martedì 28 marzo 2023

due secoli dopo...idem!

 

Il Faceto:

Oh se potessi di posterità

più non udir parlare!

Ammetti che soltanto

degli uomini venturi io mi curassi,

chi mai darebbe a quelli d'oggi, allora,

almeno un po' di svago?

Non voglion altro: e giova contentarli...


Il Direttore:

Ma in primo luogo, non lasciate mai languir l'azione.

Si viene per guardare: e a buon diritto,

molto veder si vuole.

Se dipanate innanzi alla platea

un grosso intreccio,

così che quella resti a bocca aperta,

avrete in lungo e in largo

già vinto la partita. E diverrete

l'idolo della folla. Ché la folla

conquistarla si può, solo ammannendo

cibo abbondante. Nella quantità,

ognuno sceglie ciò che più gradisce.

Chi molto porta, n'ha per tutti i gusti:

e s'esce dal teatro soddisfatti...


Considerate, innanzi tutto, il pubblico

per il quale scrivete.

Se questi si trascina allo spettacolo

sol dalla noia spinto,

quegli vi arriva sazio

dal trasmodar di un lauto banchetto:

e, ciò ch'è peggio, più d'uno vi giunge,

ahimè, dalla lettura dei giornali.

Si accorre qui distratti, proprio come

ad una mascherata...


Ascoltatemi. Al pubblico ammannite

roba a bizzeffe, roba sempre più.

Ne v'accadrà di deviar dal segno.

E procurate di stordire il prossimo.

Accontentarlo, è disperata impresa.

...E adesso, che mai diamine vi piglia?

Estasi o svenimento?


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Un altro borghese:

La domenica e gli altri dì festivi,

io non conosco miglior passatempo

che ragionar di guerra

e di frastuoni bellici.

Mentre laggiù, nella Turchia lontana,

i popoli si accoppano a dovere,

eccoti alla finestra: e centellini,

sino a vederne il fondo, un buon bicchiere.

E guardi giù le barche

variopinte scivolar pel fiume,

seguendo la corrente.

Ma poi ritorni, quando cala il sole,

beatamente a casa; e in cuore esalti

la pace, in cui si vive in santa pace.


Un terzo borghese:

Proprio così, caro signor vicino.

Anch'io la penso giusto come voi.

Si spacchino le teste a lor piacere,

vada colà pur tutto alla malora!

Basta che a casa nostra

l'acqua corra al suo solito mulino...


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Mefistofele:

Ahimè! Che guaio!

Andiamo, allora, altrove.

Lasciatemi da parte

quelle perenni lotte

di schiavi e di tiranni!

Mi danno noia. Sono finite appena;

ed ecco, ricominciano daccapo...

Combattono, si dice,

per i diritti della libertà:

ed a guardarli bene,

son servi contro servi.



J. W. Goethe, Faust, 1826


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