martedì 27 febbraio 2018

il (non) voto utile



Eccoci giunti a ridosso dell'appuntamento elettorale.
Mi preparo ad andare al seggio e a fare astensione attiva.
Dichiarerò e farò verbalizzare: Voglio vivere in una democrazia e questa non lo è.
Se potrò, regalerò una copia di Fare il morto al presidente di seggio, che spero mi accolga con rispetto e attenzione.
Credo davvero e sempre di più che sarà l'unico voto utile, questo mio e nostro non voto.
Siamo usciti dall'invisibilità dell'astensione trascurabile.
Abbiamo voluto ricordare che astenersi è un modo di partecipare ed è una forma di voto, e non di non-voto.
Abbiamo dimostrato di non essere indifferenti alla politica o alle sorti della democrazia nel nostro paese.
Abbiamo superato il solipsismo dell'astensione solitaria e rancorosa.
Siamo riusciti a raggiungere molte persone in questo mese, a capire che un po' di loro l'aveva già fatto, da soli e in silenzio
E che, intorno all'astensione dichiarata, vige -a sua volta- ancora una forte congiura del silenzio da parte dei mass media, con rarissime eccezioni.
Dobbiamo aspettare, per un possibile boom della CAP, le prossime elezioni.
Il crac dei Cinquestelle aprirà la stura ad un aumento ulteriore dell'astensionismo potenziale, che oggi spera ancora in loro (ma solo per questa volta, ormai, e invano...).

Per questo, anche dopo il 4 marzo, sarebbe importante proseguire
-ad insistere perchè siano rese pubbliche le motivazioni di chi si astiene (e che questo non avvenga solo attraverso il nostro Rac-contatore autogestito, ma da parte delle istituzioni stesse),
-a coordinare e mettere in contatto tutte le persone e i movimenti che hanno indetto o fatto propria l'idea e la vogliano praticare domenica prossima e nel prossimo futuro,
-ad avviare una campagna per la presenza, alle prossime elezioni, di un quorum del 50% di votanti quale condizione imprescindibile per una loro validità,
-a stimolare la sperimentazione di alternative ad una democrazia parlamentare che scaturisca (soltanto) dal voto, e non da altre forme di elezione (ad es. la sorte, come ben esemplificato da Van Reybrouck nel suo 'Contro le elezioni'),
-a riflettere sui limiti più generali della rappresentanza e su come compensarli con un aggiunta nonviolenta di democrazia diretta.
Personalmente non credo che le nostre società saranno democratiche a lungo, neppure più formalmente, come sono ora.

Ma se ci sarà ancora qualche interstizio possibile per una democrazia in occidente, credo che queste siano le vie da percorrere ancora...

Nessun commento:

Posta un commento