lunedì 12 ottobre 2015

patto atlantico

Giunti stamane sotto il cielo delle Azzorre, finalmente terso e caldo, dopo alcuni giorni piovosetti alquanto in quel di Lisboa antigua.
La capitale resta struggente, commovente, decadente.
Accogliente e sensuale, al punto giusto, sempre un pò montanara pur essendo sul mare.
Piedi a pezzi, tanti chilometri su e giù, tra Castelo e Belem, tra Alfama e Pombal.
Metropoli che non conosce la pianura, se non per poco.

Marta è un pò impaurita, talvolta, ma coraggiosa.
Il patto atlantico, per ora, regge.
Domani andremo a cercare balene e delfini a largo.
Intorno a noi, solo e solo oceano, a 1400 miglia dall'Europa e a 3600 dall'America.
Su un'isoletta di 80 km per 30.
Il tutto dà una certa sensazione, diciamo, a pensarci...



giovedì 8 ottobre 2015

angolo della fortuna

Nelle sue considerazioni sul destino, Niccolò Machiavelli attribuiva alla 'fortuna' più di metà del potere di controllo sulla vita umana, e alle capacità dell'uomo, alla sua 'virtù', la restante metà scarsa. Immaginava la sorte come una dea volubile e incostante, o anche come un fiume che potrebbe straripare in qualsiasi momento...
Machiavelli spiega che solo le 'virtù di necessità' -cioè le capacità espresse nei casi di emergenza- sono in grado di contrastare il destino...
Tra le varie metafore relative al destino rintracciabili nelle sue opere, quella del fiume dalle imprevedibili esondazioni, contenuta nel venticinquesimo capitolo del Principe, sembra particolarmente ricca di significato. Forse perchè l'amarezza di quella metafora deriva dal grande fallimento che lui stesso aveva sperimentato.

'Ed assomiglio quella ad un fiume rovinoso, che quando ei si adira, allaga i piani, rovina gli arbori e gli edifici, lieva da questa parte terreno, ponendolo a quell'altra: ciascuno gli fugge davanti, ognuno cede al suo furore, senza potervi ostare'.

Machiavelli che, con Leonardo da Vinci, aveva accettato la sfida di progettare il rinnovamento dei canali di scorrimento per prevenire gli straripamenti dell'Arno, e aveva fallito, così aveva descritto in versi la dea della fortuna:

Come un torrente rapido, che al tutto
superbo è fatto, ogni cosa fracassa
dovunque aggiugne il suo corso per tutto;
e questa parte accresce, e quella abbassa,
varia le ripe, varia il letto, il fondo,

e fa tremar la terra, donde passa;
così Fortuna col suo furibondo
impeto molte volte or qui, or quivi
va tramutando le cose del Mondo.



Devo aver esitato un attimo ma poi, pensando che avrei dovuto, in un modo o nell'altro, portarlo in camera, avevo posato le mani sul corpo nudo del vecchio. La sua pelle, ancora umida del bagno, era più morbida di quanto mi aspettassi, elastica, nonostante la magrezza del corpo, e per niente grassa. Ricordava quasi quella di un ragazzo. Aveva gli occhi aperti e un lieve sorriso sulle labbra, ma aveva perso la parola e non aveva più né la forza né la volontà di muoversi. Ed ecco che il suo corpo sembrava pesare il doppio del suo peso reale e, che tentassi di mettermelo in spalla o di prenderlo in braccio, i suoi arti rimanevano del tutto inerti, abbandonati verso il basso. Avevo tentato di sollevarlo mettendogli le braccia sotto le ascelle, come nel morozashi del sumo, ma ero rimasto in quella posizione e non sapevo più cosa fare.
E' quello che si definisce   'essere all'angolo' ?



(da Hiraide Takashi, Il gatto venuto dal cielo, 2001)

martedì 6 ottobre 2015

andar giù

In Costa Azzurra, visto che pioveva tanto tanto, hanno pensato bene di scendere ancora più giù, nei garage e nei sotterranei, per salvare le auto. Sono morti.

In Siria e in Iraq, visto che non si era risolto niente con la guerra, si pensa bene di fare un altro po' di guerra, che risolverà tutto finalmente. Almeno per quelli che non sono ancora morti. Moriranno di certo.
Scenderanno negli abissi della nostra pace. E noi con loro.

Provo a non soffocare, a respirare, ma c'è qualcosa che insiste e mi porta giù, in apnea.
Quel che desidero di più, in questa vita, non c'è.
Fra qualche giorno, cercherò respiro sull'Atlantico.
Anticiclone delle Azzorre, prendimi tu...!

sabato 3 ottobre 2015

taccuini neri


'Che stupidi a lasciare la luce accesa in salotto, poco fa', mi ha detto.
Ero stupito che ci desse così tanto peso. Ma ora, dopo tutti questi anni,capisco meglio la tristezza improvvisa che aveva incupito il suo sguardo. Anch'io provo una strana sensazione se penso alle lampade che abbiamo dimenticato accese nei luoghi in cui non siamo mai tornati...

Sfilai dalla tasca il taccuino nero, e oggi rileggo gli appunti che avevo preso quella sera con una calligrafia rapida, mentre camminavamo verso rue Jussieu...E' più forte di me, in quel periodo ero sensibile come oggi alle persone e alle cose che sono sul punto di sparire.

La sua voce si faceva sempre più distante. E nel momento in cui scrivo queste righe, la voce è debole come quelle che ti giungono dalla radio, a notte fonda, disturbate dalle interferenze...Mi pare che all'epoca li vedessi tutti come se fossero dietro il vetro di un acquario, e il vetro ci separasse, me e loro. Così, nei sogni, osservi gli altri vivere le incertezze del presente mentre tu conosci già il futuro.

'Non capisco come faccia un ragazzo come lei a frequentare certa gente...'
Ho alzato le spalle.
'Sa, gli ho detto, io non frequento nessuno. La maggior parte delle persone mi è indifferente. A parte Restif de La Bretonne, Tristan Corbière, Jeanne Duval e pochi altri'.

Quando restavo in quel quartiere ad aspettarla, le serate erano lunghe, ma mi sembrava normale. Compativo quelli che dovevano segnarsi sull'agenda molti appuntamenti, alcuni addirittura con due mesi d'anticipo. Per loro tutto era fissato, e non avrebbero atteso mai nessuno.

Un tragitto in auto, di notte, a fari spenti, e per quanto tu stessi con la fronte appiccicata al finestrino, non avevi nessun punto di riferimento. E chissà poi se davvero ti chiedevi quale fosse la meta del viaggio ? Vent'anni dopo percorri la stessa strada, di giorno, e finalmente vedi tutti i particolari del paesaggio. Ma a che scopo ? E' troppo tardi, non c'è più nessuno.

Poco fa mi trovavo in una libreria di rue de l'Odèon.
Faceva già buio. Sugli scaffali dei libri di seconda mano avevo scovato un romanzo con la rilegatura rosso sporco intitolato: Finis le reves, basta con i sogni...
Le mie ricerche erano risultate vane e dopo un po' di tempo avevo finito per abbandonarle. Non mi facevo più molte illusioni. Un giorno o l'altro tutto questo sarebbe caduto nell'oblio.

Mi ha portato sul lungofume, verso l'Ile Saint-Louis...
Una sensazione di leggerezza e di vacanza.
Vacanza: condizione di ciò che è vacante, disponibile.

Il bosco, i viali deserti, la massa scura dei palazzi, una finestra illuminata che ti dà la sensazione di aver dimenticato di spegnere la luce in un'altra vita, oppure che qualcuno ti stia ancora aspettando...Tu devi essere nascosta in quei quartieri. Sotto che nome ? Prima o poi troverò la via. Ma, ogni giorno, il tempo stringe e, ogni giorno, mi dico che sarà per un'altra volta.

(Patrick Modiano, L'erba delle notti, 2012)


Da tempo volevo leggere Modiano, ma ci sono arrivato, tra un taccuino e l'altro, invitato da un altro libro appena letto, in cui il protagonista incontra Modiano ai giardini del Luxembourg e gli chiede di una donna: La donna dal taccuino rosso di Antoine Laurain.
Ma di questo, scriverò un'altra volta, la prossima...










reci - divi



Il criminale è una persona con istinti predatori che non ha il capitale sufficiente per fondare una società. (H. Scott)

Il ragazzo che ha imbracciato tre pistole e un mitra ed è andato a sterminare un professore ed i suoi compagni. C'era una volta, ancora una volta, in America...
Si parla di follia. Di esibizionismo e voglia di far parlare di sé, almeno così.
Si confonde la causa con l'effetto.
Si fanno appelli e preghierine per i morti e per la pace.
Palliativi, melensaggini da facebook.
Obama lancia i suoi proclami illuministi per far cessare, limitare il mercato delle armi, ben sapendo che la sua economia nazionale non vivrebbe un giorno senza produrle a casse.
La cultura degli statunitensi vive di violenza, sin dalle sue origini.
Le armi stanno dentro la loro testa, non solo nelle loro case (310 milioni di armi leggere, domestiche, già pronte per una bella guerra civile fuori controllo!)
E andiamo verso lì, anche noi.

I geni-eri recidivi che hanno restaurato il ponte-tappo ad Olbia.
80.000 euro ben spesi.
Cosa vogliamo dirgli ancora ?
Eppure il problema, anche lì, non è a ponte. E' a monte.
Quei quartieri abusivi e condonati (dalle leggi, ma non dalla natura), prima o poi, andranno rasi al suolo e sgomberati, o saranno comunque abbandonati da cittadini stanchi di sorbirsi un'alluvione all'anno. Dovranno trovare altre soluzioni, quando la situazione si rivelerà per quel che è: senza altra via d'uscita.

I grillini sbraitano davanti all'ennesimo golpe procedurale in aula (ora l'hanno chiamato 'canguro', perchè permette di saltare gli emendamenti e i voti segreti).
Stanca ripetizione di inutili mantra d'opposizione.
Recidivi i soliti noti (chi sta al governo, che si prende pezzi di schieramenti votati altrove), a ruoli invertiti; recidivi i soliti ignoti che provano ad opporsi al tran tran delle istituzioni postdemocratiche, con pagliacciate varie tra gli scranni.
Lontananza totale e somiglianza totale, rispetto al cosiddetto 'popolo'.
Quegli stessi che li votano (recidivi), e poi se li dimenticano...

In Siria, si va all'attacco ancora una volta, a bombardare condomini e villaggi.
Intanto, l'Isis se ne sta ben nascosta sotto terra.
E cresce l'odio della gente verso di noi, ben più forte che verso di loro.
Errare humanum est, perseverare...etiam!

Apprendimento: zero.

venerdì 2 ottobre 2015

il generale haig





Dopo aver letto Gli umani ho pensato che valesse la pena di conoscere meglio Matt Haig.
Il mio spacciatore mi ha recuperato tre suoi libri precedenti, e due li ho letti nei giorni scorsi.
Sì, è uno scrittore che merita.

Nel sogno stavo giocando a calcio sulla collina e giocavo contro l'intera squadra ed ero bravissimo come quando andavo alle elementari ma il campo diveniva sempre più ripido come una collina e ogni volta che calciavo la palla tornava indietro nella mia rete o nell'angolo e perdevo 20 a zero. Papà faceva l'arbitro e io cercavo di dirgli che il campo era sempre più ripido come una collina ma lui mi diceva Chi non sa giocare dà la colpa al terreno di gioco Philip. Chi non sa giocare dà la colpa al terreno di gioco...

Cercai di comportarmi in maniera normale così presi il mio libro sui Romani in Britannia di Graham Fortune ma riuscii a leggerne soltanto una frase. La frase era ' Per i soldati romani il Vallo di Adriano non era soltanto un mezzo per difendersi contro le tribù caledoni: rappresentava anche la linea di separazione tra il mondo conosciuto fatto di ordine e civiltà, e quello sconosciuto del caos e delle barbarie.'
Non sapevo cosa significasse il termine barbarie. Suonava come qualcosa che avesse a che fare con il taglio dei capelli ma c'era qualcosa che non mi convinceva. L'illustrazione nel libro mostrava i popoli delle tribù con i lunghi capelli tutti spettinati mentre i Romani portavano i capelli corti o gli elmetti e quindi forse le barbarie avevano davvero a che vedere con il taglio dei capelli.

Quando nacque Nerone un astrologo predisse: 'Sarà Imperatore e ucciderà sua Madre'.
Nerone diventò Imperatore e uccise sua Mamma.
Non cosa predisse l'ASTROLOGO quando sono nato io ma mi sembra una cosa pazzesca che tutto ciò che succede possa essere già scritto nelle stelle e non si possa cambiare...Neanche Mamma che legge sempre l'oroscopo nelle sue riviste e una volta diceva Sarà una bella settimana. C'è scritto qui. Lo ripeteva tutte le settimane e lo disse anche la settimana in cui Papà morì nell'incidente e quindi le stelle devono avere qualche segreto che non rivelano alle riviste.
E i segreti sul mio futuro sono già scritti nel cielo e io non posso cambiarli non posso cambiare niente neanche queste parole e questo punto.

(da Il club dei padri estinti, 2006)


Ricordai una cosa che mi aveva detto una volta Henry.
'L'umorismo è un meccanismo di difesa per gli umani, e di solito indica che hanno qualcosa da nascondere'.

Viaggio dappertutto, stava raccontando Simon...E dovunque vado, è sempre la stessa cosa, lo stesso giochetto.
Ma ti piace ?
Diavolo se mi piace. Naturalmente sì. Un maledetto mucchio di soldi facili, te lo dico io. Mi presento, gli faccio fare qualche esercizio sull'approccio creativo, butto lì qualche discorso sconclusionato sul pensare fuori dagli schemi ed è fatta. Missione compiuta.
Esercizi sull'approccio creativo ?
Sì, sai no. Pensare a dieci usi diversi per una sedia oltre che per sedercisi sopra. Quel genere di stronzate lì....Sono tutte cazzate, ma sono le cazzate giuste, questo è sicuro. Che io spari alla grande, ecco di cos'hanno bisogno. Se dici delle cose sensate, se racconti alla gente come stanno veramente le cose, se mi limitassi semplicemente a dirgli che stiamo seduti su una bomba a orologeria, bè, allora non avrei la minima possibilità di avere successo.
Giusto.
Così, quello che faccio è recitare ciò che vogliono sentire, fornendo loro uno schema dentro il quale possono continuare a fare esattamente quello che hanno fatto fino a quel momento, ma con parole nuove. Costruire con l'immaginazione. Pensiero positivo. Branding quadridimensionale. Ci si buttano sopra.
Ma tu credi a quello che dici, no ?
Simon guardò Adam con un'espressione curiosa, come un cane che si imbatta in una nuova razza.

Adesso capisco che c'è una differenza fondamentale tra noi e gli umani, ed è una differenza che evidenzia perchè essi abbiano bisogno del nostro aiuto. La differenza è che i cani imparano a reprimere i loro istinti, per gli umani non c'è speranza.
Credono che la scienza e la tecnologia e la cultura li elevino su un piano differente rispetto al resto del mondo animale. Ritengono che tutto quel loro apparato contribuisca a proteggerli contro i loro impulsi naturali. Credono, quando si coprono con i vestiti i corpi senza pelo, quando si dipingono le facce con il trucco e quando si lavano via e si cancellano il loro odore naturale, di essere in grado di sopprimere i bisogni primordiali anche se in realtà questi guidano ogni loro singola azione...
In quanto specie, nel tentativo di allontanarsi dal loro mondo natirale ripetono in continuazione gli stessi errori. Nonostante sperimentino una cosa, non imparano mai la lezione. Per esempio, non sono in grado di scendere a patti con la morte, per quanto l'abbiano dovuta affrontare innumerevoli volte. Lo stesso capita con il sesso. Più gli umani cercano di razionalizzare i loro desideri, più diventano vittime di se stessi...
Era così anche per Adam. Per quanto era in grado di percepire, aveva trascorso la sua intera vita in uno stato di resistenza permanente. I desideri e gli impulsi che sentiva erano chiaramente distruttivi e avrebbero potuto danneggiare la Famiglia, e lui non riusciva a capire perchè desiderava fare qualcosa che avrebbe potuto ferire coloro che amava. Così resisteva.
E continuò a resistere finchè i desideri crebbero al punto da portare con sé la propria giustificazione.

Emily osservò Adam con un'espressione perplessa.
Disastri ?
Credo di sì. Quando guardo le stelle, penso all'urto che le ha generate....
Le stelle, certo, sono bellissime e tutto quanto, ma in fondo non sono altro che detriti, detriti che in alcuni casi non esistono neanche più. Così, quando alzo gli occhi al cielo e ci penso, ecco quel che vedo. La scena di un incidente. Disastri....Tutto -la terra, tu, io, i cani, questo parco, le stelle, l'intero universo- tutto ha avuto inizio da una gigantesca collisione tra due forze fisiche. Quindi l'universo non è nato dal niente, ma da cose, mondi, che già esistevano. Noi siamo soltanto, insomma, delle conseguenze. Parte di questo stesso disastro.

Mi voltai e vidi una ragazza. Era piuttosto attraente, immagino, almeno secondo gli standard degli umani. (E come vi ho già detto, è questa l'unica cosa che a loro importa, l'aspetto fisico. E' stupido, lo so, e assolutamente fuorviante. Ma è così che stanno le cose).

Tradire il Patto, è come tradire se stessi.
Naturalmente, era questo l'argomento decisivo.
Allontanati dal percorso tracciato, e perderai la possibilità di guadagnarti l'Eterna Ricompensa....
L'intero impianto cominciava a sembrarmi mal concepito, arrogante addirittura....
Intendo dire, chi ero io per affermare che le filosofie e i sistemi di pensiero che tenevano unite le altre razze erano sbagliate, e che soltanto noi eravamo nel giusto ? Perchè catalogavamo automaticamente come barbara e primitiva la visione del mondo di un Rottweiler, o troppo superficiale quella dei Barboncini ?

(da Il Patto dei Labrador, 2004)


con gli occhi del ciclone

Ieri pomeriggio è scattato l'allarme rosso, l'allerta generale.
Ci hanno sgomberato dalla facoltà, non ho neppure potuto fare il solito ricevimento studenti.
Alle 15, tassativamente, dovevamo uscire.
Non si trattava di un'esercitazione, o di una simulazione.
L'hanno chiamato ciclone, stavolta.
Lo stiamo vivendo veramente.
File di auto per le strade, tutte che tornano a proteggersi dentro casa.
Come sfollati, agiati e sicuri dentro i loro gusci, ma con un senso di angoscia.
Io sfreccio in bici, a Terrapieno, sulla strada e tra i buchi nei quali sono caduto più di un anno fa.

Diluvio notturno, fulmini come punizioni divine dal cielo, tuoni come rombi di guerra.
Stracci sotto le portefinestra, occhi al soffitto del bagno, orecchie che non prendono sonno.
Penso a chi sta per strada, che ha trovato rifugio nei cespugli, sotto i portici delle banche.
Penso ai poveri, a chi non ha casa, a chi si bagna insieme ai cani.
Penso a me, a questa ennesima notte solitaria, al buio fuori, al suono del vento e del mare in tempesta.
Il sentimento del sublime non mi assiste.

Mi sveglio -e mi alzo- tardi.
Fuori piove ancora, non posso neppure andare al giardinetto o a fare la spesa, non ha senso agitarsi.
Cagliari è stata colpita, ma non troppo.
Ovviamente, Capoterra e Olbia sono di nuovo a galleggiare nell'acqua.
Ovviamente, poco o niente è stato fatto dalle alluvioni del recente passato.
Piccole, sopportabili catastrofi quotidiane, in fondo.
Tutto passa, siamo in buone mani.
Appare in tv la faccia del capo della Protezione civile sarda: sarà anche bravo, ma si chiama Nudda.
Siamo in emergenza, dice, ma ha uno sguardo lento, un parlare calmo, rassicurante.
Come sotto anestesia: ci stiamo adattando anche a questo, ci stiamo abituando a vivere così.
Non ci si lamenta neppure quasi più. Non si chiede neppure più niente.

Si vive solo in attesa che passi, in attesa che si dimentichi, in attesa che torni...