domenica 22 novembre 2015

(far)credere (far)obbedire (far) combattere

Il Questore di Roma ha predisposto un piano di sicurezza per 'vivere ai tempi dell'Isis'.
Ieri, Bruxelles ha iniziato -cosa significa- a capirlo da sola.
Città -peraltro sede centrale della UE- completamente paralizzata, a partire da un allarme del governo. Militari ovunque, intorno alla poca gente che passeggia, come in stato d'assedio.
E meno male che non dovevano cambiarci la vita e non ci avrebbero fatto rinchiudere dentro casa!
Le nostre città si faranno spettri di se stesse.
A completare il quadro i simpatici falsi allarmi di Roma e Milano, uno sport a cui vari italiani si dedicheranno sempre con grande passione, manifestando così il proprio -sempre alto- senso della patria.

Una settimana fa, a Parigi, uno dei terroristi ha cercato di sparare ad una ragazza a terra, buttata tra i tavolini di un bar e ormai rassegnata a morire, ma il mitra si è inceppato.
La ragazza si è alzata, come in trance, e -da miracolata- si è messa a correre, chiudendosi gli occhi con le mani. 'Credevo che, se io non avessi visto più nulla, loro sarebbero scomparsi', ha dichiarato.
Questa frase fa il paio con quella di Renzi che, ieri, con il suo ineffabile ed ebete sorrisino, ci ha invitato tutti a 'restare umani, restare social'.
Attenzione, non 'sociali', proprio 'social' !
Come se se le due parole fossero sinonime e non, invece, opposte fra loro.
E come se i terroristi, a loro modo, non fossero dei superconnessi social, ed anche umani, purtroppo...Ma forse leggermente asociali, no ?

Due inutili e mistificanti cortei anche ieri, infine.
La FIOM di Landini, che cerca di coprire il vuoto dei movimenti pacifisti, inventandosi una marcia di metalmeccanici contro la guerra e la paura.
Forse dimenticano che sono proprio loro, i metalmeccanici, a produrre le armi italiane, vendute a peso d'oro in tutto il mondo. E producono anche le bombe a Domusnovas, quelle che finiscono ai sauditi e forse all'Isis.
Quindici anni fa, con la Casa di Alex, avevamo più volte manifestato davanti a quella fabbrica di esplosivi, da soli. La FIOM non c'era, e se c'era dormiva, o era contro di noi.
La FIOM non dice una parola contro le armi che produce -in fabbrica-, ma è contro la guerra -in piazza-. E questa sarebbe la sinistra...
Poi ci sono stati due cortei di alcune (poche) migliaia di musulmani, che -dopo le innumerevoli, ricattatorie insistenze di Salvini & co.-, si sono decisi a scendere in piazza per dissociarsi e dire 'non in mio nome'. Va a loro merito, e certamente sono sinceri (per quanto leggermente sotto pressione).
Ma ci dicono poco sulla massa dei musulmani in Italia e in Europa, sui loro sentire e sui loro risentimenti profondi, su quanto ci amino davvero o ci odino.
Non mi sembrano rappresentativi del loro essere islamici, quanto invece del loro essere italiani, o -se preferite- persone come noi: abbiamo faticato e stiamo faticando tanto per integrarci qui, lasciate in pace noi e i nostri figli, noi non c'entriamo con i terroristi !
Comprensibile e legittimo richiamo, umana e giustificata paura di perdere tutto o quel poco che hanno acquisito. Ma niente di più, direi.
Non servirà a loro, quando la situazione si aggraverà, e non serve a noi (se non ad illuderci ancora, anche su di loro).


sabato 21 novembre 2015

punire gli impuniti

I paesi orientali son l'Impero del Mali, ma la Nato no...
Sono loro a causare la guerra mondiare, ma la Nato no...

Esattamente trent'anni fa, al campo antimilitarista de La Maddalena, andava a mille il nostro rifacimento di questo tormentone, a sua volta famoso hit di 'Quelli della notte'.
Mi è tornato alla mente ieri, mentre assistevo all'invasione del Radisson a Bamako.
Questi mega-hotel per ricchi mi hanno sempre fatto schifo, ancor più quando stanno lì, impuniti, in mezzo al fango e alla povertà estrema della gente, circondati da bidonvilles o favelas.
Ma, in fondo, perchè le nostre tv ne parlano tanto ?
Proprio perchè colpiscono noi, anche lì.
Il telegiornale, come diceva Haig ne 'Gli umani', farebbe bene a parlare sempre e solo di noi e dei nostri vicini, è l'unica cosa che davvero ci interessa.
Anche quando parliamo dell'Altro, è lo Stesso che ci parla.

Ma, impuniti, non stanno ad ergersi solo gli alberghi per nababbi.
Pensate agli Emirati Arabi, con le loro fantasmagoriche metropoli ed i loro grattacieli multicolori.
Alleati dell'Occidente e finanziatori dell'Isis, ci stanno comprando pezzo per pezzo (centri commerciali, squadre di calcio, ospedali, cittadelle finanziarie, quartieri interi, aziende di prestigio...)
E per questo stiamo muti, senza poter fare nulla, parlando di loro e dei loro misfatti meno possibile.
Ora, dopo aver tradito noi -comprandoci-, stanno per tradire anche i giovani fanatici che si aggirano per le nostre città. Quando li avranno usati ben bene, anche questi idealisti disperati, capaci di uccidersi urlando 'Allah akbar', capiranno che stanno soltanto facendo il gioco di pochi Paperoni d'oriente (e, forse, per ennesima beffa, anche d'occidente).

Impunemente anche Renzi continua a sfoderare il suo sorriso, a dirci che ce la faremo, che dobbiamo stare tranquilli. Il suo ottimismo è ineluttabile, immarcescibile, strutturale.
L'importante per lui è restare lì, andare avanti verso l'abisso, ma col sorriso.
D'altra parte, anche l'Isis perchè dovrebbe perdere tempo con l'Italia ?
Non importa che quattro ragazzi mettano a ferro fuoco Parigi, facendola in barba alle nostre gioiose macchine da guerra.
Non importa che i nostri nemici siano già in casa, mentre ci si illude di poter blindare i confini esterni europei (e tra non molto anche quelli interni)..
Non importa che qualcuno stia provando a rifarci vivere le Crociate, da una parte e dall'altra.
Stiamo sereni, dice lui.
Sappiamo già come andrà a finire.

Eppure, davanti a tanta impunità e impenitenza, a tanta boriosa sfacciataggine, in questa nostra storia che non è mai davvero uscita dal circolo perverso dell'umiliazione e della rivalsa, ora lo sappiamo: non ce lo permetteranno più.
Possiamo continuare a vivere e ad agire così come ci pare, ma non potremo più farlo impunemente.
Saremo puniti, in molti modi, ferocemente, senza ritegno e senza sosta.
Noi non smetteremo, se non costretti.
Ma, che sia chiaro, neanche loro.











venerdì 20 novembre 2015

il valzer delle candele



Quando vedo il simbolo pacifista trasformato in Tour Eiffel mi monta la rabbia e il disgusto.
Il simbolo antimilitarista radicale del fucile spezzato sta all'origine di quel logo stilizzato.
Ma le anime candide, le colombine che oggi lo esibiscono se lo sono dimenticato.
Sono le stesse che dieci anni fa attaccavano sul balcone la bandiera arcobaleno per dire: vogliamo la pace! Che significa soltanto: lasciateci in pace!
Lasciateci continuare a sfruttare, violentare, distruggere il mondo, ma -per favore- non veniteci a sparare per le strade o nei nostri bar.
Questi valzer delle candele per i nostri morti, contro la violenza del terrorismo (ma, attenzione, non contro quella delle nostre guerre), ci fa capire cosa ne è stato ormai del pacifismo.
Soltanto Papa Francesco continua a maledire i mercanti e i trafficanti d'armi.
Il resto sono solo litanie, silenziosi raduni di cavallette infoiate da Facebook, ipocriti inviti a non provare 'né rabbia né paura', come se fosse vero e possibile.
Perchè comunque le proviamo: proviamo rabbia, ma non dobbiamo dirlo, verso il diverso che sta tra noi e ci odia.
Perchè proviamo paura, ma non riusciamo a riconoscerlo; se lo facessimo tutto crollerebbe.
E perchè, invece, sarebbe il momento di provare rabbia e paura, ma verso noi stessi, le nostre politiche, i nostri governi, i nostri commerci infami.
Non accadrà.
Perchè noi non abbiamo torto, noi siamo le vittime, noi sapremo reagire, secondo ragione e diritto, come sempre.

Ma più che un valzer delle candele, sembra un valzer del moscerino.
Perchè, come moscerini, i paciosisti e i panciafichisti saranno spazzati via dal vento di guerra.
Le nostre democrazie, già incrinate dall'interno e in stato di abbandono comatoso, non reggeranno all'urto del terrore.
La libertà residua sarà ulteriormente barattata per un'illusoria sicurezza, gestita (per ora) da cretini sesquipedali che hanno le facce e le voci di Alfano e Gentiloni (la fisiognomica è una scienza).
I nostri stati si stanno trasformando rapidamente in stati d'emergenza.

Dava da pensare, l'altra sera, che le persone per sentirsi protette dovessero stare dentro uno stadio.
La partita era finita da tempo, e loro -compresi i giocatori- erano ancora lì, ad attendere di poter essere liberati. Prima le dittature ci mettevano nello stadio per farci fuori, ora ci mettono lì per proteggerci. Ma la musica non cambia.
Finisce il tempo di amichevoli, concertini, festicciole e processioni.
La guerra permanente: unico, ultimo spettacolo della nostra civiltà.

I giornalisti (e gli armieri) già gongolano.

giovedì 19 novembre 2015

cittadini del mondo

Un abitante di Raqqa, dopo aver subito la dittatura di Assad col beneplacito e l'appoggio di russi e francesi, si è visto occupare la città e la vita dai fanatici dell'Isis.
Lui non è un integralista islamico antioccidentale e vorrebbe ritornare almeno alla situazione precedente, visto che è difficile sperare di meglio.
Ha partecipato alle prime lotte popolari e non armate contro il dittatore, ma ha capito subito che nessuno -da fuori- li avrebbe sostenuti.
A chi vende armi la nonviolenza non interessa, non gli fa comodo.
Ora è bombardato dal cielo, ogni giorno, da russi e francesi.
Non scendono a terra, perchè hanno paura di morire.
Allora bombardano dall'alto, senza rischiare quasi nulla.
Ma ammazzano molti abitanti di Raqqa, centinaia al giorno, mentre colpiscono le basi dell'Isis.
Gli abitanti di Raqqa non possono andare allo stadio o al Bataclan.
Quindi vengono uccisi in casa, visto che da tempo non possono neppure uscire da lì.
E' arrivato a pensare che i cittadini russi e francesi pagano i loro soldati per uccidere e morire.
E uccidere uccidono, ma quanto a morire preferiscono far morire gli abitanti di Raqqa.
A caso, solo perchè qualche militante dell'Isis si è attendato nelle vicinanze.
Non credo che un abitante di Raqqa, pur non volendo l'Isis, possa apprezzare quelli che li bombardano e li ammazzano per liberarli.
Credo che, se fossi di Raqqa, odierei francesi, russi e occidentali.
Credo che, se potessi, li sgozzerei.
Credo che tiferei per chi ci riesce.

Un giovane arabo che vive nei ghetti fuori Parigi o Londra è un cittadino europeo.
Magari non proprio veramente e non proprio del tutto.
L'Occidente l'ha sedotto e tradito.
Gli ha promesso soldi e consumi, gli ha detto che aveva gli stessi diritti degli altri, gli ha parlato di valori e fratellanza globale e libertà. Ma qualcosa, si vede, non è andato.
E già per questo non è proprio di buon umore.
Quando vede grandi magazzini in festa gli vien voglia di rubare, quando vede insegnanti volenterosi scappa da scuola, quando vede poliziotti gli prudono le mani.
Ora per di più il suo stato bombarda le sue terre natie e i suoi fratelli nella fede.
Questo gli crea dei problemi ulteriori: deve far finta di essere solidale con i francesi, altrimenti perde anche quel poco che ha, ma non può tradire le sue origini e la sua causa.
Credo che, se fossi di Saint Denis, odierei i francesi.
Credo che, se potessi, li prenderei in ostaggio e li fucilerei uno ad uno.
Credo che starei con chi lo fa.

Prendiamo ora un cittadino veneto preso per il culo dal proprio governo ogni giorno, e che ogni giorno perde il lavoro o non lo trova, che ha sempre meno soldi (sono i suoi valori, che ci possiamo fare?), che va a votare ma non conta nulla, che vede i ricchi diventare sempre più ricchi, e che non ha il coraggio o la voglia di opporsi a tutto questo, perchè pensa che tanto sarebbe inutile. Inizia a boicottare di nascosto: non va più neppure a votare, fa lavoro nero, evade le tasse.
Non ha più uno straccio di fiducia in nulla e sente che i suoi lo stanno fregando.
Tanto, lo sa, ognuno fa solo i cazzacci suoi.
Vive così, nella diffidenza, ma vorrebbe uno stato affidabile.
Vede tanti negri in giro e incomincia a credere che siano loro la causa di tutti i mali.
Sente di furti, rapine, case violate, stupri e disordini.
Ora vede anche stragi in tv, e gli dicono che potrebbero arrivare anche qui.
Credo che, se fossi di Treviso, odierei i negri e gli arabi.
Credo che, se qualcuno li espellesse o li torturasse, sarei con lui.
Credo che riprenderei a votare, e a votare Lega.






mercoledì 18 novembre 2015

parigi val bene una rimessa (d'armi)

Armi, tutti i numeri di un settore che vale quasi 1.800 miliardi di dollari

Chi vende a chi, le armi. Per combattere l'Isis, gli Usa hanno appena dato il via libera a una fornitura per l'Arabia Saudita dal valore di 1,29 miliardi di dollari. Il principale cliente dell'Italia è l'Uae, gli Emirati Arabi Uniti (sette Paesi: Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujaira, Ras al-Khaima, Sharja e Umm al-Qaywayn). Ecco i principali Paesi per spesa militare
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La spesa militare nel 2014, secondo i calcoli del Sipri di Stoccolma, è stimata in 1.776 miliardi di dollari, poco meno dell'intero Prodotto interno lordo italiano e il 2,3% del Pil globale. Il volume del mercato internazionale degli armamenti è in crescita: nel periodo 2010-2014 ha superato del 16% i livelli registrati nel 2005-2009.
I Paesi top 15 per spesa militare

I

Il budget militare Usa pesa per un terzo delle spese mondiali

I

(quota % delle spese militare globali)
I dieci maggiori esportatori di armi e i loro principali clienti (2010-2014)

I cinque maggiori esportatori pesano da soli per il 74% dell’export totale di armi
I

Come si è mosso l'export nei vari Paesi, tra il 2005-2009 e il 2010-2014

Come

 

ma bomba o non bomba

Finalmente si usa la parola giusta: guerra.
Basta con 'crisi', 'conflitto', 'missioni di pace', e roba simile...
Basta con gli eufemismi.
Siamo in guerra, punto e basta.
Non è consolante, vista la fine che faremo, ma almeno del linguaggio si salverà qualcosa.

C'è da stupirsi che si continuino ad usare bombette o mitra.
Ordigni nucleari tattici e armi chimiche letali si aggirano facilmente per il mondo, e non mancherà molto al loro utilizzo.
D'altra parte, questo potrà avvenire, e forse sta già avvenendo (che ne sappiamo davverò di quel che stiamo combinando ora in Siria, o in Iraq ?), da entrambe le parti.
Quando saremo in preda a quel tipo d'attacchi nelle città, allora sì che ci sentiremo dei topi.

Intanto, l'unica e tanto sbandierata ricchezza della nostra civiltà, la comunicazione libera in rete, sarà la prima vittima di quel che sta per accadere. Il controllo -già evidente seppur coperto- crescerà esponenzialmente su di essa e attraverso di essa.
Già oggi neppure sospettiamo lontanamente quanto siamo intercettati e spiati, tutti.
Ma tra poco lo saremo ufficialmente, alla luce del sole, per legge, e per il nostro bene.

L'unico elemento che emerge chiaro oggi è la totale confusione.
Sia dal punto di vista delle strategie di autodifesa e di attacco militare.
Sia da quello dell'approccio ai problemi che ci attorniano e che noi stessi abbiamo creato per proteggere le nostre scelte, i nostri interessi e privilegi, i nostri errori.
Una buona parte di quelli che accogliamo si rivolta dall'interno delle nostre società.
E molti di quelli che non accogliamo ci fanno guerra altrove.
In modo più o meno palese, ma lo fanno.
Per ora sono minoranze, ma molto decise, incattivite e aggressive.
Così come lo sono d'altronde le minoranze che dominano qui da noi, in doppiopetto o divisa.
E, così come per loro anche per noi, le maggioranze sono colluse, fanno fare ad altri il lavoro sporco, subiscono passivamente e, sotto sotto, ne godono.
E' questo mix esplosivo a non lasciare scampo.
Le due minoranze, da sole, potrebbero poco, se le maggioranze non fossero complici.
O se esistessero minoranze attive nonviolente, diffuse e organizzate.
Ma sono due condizioni irreali e irrealizzabili: la prima, da sempre; non si può neppure concepire una maggioranza non collusa.
Sulla seconda, i tempi sono trascorsi: non si può più fare nonviolenza, se non come pura testimonianza, in piena guerra.

In tutto questo, si cerca di continuare a fare amichevoli (già la parola stessa fa ridere ora...) di calcio, che vengono annullate un'ora prima per segnalazioni di grave rischio attentati.
Si cerca di viaggiare e fare turismo, mentre si fa guerriglia in spiaggia o nei musei, o esplodono bombe sugli aerei.
Si va a scuola a perder tempo su Carlo Magno o la guerra dei Cent'anni, senza peraltro imparare nulla neppure sul passato.
Si sta ad ascoltare Salvini ed Ovadia che sbraitano insensatamente in tv.
Propongo almeno un anno di silenzio assoluto, in cui poter sentire soltanto gli spari e il rombo delle armi.
Magari così ci renderemo conto di dove siamo finiti.




 

 

SBRUNCAU





Nei mesi scorsi sono stato sbruncato più volte: qualunque mio tentativo di ravvivare la vita è fallito, in vari campi e in vari modi.
Il mondo non collabora, la vita non mi assiste, i miracoli non accadono.
Ho ricevuto l'ultima bruciante sbruncatura proprio qualche giorno fa.
Ma le metafore sono ancora più efficaci e profonde quando si vanno ad incarnare nel corpo.
Sabato pomeriggio, mentre correvo a portare in bici le scarpette da calcio a mio nipote, la borsa è andata a infilarsi tra i raggi e mi sono sentito catapultare all'improvviso in volo verso terra, sulla quale sono atterrato un secondo dopo proprio con il muso, spappolandomi un labbro e gonfiandomi il già non troppo delicato nasino.
Frenando con le mani ho reso le mie dita preda prelibata per persistenti attacchi di orticanti tossine.
Due lividi alle cosce completano il quadro.
E, dice la carissima medica, mi è andata benissimo.
Qualche giorno ancora per star meglio, mi rassicura.
E di non esagerare a lamentarmi.
A ripensarci, a rivedermi volare e ripiombare planando sulla bocca, nel dolore supremo, mi viene ancora da ridere.
Potenza divina e trasformatrice delle metafore.

NB: Sbruncare, in sardo: sbattere il muso contro qualcosa, ricevere una scoppola, fallire.