Il marito che ha ucciso la moglie (dopo aver fatto l'amore con lei sul divano) e i figli piccoli (che dormivano tranquilli), sgozzandoli con un coltello da cucina uno dopo l'altro, ha dichiarato che 'si sentiva in gabbia' e che un divorzio 'avrebbe lasciato il problema dei figli'.
A proposito di chi userà anche questo episodio per rafforzare la sua teoria sui maschi violenti ed egoisti (e che per giunta vanno a vedere la partita e ad esultare tra una birra e l'altra dopo il misfatto....!) vorrei far notare che il contesto familiare appare ancora una volta come il peggior indiziato.
La famiglia non va, non è il luogo giusto per molti (che però ci finiscono, legati mani e piedi, in assenza di alternative socialmente apprezzate).
Si entra dentro ruoli, e si finisce dentro gabbie.
Lo stesso vale per il muratore dagli occhi cerulei che ha ucciso l'ormai mitica Yara.
Una vita normale, gran lavoratore, moglie e casetta, tre figli.
Però un giorno rapisce una ragazzina, la sevizia, la uccide e la abbandona in una discarica.
Per alcuni anni, dopo, vive come se niente fosse e nessuno si accorge di nulla.
Possibile che uno così non dia alcun segno 'strano' ai suoi familiari o amici ?
Che non faccia nulla di 'male' anche alle sue figlie o a sua moglie ?
Sembra incredibile.
O non sarà la beneamata famiglia a nascondere sempre tutto, quasi per statuto ?
Una famiglia che copre violenze al suo interno: un must di qualunque società, nei secoli.
Ma continuiamo, imperterriti, a difenderla e a idealizzarla.
La dimensione sessuale (e quella educativa) non potranno mai essere umanamente e pienamente vissute in una famiglia (monogama e proprietaria).
Altre strade andrebbero e andranno percorse, ma non da noi, credo.
Nel frattempo si esulta per le famiglie omosessuali e per i matrimoni gay.
Un ulteriore errore in cui gettarsi a capofitto...
Il ricatto delle leggi, i vantaggi dei sedicenti diritti, una strana visione della parità al ribasso, un conformismo di fondo: tutti elementi che ci riportano a considerare progresso quel che è soltanto il procedere di un'omologazione senza senso, infarcita solo di incorreggibili fallimenti, già ampiamente sperimentati, ma mai seriamente ridiscussi.
Continuiamo così, a farci del male, diceva quello.
A vivere di relazioni virtuali o clandestine, mentre soffochiamo nelle gabbie reali che noi stessi abbiamo scelto per noi e per gli altri, quelli che diciamo di amare.
SATURNALIA Feste popolari in Roma antica, in onore di Saturno, nelle quali si scambiavano auguri e doni e, soprattutto, era concesso agli schiavi di prendere temporaneamente il posto dei padroni
mercoledì 18 giugno 2014
martedì 17 giugno 2014
come si può ?
' Come può un uomo nascere quando è vecchio ?
Può forse rientrare nel ventre di sua madre e nascere ?
Come può essere ? '...
E Gesù: 'Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose ? '.
(Gv, 3, 2-10)
Molti mi chiamano Maestro, ma neanche io so rispondere a questa domanda.
Eppure non c'è nulla che desidererei di più.
Cosa mi manca ?
Chi mi manca ?
Da alcuni anni, direi ormai almeno cinque, è come se avessi finito di vivere e iniziato a morire.
Allenarsi a morire è un buon esercizio filosofico, che consiglio a tutti.
Ma, nel morire, mi piacerebbe avere almeno la sensazione di rinascere, ogni tanto.
E' riaccaduto, molto brevemente, due estati fa.
Poi più nulla.
Una tesista mi scrive:
Certo che la vita è proprio bella, Enrico, soprattutto quando ci si dà il tempo di vederla...
Mi ero dato tempo, e mi sto dando tempo, proprio per questo.
Per vederla.
Ma forse, nel morire, la vista e la vita si offuscano.
No, vedo poca bellezza intorno a me, ora.
E sono stanco di cercarla -come si dice, per consolarsi- nelle piccole cose...
Attendo grandi cose, ancora.
Forse è qui che sbaglio ?
Può forse rientrare nel ventre di sua madre e nascere ?
Come può essere ? '...
E Gesù: 'Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose ? '.
(Gv, 3, 2-10)
Molti mi chiamano Maestro, ma neanche io so rispondere a questa domanda.
Eppure non c'è nulla che desidererei di più.
Cosa mi manca ?
Chi mi manca ?
Da alcuni anni, direi ormai almeno cinque, è come se avessi finito di vivere e iniziato a morire.
Allenarsi a morire è un buon esercizio filosofico, che consiglio a tutti.
Ma, nel morire, mi piacerebbe avere almeno la sensazione di rinascere, ogni tanto.
E' riaccaduto, molto brevemente, due estati fa.
Poi più nulla.
Una tesista mi scrive:
Certo che la vita è proprio bella, Enrico, soprattutto quando ci si dà il tempo di vederla...
Mi ero dato tempo, e mi sto dando tempo, proprio per questo.
Per vederla.
Ma forse, nel morire, la vista e la vita si offuscano.
No, vedo poca bellezza intorno a me, ora.
E sono stanco di cercarla -come si dice, per consolarsi- nelle piccole cose...
Attendo grandi cose, ancora.
Forse è qui che sbaglio ?
sabato 14 giugno 2014
ridicoli
Renzi epura i membri della commissione al Senato.
Il piccolo dittatore, si sa.
Ma chi costringe quelli a stare ancora nel PD ?
Non hanno ancora capito che stanno ormai e da tempo in un partito di centrodestra?
Immagino che l'abbiano capito, ma forse pensano ancora di poter vincere contro uno come Renzi ?
Ridicoli.
Grillo espunge i verdi dal referendum sulle alleanze in UE.
Un altro dittatore, si sa.
Ma chi costringe i cinquestelle a votare ?
Avrebbero potuto protestare e non accettare di esprimersi a quelle condizioni.
E invece no, votano e poi si lamentano.
Sembrano i miei colleghi...
Obama sta a guardare l'avanzata degli islamisti in Iraq.
Ed ora dice che la colpa è dell'esercito iracheno (che -in effetti- si è squagliato) e del governo locale (che -in effetti- non ha proprio tanta autorevolezza).
Ma la cosa bella è che sembrerebbe che in tutto questo gli Stati Uniti non c'entrino.
Dopo tutto quello che hanno combinato lì da almeno vent'anni...
E questa sarebbe una potenza mondiale ?
La nostra Nazionale di calcio si prepara ad affondare l'armata inglese sul Rio delle Amazzoni.
Comunque vada, non sono altro che damerini ultrapagati ed ultraviziati, che non sanno più cosa sia il calcio e lo sport, e neppure il gioco.
In un Mondiale vergognoso, che butta via miliardi di dollari in città piene di favelas e disastri.
Ma basteranno due tre gol e dimenticheremo tutto.
Il piccolo dittatore, si sa.
Ma chi costringe quelli a stare ancora nel PD ?
Non hanno ancora capito che stanno ormai e da tempo in un partito di centrodestra?
Immagino che l'abbiano capito, ma forse pensano ancora di poter vincere contro uno come Renzi ?
Ridicoli.
Grillo espunge i verdi dal referendum sulle alleanze in UE.
Un altro dittatore, si sa.
Ma chi costringe i cinquestelle a votare ?
Avrebbero potuto protestare e non accettare di esprimersi a quelle condizioni.
E invece no, votano e poi si lamentano.
Sembrano i miei colleghi...
Obama sta a guardare l'avanzata degli islamisti in Iraq.
Ed ora dice che la colpa è dell'esercito iracheno (che -in effetti- si è squagliato) e del governo locale (che -in effetti- non ha proprio tanta autorevolezza).
Ma la cosa bella è che sembrerebbe che in tutto questo gli Stati Uniti non c'entrino.
Dopo tutto quello che hanno combinato lì da almeno vent'anni...
E questa sarebbe una potenza mondiale ?
La nostra Nazionale di calcio si prepara ad affondare l'armata inglese sul Rio delle Amazzoni.
Comunque vada, non sono altro che damerini ultrapagati ed ultraviziati, che non sanno più cosa sia il calcio e lo sport, e neppure il gioco.
In un Mondiale vergognoso, che butta via miliardi di dollari in città piene di favelas e disastri.
Ma basteranno due tre gol e dimenticheremo tutto.
venerdì 13 giugno 2014
e ti ricordo ancora...
Va detto che il modo di essere di
cui diamo prova nella seconda parte della nostra vita non è sempre
(ammesso che lo sia di frequente) il nostro primitivo modo d'essere
sviluppato o appassito, accresciuto o attenuato, ma, a volte, un modo
d'essere opposto, un vero e proprio abito rivoltato...
L'aria esitante di Cottard, la sua
timidezza e la sua cordialità eccessive gli avevano attirato, in
gioventù, continue frecciate.
Quale amico gli consigliò un
contegno glaciale ?
Ovunque..., si trasformò in un uomo
freddo, perlopiù silenzioso, perentorio quando occorreva parlare,
attento a non perdere l'occasione di dire qualcosa di sgradevole.
Sperimentò il suo nuovo
atteggiamento con quei pazienti che, non avendolo mai visto prima,
non erano in grado di fare confronti e si sarebbero assai
meravigliati se fossero venuti a sapere che la ruvidezza non gli era
connaturata.
Ciò che principalmente si sforzava
di raggiungere era l'impassibilità, e persino durante i turni in
ospedale, quando smerciava qualcuno di quei suoi giochi di parole che
facevano ridere tutti, lo faceva sempre senza che un solo muscolo si
muovesse nel suo volto, d'altronde irriconoscibile da quando si era
fatto radere barba e baffi.
E forse sarebbe stato saggio da
parte sua non farsi un'idea tanto cupa del futuro, e non escludere
che l'incontro sperato potesse aver luogo quando lui non fosse più
là a rallegrarsene.
Il lavoro di causalità che finisce
col produrre all'incirca tutti gli effetti possibili e, di
conseguenza, anche quelli che meno avevamo creduto tali, questo
lavoro è talvolta lento, reso ancora più lento ancora dal nostro
desiderio -il quale, cercando di accelerare, lo intralcia-, dalla
nostra stessa esistenza, e non giunge a compimento che quando abbiamo
cessato di desiderare e, qualche volta, di vivere.
Swann non lo sapeva forse per
esperienza propria, non era forse già, nella sua vita...una felicità
post mortem il matrimonio con l'Odette che aveva appassionatamente
amata...e che aveva sposata quando non l'amava più, quando l'essere
che, in Swann, aveva tanto sognato e tanto disperato di vivere tutta
la vita accanto a Odette, quell'essere, ormai, era morto ?
Ma soprattutto, parlando dei miei
gusti che non sarebbero più cambiati, di ciò che era destinato a
rendere felice la mia esistenza, mio padre insinuava in me due
sospetti terribilmente dolorosi.
Il primo era che (mentre ogni giorno
mi consideravo come sulla soglia della mia vita, ancora intatta e
pronta a debuttare soltanto l'indomani mattina) la mia esistenza
fosse già cominciata – di più: che ciò che ne sarebbe seguito
non sarebbe stato molto diverso da ciò che era trascorso.
Il secondo sospetto...era che io non
mi trovassi al di fuori del Tempo, bensì sottoposto alle sue
leggi...
Teoricamente uno sa che la terra
gira, ma di fatto non se ne accorge, il suolo sul quale cammina
sembra che non si muova, e si vive tranquilli.
Lo stesso avviene col Tempo nella
vita.
E, per renderne percettibile la
fuga, i romanzieri sono costretti ad accelerare follemente gli scatti
della lancetta, facendo varcare al lettore dieci, venti, trent'anni
in due minuti.
All'inizio della pagina si è
lasciato un amante pieno di speranza, alla fine della successiva lo
si ritrova ottuagenario, mentre nel cortile di un ospizio compie
faticosamente la sua passeggiata quotidiana, a stento in grado di
rispondere a chi gli rivolge la parola, dimentico del passato.
Dicendo di me: 'Non è più un
bambino...', mio padre aveva fatto di colpo apparire ai miei occhi
l'immagine di me stesso dentro il Tempo e mi causava un particolare
genere di tristezza, come se fossi stato non ancora il vecchio
illanguidito dell'ospizio, ma uno di quegli eroi dei quali l'autore,
in un tono che l'indifferenza rende particolarmente crudele, ci dice
alla fine di un libro:
'Lascia sempre più di rado la
campagna. Ha finito per stabilirvisi definitivamente, ecc.'...
(Marcel Proust, All'ombra delle
fanciulle in fiore. Intorno a Madame Swann)
lunedì 9 giugno 2014
bel tempo
Ormai una decina di giorni fa, tra le
strade di Angkor, il sole era molto alto, e feroce.
Eravamo partiti presto, dopo una bella
colazione all'inglese.
2 dollari al giorno per una bici.
Man mano che la giornata avanzava, il
tempo era sempre più bello e caldo.
Ma la bici rossa era bucata, e si
sgonfiava ripetutamente.
Abbiamo provato a ripararla in corsa,
più volte.
Abbiamo speso 10 dollari, e poi alcuni
altri, tra una baracchetta e l'altra.
Ma siamo tornati in città con la
camera d'aria fuori e al limite del collasso.
Ieri siamo andati al terreno, ad
innaffiare gli alberelli da frutto piantati qualche mese fa.
Bellissima giornata di sole, caldo
africano, gechi a decine nella casetta.
E' stato un maggio abbastanza piovoso,
ma sono bastati alcuni giorni d'estate anticipata e le piante sono
boccheggianti, moribonde.
Proviamo a mettere tanta acqua, e
preghiamo per la loro anima.
Il Mar Mediterraneo, il Mare nostrum, è
rilucente di sole, e senza onde.
Arrivano a migliaia sui barconi, come
ogni estate.
E, come ogni estate, la si chiama
'emergenza'.
Potere del bel tempo, in attesa che
torni l'inverno, così se ne stanno a casa, tra miseria e guerre.
Intanto, nel cielo terso, piroettano in
città le Frecce Tricolori.
Migliaia di persone stanno a faccia in su, ammirate ed entusiaste, felici.
Migliaia di persone stanno a faccia in su, ammirate ed entusiaste, felici.
La politica e l'economia italiana
vedono il bel tempo davanti a loro.
Renzi profonde ottimismo, ventate
d'amore, pensieri tinti di rosa aurora.
Affabili e amabili come non mai, tra
una tangente e l'altra.
Nel grigiore del mondo, il sol
dell'avvenire risorge all'orizzonte.
Intanto, per il bel tempo di domenica,
l'astensionismo diventa maggioranza elettorale.
Per una volta sono uscito di casa e ho
ascoltato una conversazione ad un festival letterario dedicato al
gioco. Due amabili signori, serenamente pieni di sé e in vena di
piacevole esibizione, ci distraevano, discorrendo di libri e del loro
futuro (quello dei libri, immagino...).
Aneddotica da settimana enigmistica più
che scambio tra sapienti.
Tanto vale tornare al giardinetto a
leggere Proust, a fare parole crociate senza schema, e a ri-voltarsi
verso il tempo perduto.
Una bella madre si aggira sperduta con
la piccola figlia tra le panchine.
Altri bambini giocano intorno al grande
ficus, guidati dalle amate maestre.
A fianco, in un angolo, pisciano dei
negri.
Anche i barboni si moltiplicano a
dormire sulla piazza, ora che c'è bel tempo...
martedì 3 giugno 2014
al giardinetto
da solo, infine, dopo giorni di rientro, tra sonno e veglie animate da amici e ospiti.
mi rivolgo al mio giardinetto, anche per cercare una rete wireless gratuita.
fioriscono, attorno a me, ancora una volta, le splendide viola jacarande.
una nuova estate si approssima.
provo a riambientarmi qui.
il jet lag fa ancora i capricci, ma pian piano torno in regola o quasi.
stefano, mio compagno di viaggio, ha scritto i suoi diarietti, ben più puntuali dei miei.
se volete leggerli potete cercare il suo blog: i viaggi di steraniero.
poi ha anche pubblicato un bel pò di foto del nostro viaggio.
le trovate su questo link:
https://plus.googleom/u/0/photos/102387660925909600133albums/6020045977738305041
per ora, è tutto.
non ho voglia di parlare subito di questa italia orribile, di parate militari e di false feste di una finta repubblica, di un premier finto e giigione, di un popolo che non vuole il bene, neppure il suo.
vuole solo vincere e vivere tranquillo, comunque sia.
mi fermo qui.
mi rivolgo al mio giardinetto, anche per cercare una rete wireless gratuita.
fioriscono, attorno a me, ancora una volta, le splendide viola jacarande.
una nuova estate si approssima.
provo a riambientarmi qui.
il jet lag fa ancora i capricci, ma pian piano torno in regola o quasi.
stefano, mio compagno di viaggio, ha scritto i suoi diarietti, ben più puntuali dei miei.
se volete leggerli potete cercare il suo blog: i viaggi di steraniero.
poi ha anche pubblicato un bel pò di foto del nostro viaggio.
le trovate su questo link:
https://plus.googleom/u/0/photos/102387660925909600133albums/6020045977738305041
per ora, è tutto.
non ho voglia di parlare subito di questa italia orribile, di parate militari e di false feste di una finta repubblica, di un premier finto e giigione, di un popolo che non vuole il bene, neppure il suo.
vuole solo vincere e vivere tranquillo, comunque sia.
mi fermo qui.
domenica 1 giugno 2014
tra thai, lao lao e kampuchei
Cosa ricordo di questo viaggio ? E
cosa ricordare ? E cosa raccontare e raccontarsi ?
Le distanze.
Quando fai questi salti ti rendo conto
di quanto sia grande e diverso il mondo, di quanti passaggi devi fare
per starci sopra e dentro, di quante miglia mentali devi attrezzare
l'animo.
Per la prima volta ho attraversato due
continenti interi (e mezzo, se considero anche la punta afro-egiziana
del Sinai e del Mar Rosso, che ho attraversato in pochi minuti, quasi
meglio di Mosè...), osservando dall'alto i deserti arabici di sabbia
e i deserti di montagna iraniani, le propaggini dell'Himalaya e
l'infinito Mekong.
Un altro mondo, davvero.
Abitato da umani davvero diversi, con
ossessioni e usi davvero altri.
E, d'altra parte, sentire quanto cresce
l'omologazione strisciante, quanto il denaro e le merci ci uniscono,
quanto il turismo faccia strage di culture e differenze, e
soprattutto di tempi.
E quanto, su questo, comunichiamo.
L'acqua.
E' stato un viaggio caldissimo, madido
di sudore, di liquidi che scorrono e ti riempiono e ti svuotano. Un
viaggio di fiumi ed acqua, di docce e centinaia di bottigliette di
drinking water, di viaggi su barche lentissime, di cascate e pioggie
brevi, torrenziali.
Più ci bagnavamo e più avevamo caldo
e più sudavamo.
Loro stanno copertissimi, invece, anche
al sole. E bevono poco.
Ed hanno ragione, si vede. Ma noi non
riuscivamo a cambiare abitudine, e pagavamo.
Le acque stanno nel terreno, sempre
intriso, spesso carico di riso.
Dall'alto le città sono spesso
acquitrini, paludi e stagni, di acqua dolce o salmastra.
La stessa Bangkok mi è apparsa al
ritorno tutta costellata di canali e specchi d'acqua, una metropoli
immensa che poggia su qualcosa di liquido.
E così Angkor, con i suoi fossati
magnificenti, le sue opere idrauliche e architettoniche e sacre
insieme, i suoi artifici d'acqua e di pietra di cui possiamo oggi
solo intuire la complessità e la bellezza...
Il cibo.
Ho provato di tutto, credo. Fuorchè i
grilli e gli scarafaggi fritti, non ce l'ho fatta.
Ma per il resto, non mi sono tirato
indietro davanti al ghiaccio incerto dei succhi di frutta e
all'acquavite di riso (lao lao), alla pasta di pesce fermentato, alle
sour soup e ai sour sop, ai chilli di ogni origine, alle spezie e
alle erbe, alle alghe e alle pizze, agli amok e ai lak lak, alle
insalate di mango e papaya in cui c'è tutto fuorchè il mango e la
papaya, ai peperoni spacciati per melanzane, ai brodi e alle zuppe
con noodle e ramen, alle salse di cocco e curry, ai pesci gatto e
alle cernie di fiume, alla carne di bufalo e di altri animali non
identificati.
Qualche piccola diarrea ogni tanto,
qualche accenno di cistite, ma niente di più.
Anche questa volta il mio sistema
interno ha retto, abbastanza assuefatto ormai, grazie ai viaggi in
Africa e America latina.
Ho amato i sapori, in fondo sempre
estremi: o piccantissimi o dolcissimi, senza mediazione.
Mi è mancato il sale (ieri mattina,
appena tornato, al risveglio, mi sono goduto dei crackers con olive,
tonno e formaggini...).
Le immagini.
Ho sognato le apsara, le vedevo
continuamente, ne ho comprato icone di varia foggia e materia, e le
ho portate con me. Ora danzano sulla mia scrivania.
Spero mi portino fortuna.
Vedo ancora i garuda, con i loro
baffoni da falsi cattivi.
E onde, tartarughe, angeli e demoni,
serpenti alati, che si muovono sull'Oceano di Latte.
Difficile star dietro a tutta
quest'orgia di simbologie e mitologie sconosciute, ambivalenti,
contraddittorie, stranianti.
Ma è stato un viaggio di colori:
arancioni e rossi e neri, e oro.
Di incensi e fuochi, di gong e tamburi,
di milioni di Buddha (sdraiati, con le mani avanti, incrociate sulle
gambe o sul petto, in cammino, morti e rinati, mai nati e mai morti,
risvegliati e dormienti, santi e profani, ridicoli e grassi, ridenti
e sofferenti, vecchi e infanti...).
I luoghi più belli.
Il mercato di Chiang Mai, unica tappa
in terra Thai.
La bellezza dell'arte e del commercio,
della vita vera e per turisti, tutta intrecciata insieme.
I templi e i cartoni animati di vetro
nel palazzo reale a Luang Prabang, città davvero elegante e sinuosa,
quasi europea e del tutto orientale.
La processione dei suoi monaci
all'alba, che ricevono riso e cibo in elemosina sulla strada.
Le Quattromila isole e soprattutto, fra
queste, la dolce Don Khon, e la signora della Souksanh che ci accolto
coi suoi triclini, in faccia al Mekong e alle sue file di palme
perfette.
E -ancor più di Angkor Wat- lo
splendore di Angkor Thom e soprattutto le facce surreali e
inquietanti del Bayon, mitomani e stupende.
E l'intrico di giungla e pietre, legati
da immensi intrichi dei kapok, a Ta Prohm.
E i viaggi fluviali, e i villaggi
fluttuanti su zattere, e la vita quasi primitiva di chi ci vive, tra
animali e piante, in una relazione ancora quasi intatta, non ancora
immunizzata, tra i viventi.
Le fissazioni.
Lasciare le scarpe fuori dai templi,
dalle case, dagli hotel. E' un continuo mettersi e togliersi le
scarpe: il secondo giorno mi sono comprato dei sandali.
Aprire sezioni del Cambodian People's
Party per ogni dove. Un comunismo oscuro, leggero, assillante.
Offrire the verde scipito o riso
bianco, più o meno glutinoso.
Ringraziare continuamente con le mani
giunte al petto, e inchinarsi leggermente, oscillando.
Sorpassare a sinistra, a destra o al
centro, suonando sempre il clacson, con gusto e perfidia.
Arrivare sempre in ritardo o in
anticipo agli appuntamenti, per prenderti di sorpresa (ma quando sei
tu in ritardo, partire puntualissimi e senza avviso...).
Giocare ad una sorta di volano, ma con
i piedi, compiendo tacchettate mirabolanti.
Mettersi le mascherine in faccia, non
si sa se contro i colpi d'aria o lo smog.
Sorridere sempre, qualunque cosa
accada, e non arrabbiarsi mai, anche davanti a Pol Pot in persona.
Relax.
Farsi massaggiare da uomini, donne
anziane, giovinette, con l'olio o senza, i piedi o tutto il corpo.
Passeggiare la sera, quando sale un
leggero vento, sui lungofiume.
Navigare lenti sui fiumi, con ore e ore
di viaggio davanti e alle spalle, senza orario.
Il ronzio del ventilatore acceso per
tutta la notte, su letti comodi e ampi.
Il silenzio delle foreste, i suoni
degli uccelli, il buio dei templi.
Il moto eterno e senza onde
dell'immenso Mekong.
La vita nelle palafitte, sul legno e
sull'acqua.
I fiori bianchi, rossi, gialli, e le
farfalle.
Stare sempre scalzi, e quasi nudi.
Non passare per capitali o grandissime
città, se non in aeroporto.
Vedersi le finali Uefa e Champions,
alle 2 del mattino, spaparanzati sul letto, al buio e senza volume.
Stare in viaggio con uno come Stefano,
che sa sempre orientarsi e organizzarsi meglio di me ( ed è cosa
rara, e comoda...).
Catastrofi.
La deforestazione crescente di intere
colline, praticata da indigeni per costruire case e ottenere energia,
ma soprattutto dalle truppe di cinesi che asfaltano e ammobiliano
mezza Asia.
L'offerta sessuale continua,
soprattutto in alcune città frequentate da occidentali e riccastri,
in una situazione simil-cubana.
Mercati di droga capillari, con
migliaia di giovani che vivono tutta la vacanza in paradisi
artificiali e a basso costo, in luoghi 'happy' che attirano il dolore
e il vuoto.
Molta miseria, tanti disabili (anche
vittime delle mine inesplose lasciate dalle nostre guerre),
divaricazioni insopportabili tra hotel di lusso e baraccopoli, e
anche tra i loro tenori di vita (milioni in bici o in motorino, ma
chi ha la macchina gira in Suv enormi, come un boss...).
Bambini e ragazzine sempre in giro o
già a lavoro, col viso disfatto dalla fatica e da notti troppo
brevi.
Un comunismo di facciata, finto, senza
senso, vecchio e inutile, con le faccione ridicole dei capi sempre e
ovunque, e col mondo che va altrove.
A babbo morto.
Sono tornato, come si dice, a babbo
morto.
Quando non c'era più niente da fare o
da dire per lui.
Troppo tardi, insomma.
Sapevo che stava per morire, ma ho
fatto bene a partire, e a non tornare.
La mia famiglia d'origine è morta da
tempo, io non ne sono che un relitto.
Ora, definitivamente, ancora di più.
Ho pensato a lui tra le rovine, l'ho
lasciato andare sui fiumi, l'ho salutato all'alba e al tramonto.
Un commiato ad oriente.
Che le sue carni si macerino, si
cremino, si sciolgano nel nulla.
E che anche io accetti la verità di
questo viaggio...
A casa.
Ora sono a casa, dopo tanti aerei ed
attese.
Godo a dormire nel mio letto, a
mangiare le solite cose.
A bere l'acqua del rubinetto.
Ieri, mentre arrivavo dall'aeroporto,
mi sono venuti incontro sulla strada quattro ragazzini filippini in
bicicletta, vocianti e allegri.
Mi sono schizzati a fianco, scattanti e
placidi.
Ascolto la loro lingua, non più così
straniera.
Vivono nel mio quartiere, ora, ed io
nel loro...
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