distrugge prima che si stabiliscano rapporti di reciproca fiducia tra loro: per questo i tiranni fanno guerra contro gli uomini eccellenti, in quanto dannosi al potere, non solo perché questi non ritengono giusto essere soggetti a un governo dispotico, ma anche perché sono leali con se stessi e cogli altri e non tradiscono né se stessi né gli altri), terzo, che siano nell'impossibilità di agire (perché nessuno si accinge all'impossibile e quindi neppure a sovvertire la tirannide, quando ne manchi la possibilità)…

Eppure a chi voglia riflettere potrebbe forse sembrare davvero strano che compito dell'uomo di stato sia poter esaminare i mezzi per dominare e tiranneggiare gli altri, volenti o non volenti. Come potrebbe essere degno di un uomo di stato o di un legislatore ciò che non è legale? E non è legale dominare, non solo secondo giustizia, ma anche contro giustizia: e si può esercitare la forza anche ingiustamente...Eppure i più pare che ritengano il dominio dispotico una vera forma di governo, e quel che ciascuno non crede giusto né utile per se stesso, non si vergogna di usarlo cogli altri…

La grandissima maggioranza degli stati militaristi rimangono in piedi quando combattono, crollano quando hanno conquistato un impero: in tempo di pace perdono la tempra, come il ferro. Responsabile è il legislatore che non li ha educati a saper vivere in ozio.

(Aristotele, Politica, libri VI e VII)


Gli uomini (e donne-uomini) di stato si stanno rivelando per quel che sono: dei despoti che, più si scoprono impotenti verso chi e ciò che è più forte di loro, più si fingono onnipotenti verso chi e quel che tengono sotto (e va sempre più giù). Gli esempi non sono mai mancati nella storia, ma oggi è in corso una gara tra loro che non si era più vista da tempo.

La lucida follia della Meloni: ha parlato di 'riarmo sostenibile' e ha dichiarato però che la dizione 'Rearm Europe' è fuorviante. Ha poi letto parti del Manifesto di Ventotene, onestamente ammettendo -per chi avesse ancora dei dubbi- che 'quella non è la sua Europa'. Purtroppo non è neppure quella di molti che si stracciavano le vesti e le sbraitavano contro (per lesa maestà nei confronti dei Padri tutelari) e neppure quella della von der Leyen (che molti di loro hanno rieletto)). E meno male che, votandola, volevano evitare l'avanzata dell'estrema destra!

La lucida follia della pastora tedesca non è particolarmente originale: siamo ancora lì, come sempre, al 'si vis pacem, etc etc...' (mi vergogno anche solo a ridirlo intero…). La novità è però che 'Dobbiamo prepararci alla guerra!'. La locomotiva tedesca -che non cresce ed anzi declina da un pò- deve militarizzare la sua produzione, se vuole restare in alto, proseguire a crescere e a dominare l'Unione. Allarmare ancora una volta col pericolo russo serve soprattutto a questo. Una Germania super-armata e potente, una Germania con i baffi, ecco il vero pericolo per l'Europa e per il mondo intero: altro che Russia!

La lucida follia di Trump è quella di credere che le guerre si fermino con i soldi, con i ricatti e con la fretta. Ci sta già sbattendo contro in Palestina (la tregua è già finita) e con la Russia (non è iniziata -se non al telefono- e non ci sarà a breve). Netanyahu prosegue a fare quel che vuole, come ha sempre fatto, col permesso di tutti, in barba a qualunque negoziato. Ed è Putin a dettare le sue condizioni e a poter prendere tempo semplicemente perché ha vinto la guerra; e -ancor più semplicemente, se non fosse per i morti- altri (l'Europa e Zelensky) non le possono dettare perché l'hanno persa. Neanche Dio onnipotente potrebbe fermarli (e neppure il Dio degli eserciti). Figuriamoci Trump!

E chi prova a fermare la lucida follia di Erdogan ? Ocalan chiede al PKK di deporre, finalmente, le armi e lui, in tutta risposta, che fa? Fa arrestare il sindaco di Istanbul per corruzione e appoggio verso i 'terroristi curdi'. Ogni capo di governo sta solo cercando di tenersi in piedi e tenere il potere in questo marasma, con qualunque mezzo. Ma Erdogan è veramente insuperabile: riesce a fornire droni a tutti e a proporsi come mediatore, stare in Occidente ed entrare nei Brics, stare nella Nato e colludere con i suoi nemici, far fare le elezioni ma eliminare i rivali, sostenere la Palestina ma far soldi con i sauditi. Fantastico!

La lucida follia di Draghi ci avvolge ancora nelle sue spire: persevera con le sue ricette, che stanno alla base del disastro in cui già siamo, ma è considerato un sapiente e va ascoltato con devozione. La saggezza nonviolenta direbbe altro (https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/03/07/guerra-riarmo-cinque-passi-pace-ucraina-nonviolenza/7898653/), ma chi la ascolta? Nessuno!


lunedì 17 marzo 2025

sicuramente perduti

 Quando i colonialisti europei non riescono o non possono coinvolgere quei baracconi chiamati ONU e NATO si inventano le coalizioni dei volenterosi.

La loro campagna d'Ucraina è iniziata, dopo aver già dato il meglio di sé in Iraq o in Libia.

Per quanto appaiano molto ripetitivi nei metodi, sempre piuttosto bellicisti, sono di solito creativi nel creare i loro motti automotivanti: ora è la volta di SECURING OUR FUTURE. E almeno sono chiari: è il loro futuro che gli interessa proteggere, non quello degli altri.

Peccato che pensare alla propria sicurezza senza tener conto degli altri non potrà che metterla ulteriormente a repentaglio, come dimostrano gli eventi della storia, soprattutto recente.

Non c'è sicurezza per nessuno, se la fiducia reciproca viene compromessa proprio dal fatto che ognuno pensi soltanto alla propria, indipendentemente -o addirittura contro- quella degli altri.

Vale per le relazioni di coppia, come per i condomini e gli stati. 

Ma continuano a vivere e ad agire come se non fosse così. Fanno sospettare che amino creare disordine e paura solo per dominarci meglio.


L'altra parola d'ordine su cui si sono attestati è PACE GIUSTA.

La parola 'pace' -già da loro ripetutamente inquinata e mistificata tanto da renderla ormai inutilizzabile- non basta più neanche a loro. Deve essere giusta. Non si erano mai posti il problema quando hanno chiuso le loro guerre in Jugoslavia, in Iraq, in Libia, in Afghanistan, in Palestina. Lì l'importante era scappare prima possibile, lasciando i cocci a chi restava, dopo essersi garantiti il massimo dei propri interessi economici e geopolitici. Ora no: perché la Russia non può e non deve entrare a far parte del loro gruppo e non sarebbe giusto che ottenesse con l'aggressione e col sopruso quel che sta ottenendo con la guerra.

Ma tutti loro sanno bene che l'otterrà e che la pace giusta non ci sarà: il tempo è trascorso ed ora anche Putin vuole 'finire il lavoro', così come farebbero loro. Niente tregua, per ora, quindi. Perché, se si voleva giungere a qualcosa di almeno minimamente più equo, le trattative andavano aperte prima o subito dopo l'attacco militare russo, non a fine guerra. Ma avevano da vendere le loro armi ed i loro servizi satellitari, allora. La pace, allora, non sarebbe stata giusta (per loro).

Ed anche ora la pace sarebbe giusta se e solo se i dividendi della guerra e della ricostruzione fossero equamente distribuiti tra loro e Putin, ed è su questo che si sentono (giustamente) fregati da Trump, che invece se li vuole spartire lui col nuovo amichetto oltre Urali.

A tutti questi, dell'Ucraina e di una pace giusta per lei, non gliene è mai fregato nulla.

Così come della sorte dei palestinesi.

Credo che, almeno questo, sia ormai chiaro a tutti.


Negli ultimi decenni, tutti concentrati sulla persistenza o meno del patriarcato, ci si è dimenticati di considerare i suoi parenti terribili e minacciosi: il paternalismo ed il patriottismo. E mentre ci si lanciava contro i patriarchi residui, il richiamo all'autorità del Padre ed all'amore per la Patria proliferavano indisturbati, ed anzi ridestati ed osannati.

Come se da essi potesse addirittura giungere la salvezza da confusione e incertezze crescenti.

Come se fossero la soluzione.

Ora che vediamo tornare gli Stati nazionali che paternamente ci impongono il riarmo, e lo fanno proprio attraverso l'Europa unita, fingiamo di dimenticare l'inno di Mameli (o quello tedesco o francese, tutti intrisi di esaltazione di morte, supremazia e guerra) e vorremmo rifugiarci nell'inno alla Gioia.

Da qui la manifestazione-pateracchio di sabato per l'Europa: siamo TUTTI europei, siamo UNITI, stiamo UNITI!

Operazione nostalgia: populismo da strapazzo di una maionese impazzita.

Ma in cosa e da cosa era unita quella piazza?

Dalla paura di chi si sente perduto.

Dall'impotenza di chi sa di aver già perso.

Dalla minaccia di un nemico comune finalmente ritrovato e mai davvero perduto.

Dalla perdita di un sogno che volava oltre gli stati e la guerra: proprio l'Europa di Ventotene.

giovedì 13 marzo 2025

l'avvenire di un'illusione

 Il tempo delle illusioni è finito (Ursula von der Leyen)

La rivoluzione dettata dal capitale sta sostituendo una vecchia oligarchia, ancora mediata dal potere politico dei partiti tradizionali, con una nuova oligarchia plutocratica che ora prende direttamente ed apertamente il potere in forma di dominio autocratico e post-democratico.

L'anarco-capitalismo finanziario e militare, che già ci governava per procura e sotto copertura liberal-liberista, può ora scoprirsi apertamente e giungere ad una sua nuova fase, che non prevede più, neppure formalmente, l'esistenza del vecchio sistema, dopo averlo parassitato per decenni.

L'ascesa dei partiti d'estrema destra ne rappresenta soltanto l'epifenomeno superficiale.

E non serviranno, se non a rinviarla inutilmente e a renderla ancora più estrema quando giungerà al governo (come dimostrano le esperienze recenti del post-Biden e del post-Draghi), gli escamotage giuridico-elettorali che l'ancient regime oligarchico sta escogitando in Francia, in Germania e, in questi giorni, in Romania, pur di tentare di rimanere al potere per qualche mese o anno in più.

Tutto questo farà irritare ancora di più gli elettori, già inveleniti dalle menzogne, dall'impotenza e dall'impoverimento, che non potranno fare altro che astenersi o votare sempre più a destra, così come sta già avvenendo ovunque in Europa e nel mondo.

Noi, qui in Italia, abbiamo già vissuto l'esperienza di un piccolo Trump. Berlusconi ha tentato ripetutamente di fare quel che ora sta provando a fare il potente ciuffo biondo: i diktat bulgari contro giornalisti e autori satirici, la sua visione imprenditoriale della politica, i rapporti intimi sul lettone di Putin, gli infiniti processi giudiziari per i suoi sbandamenti erotici e fiscali.

Per quanto sia stato ormai santificato (ed eletto e rieletto, come Trump, nonostante tutto questo), non possiamo dimenticarlo. 

Ma i tradizionalisti del regime 1 erano allora ancora troppo forti: pian piano sono riusciti a democristianizzarlo e a trasformare il suo partito in quel che ora è Forza Italia; attraverso le borse e i mercati lo costrinsero, obtorto collo, a dimettersi e imposero al suo posto i garanti tipici del solito ordine centrista (Monti, Letta, Gentiloni, Draghi).

Che succederà oggi? Trump riuscirà ad attraversare incolume gli scossoni della borsa, che già si annunciano? Riuscirà a realizzare quel che ha in mente? A non farsi uccidere (politicamente o fisicamente)?

Non si può ancora dire.


Colui che teme di essere conquistato è sicuro della sconfitta (Napoleone Bonaparte)

Una cosa è certa: non saranno le ridicole manifestazioni pro-Europa a fermarlo. E neppure tutti i soldi che la UE riuscirà a buttare nel riarmo.

Anzi, lo favoriranno: 

- mostreranno tutta la debolezza e le divisioni dell'Unione Europea e dei suoi cittadini (l'appello del 15 marzo è già una stupida accozzaglia cerchiobottista da Repubblica, sfatta di roba che non sta insieme: stolido panciafichismo, assurdo securitarismo, patriottismo senza patria, melenso e disperato speranzismo, malcelato paurismo), 

- renderanno il nostro continente sempre più a rischio di guerra (non tanto contro i fantomatici russi, ma tra le stesse nazioni europee, per le quali si approssima la fine del loro provvisorio armistizio, che è durato ottant'anni ma non andrà ancora molto oltre, se Germania, Francia e Gran Bretagna riprendono a cantare -con una funerea gioia già vista- i loro inni di guerra),

- finanzieranno gli stessi USA, comprando loro gran parte delle armi di cui dicono di aver bisogno per far paura ai cosacchi.

Ma, mentre qualcuno - impotente com'è- perde tempo a far cortei o petizioni, i popoli dovranno vivere per un po' tra due regimi dispotici in lotta tra loro, in attesa di capire chi vincerà: se la solita palude del deep state centrista - le cui èlites appaiono sinceramente sfatte e boccheggianti, ma ancora dotate di varie frecce al loro arco e non disposte a morire senza combattere- o il furore estremista del regime 2, quello dei nuovi imperiali padroni del mondo.

Quel che si può prevedere è che ci si trovi davanti soltanto alla prima fase di uno scontro (quello tra Trump-Putin contro mezza Europa e mezzi USA, cioè tra regime 2 e regime 1). Se e quando questo si risolverà -chiunque vinca o perda- si potrà entrare nella fase in cui gli imperi si scontreranno tra loro per la supremazia del mondo (e lì anche la Cina sarà tentata, forse costretta, ad entrare direttamente in ballo, cioè in guerra...Taiwan -infatti- è sempre lì, che bolle...).

Vedremo, a quel punto, che ne sarà stato dell'Europa unita (probabilmente -e meritatamente- annichilita già nella prima fase) e delle potenze regionali attuali (la stessa Russia (abbandonata dagli Stati Uniti in men che non si dica?), India, Pakistan, Iran, Turchia, i sauditi…) che non potranno più -presumibilmente- barcamenarsi a giocare su più tavoli come ancora oggi tentano di fare, seppure con spazi di manovra ed esiti sempre più limitati.

Staremo -purtroppo- solo a vedere.

A meno che non ci si svegli, finalmente. Ma -impastoiati come siamo tra fake news e reti digitali- non vedo come.

lunedì 10 marzo 2025

stessa spiaggia stesso male

Tutti gli stati sono composti da famiglie, poi che di questa massa di gente taluni necessariamente sono ricchi, altri poveri, altri di condizione media, e che dei ricchi e dei poveri gli uni sono armati, gli altri disarmati…

Le costituzioni sono soprattutto due, la democrazia e l'oligarchia...ed essendoci due forme, quelle oligarchiche sono quelle più rigide e dispotiche, le democratiche quelle rilassate e blande…

Quindi bisogna dire che c'è democrazia quando i liberi sono sovrani, oligarchia quando lo sono i ricchi…Si ha quindi democrazia quando stanno al potere uomini liberi e poveri, oligarchia quando vi stanno uomini ricchi e nobili, che sono in minoranza…

La prima forma di democrazia è quella così chiamata soprattutto sulla base dell'eguaglianza: ed eguaglianza la legge di tale democrazia stabilisce il fatto che non sovrastano in alcun modo i poveri più dei ricchi e che nessuna delle due classi è sovrana, ma eguali entrambe. Perché, certo, se la libertà esiste soprattutto nella democrazia, e lo stesso l'eguaglianza, si realizzeranno soprattutto qualora tutti senza esclusione partecipino in egual modo al governo…

Un'altra forma di democrazia è che è sovrana la massa, e non la legge: e ciò accade per opera dei demagoghi...Dove le leggi non sono sovrane, ivi appaiono i demagoghi, perché allora diventa sovrano il popolo la cui unità è composta di molti, e i molti sono sovrani non come singoli ma solo nella loro totalità...Un popolo di tal sorta, in quanto signore assoluto, cerca di esercitare la signoria perché non è governato dalla legge, e diventa dispotico, sicchè sono tenuti in onore gli adulatori; una democrazia di tal fatta corrisponde un proporzione alla tirannide tra le forme monarchiche...A questi, demagoghi e adulatori, risale la responsabilità che siano sovrane le decisioni dell'assemblea e non le leggi, giacchè tutto riportano al popolo: avviene quindi che essi diventino grandi perché il popolo è sovrano di tutto e, del sentimento del popolo, loro: e infatti la massa crede in loro. Inoltre, quelli che criticano i magistrati sostengono che giudice deve essere il popolo, il quale contento accetta l'invito: di conseguenza tutte le magistrature si sfasciano…

Non bisogna comunque dimenticare che in molti paesi accade che la costituzione nella sua struttura legale non è democratica, ma funziona in maniera democratica in forza del costume e dell'educazione, come pure che in altri la costituzione ha un aspetto veramente democratico nella sua struttura legale, ma funziona piuttosto in maniera oligarchica, in forza del costume e dell'educazione. Il che succede soprattutto dopo i mutamenti di costituzione, perché il mutamento non lo compiono d'un tratto, bensì si ritengono paghi in un primo momento di conquistare piccoli vantaggi l'un partito dall'altro, sicchè le leggi in vigore sono quelle che già c'erano, ma in realtà il potere è in mano a coloro che hanno mutato la costituzione…

Nella nostra disamina sul regno abbiamo distinto due forme di tirannide: una era conforme alla legge ed esercitava potere sovrano su sudditi ben disposti, nell'altra il tiranno governa dispoticamente a suo capriccio. Ma c'è poi una terza forma di tirannide che pare la tirannide per eccellenza e fa riscontro alla monarchia assoluta: tirannide di tal sorta dev'essere necessariamente la monarchia che irresponsabile impera su tutti i cittadini per l'utilità propria e non dei sudditi. Per ciò è contro la volontà giacchè nessun uomo libero s'adatta di propria volontà a un siffatto governo…

Le democrazie sono più sicure delle oligarchie e anche più durature proprio in forza dei cittadini medi, poichè quando -in mancanza di costoro, i poveri prevalgono per numero è un disastro ed esse crollano rapidamente. Quanto più perfettamente contemperata infatti risulta la costituzione, tanto più è stabile: quindi molti di quelli che vogliono metter su costituzioni aristocratiche sbagliano non solo nel concedere troppo ai ricchi, ma anche nel colpire il popolo. Necessariamente poi, col tempo, dai falsi beni derivano mali veri, perché le soperchierie dei ricchi distruggono la costituzione più che quelle del popolo...

(Aristotele, Politica, Libro quarto)