Per un breve periodo siamo stati una civiltà abbarbicata a una striscia di terra fra l'oceano e il deserto.
L'acqua era il nostro problema, troppa da un lato, troppo poca dall'altro, ma questo non ci ha fermati. Abbiamo costruito case, strade, alberghi, centri commerciali, complessi residenziali, parcheggi, scuole e stadi.
Abbiamo proclamato la libertà dell'individuo, abbiamo comprato e guidato milioni di automobili per dimostrarla, costruito altre strade per le nostre auto, per andare verso un dappertutto che non stava da nessuna parte. Abbiamo irrigato i nostri giardini, lavato le nostre auto, ingollato bottiglie di acqua minerale per vivere da idratati su una terra disidratata, abbiamo costruito parchi acquatici.
Abbiamo innalzato templi alle nostre fantasie (studi cinematografici, parchi a tema, cattedrali di cristallo, enormi chiese) e li abbiamo affollati.
Siamo andati in spiaggia, abbiamo cavalcato le onde, riversato le nostre immondizie in quell'acqua che dicevamo di amare.
Abbiamo reinventato noi stessi ogni giorno, rimodellato la nostra cultura, ci siamo chiusi in comunità recintate, abbiamo mangiato cibi sani, smesso di fumare, abbiamo levato in alto i nostri visi liftati ed esfoliati cercando di evitare il sole, ci siamo fatti spianare le rughe, ci siamo fatto succhiare via cuscinetti adiposi e bambini non voluti, abbiamo sfidato la vecchiaia e la morte.
Abbiamo divinizzato ricchezza e potere.
Fatto del narcisismo una religione.
Alla fine, adoravamo solo noi stessi.
Alla fine, non è stato abbastanza.
(Don Winslow, Le belve, 2010)
SATURNALIA Feste popolari in Roma antica, in onore di Saturno, nelle quali si scambiavano auguri e doni e, soprattutto, era concesso agli schiavi di prendere temporaneamente il posto dei padroni
venerdì 29 novembre 2013
spenti copioni, finte serietà
ODE ALLA IUC ( e ai POF, ai POR, alla TUC e alla TASI...)
§ 781 del Manuale dell'Agenzia delle Entrate -formula dell'imposta minima alternativa (Ima) per le Spa: (1) l'imponibile prima della deduzione della perdita operativa netta (Pon)), più o meno (2) tutte le correzioni Ima eccetto le correzioni di adjusted common equity (Ace), più (3) regimi fiscali privilegiati, fa (4) l'imponibile Ima prima della deduzione Pon e/o della correzione Ace, più o meno (5) la correzione Ace, se presente, meno (7) la deduzione Pon, se presente (tetto al 90%), fa (8) l'imponibile Ima, meno (9) le esenzioni, fa (10) la base Ima, moltiplicata per (11) un tasso del 20% Ima, fa (12) l'Ima precedente al credito d'imposta per redditi Ima prodotti all'estero, meno (13) il credito d'imposta per redditi Ima prodotti all'estero, se presente (tetto al 90% esclusa richiesta di eccezioni 781(d)(13-16), nel qual caso allegare una comunicazione interna 781-2432 e inoltrare al capogruppo), fa (14) l'imposta minima alternativa provvisoria, meno (15) il debito d'imposta standard prima del credito meno il credito d'imposta per redditi prodotti all'estero, fa (16) l'imposta minima alternativa.
(D. Foster Wallace, Il re pallido, 2011, p. 504)
§ 781 del Manuale dell'Agenzia delle Entrate -formula dell'imposta minima alternativa (Ima) per le Spa: (1) l'imponibile prima della deduzione della perdita operativa netta (Pon)), più o meno (2) tutte le correzioni Ima eccetto le correzioni di adjusted common equity (Ace), più (3) regimi fiscali privilegiati, fa (4) l'imponibile Ima prima della deduzione Pon e/o della correzione Ace, più o meno (5) la correzione Ace, se presente, meno (7) la deduzione Pon, se presente (tetto al 90%), fa (8) l'imponibile Ima, meno (9) le esenzioni, fa (10) la base Ima, moltiplicata per (11) un tasso del 20% Ima, fa (12) l'Ima precedente al credito d'imposta per redditi Ima prodotti all'estero, meno (13) il credito d'imposta per redditi Ima prodotti all'estero, se presente (tetto al 90% esclusa richiesta di eccezioni 781(d)(13-16), nel qual caso allegare una comunicazione interna 781-2432 e inoltrare al capogruppo), fa (14) l'imposta minima alternativa provvisoria, meno (15) il debito d'imposta standard prima del credito meno il credito d'imposta per redditi prodotti all'estero, fa (16) l'imposta minima alternativa.
(D. Foster Wallace, Il re pallido, 2011, p. 504)
martedì 26 novembre 2013
siam tre piccoli leaderin...
Pubblicato il
L'ANALISI
Da Grillo a Renzi, il carisma orizzontale
La dimensione carismatica del potere suscita legittime preoccupazioni anche se solo si rilegge la storia del Novecento, ma più che escluderla nel nome di una visione razionalistica della politica bisogna analizzare le differenze. Tre leader a confronto
di MASSIMO RECALCATI
di MASSIMO RECALCATI
Uno dei temi più vicini all'indagine psicoanalitica che attraversano il dibattito politico è quello del carisma. A destra e a sinistra, passando per il M5S, l'aggregazione del consenso non sembra poter prescindere dalla dimensione carismatica del leader.
Questa constatazione appare preoccupata soprattutto in coloro che ne sono privi e che guardano il cosiddetto "uomo solo al comando" con sospetto. Non hanno però tutti i torti. Non è forse il carisma quella forma di potere che rende ciechi, che muove le masse suggestivamente, ipnoticamente? Non è il fascino carismatico del leader a spegnere il giudizio critico celebrando religiosamente l'Imago del leader come una sorta di idolo pagano?
Indubbiamente la dimensione carismatica del potere suscita legittime preoccupazioni anche se solo si rilegge la storia del Novecento e i disastri generati da masse irretite dal fascino morboso provocato dalla voce e dallo sguardo invasati del leader. Freud ne ha fornito un ritratto insuperabile nel suo Psicologia delle masse e analisi del-l'Io proprio mentre l'Europa si infilava nel tunnel dei totalitarismi. E tuttavia queste condivisibili preoccupazioni sembra scaturiscano da una concezione della politica ancora ingenuamente razionalista secondo la quale il consenso sarebbe il risultato di un discernimento puramente logico del livello di persuasività degli argomenti dei diversi contendenti. Non era certo necessario il ventennio berlusconiano per smontare questa idea solo "cognitivista" del consenso. Uno dei contributi decisivi che la psicoanalisi ha introdotto nel campo della politica consiste, infatti, nel pensare che le scelte degli individui - anche quelle elettorali - siano sempre mobilitate non solo dal giudizio ma anche da spinte pulsionali acefale, da desideri più forti, da esigenze "illogiche" che la ragione non è mai in grado di governare del tutto. Queste esigenze non sono solo quelle avidamente pulsionali del guadagno immediato, della difesa accanita ed egoistica dei propri interessi, dell'accrescere la propria potenza, ma anche quelle - altrettanto pulsionali - dell'aspirazione al cambiamento, alla trasformazione dell'esistente, alla giustizia, all'apertura di mondi nuovi, all'affermazione coraggiosa di una visione differente del nostro futuro. Questo significa che la politica implica sempre la pulsione e il desiderio e non solo la ragione. È un dato di fatto. Gli enunciati senza la forza singolare dell'enunciazione (desiderio) risultano vuoti.
Traduciamo questa tesi più semplicemente con un esempio: io posso condividere quasi tutto di ciò che dice un segretario di partito, ma il modo in cui lo dice, le parole che usa nel dirlo, il livello singolare (desiderante) della sua enunciazione, può rischiare di contraddire proprio ciò che dice e ciò ben al di là della sua volontà poiché è il livello dell'enunciazione che può fare vivere, o morire, il valore degli enunciati. Basta entrare in un'aula universitaria per rendersene conto. Il professore preparato può non sapere cosa sia un'ora di lezione. Saper tenere una lezione non risiede solo nella retorica di chi parla, nella sua capacità di comunicazione, ma nella forza di saper incarnare la verità di quello che dice, la trasformazione che la parola introduce in chi la ascolta.
Questa forza ha precisamente a che fare con il carisma. Il problema, infatti, non è demonizzare il carisma nel nome di una visione razionalistica della politica che esclude dal suo orizzonte la dimensione della forza e dell'eccesso - pulsione e desiderio - , ma costruire una clinica differenziale del carisma. Cosa osserviamo a questo proposito? Semplice: l'esistenza di carismi differenti.
Il carisma berlusconiano non è assimilabile a quello renziano o a quello grillino. Si tratta di carismi che hanno supporti diversi: il carisma berlusconiano poggia sul fantasma della libertà, o, meglio, sulla riduzione della libertà al principio di fare quel che si vuole, sull'inno dell'individualismo - la riduzione della Legge a Legge
ad personam - come valore antropologico assoluto che finisce per rendere impossibile la vita insieme. Gli altri suoi attributi - non secondari - sono quelli del potere, del sesso e del denaro che radunano il consenso a partire da un meccanismo elementare di identificazione proiettiva: essendo il nostro tempo il tempo della morte degli Ideali, ciò che conta è godere il più possibile senza vincoli di sorta e Berlusconi incarna con forza carismatica questo godimento libero dalla Legge e per questa ragione ha saputo generare un consenso ventennale attorno alla sua persona. Non nonostante infrangesse la Legge, ma proprio perché sottoponeva la Legge a una volontà - la sua - più forte. Si tratta, come si vede, di una versione del carisma che trova la sua linfa sulfurea nell'antipolitica, cioè in una rivendicazione di totale estraneità rispetto al mondo della rappresentanza politica.
È su questa linea - quella dell'antipolitica - che dobbiamo collocare anche il carisma di Grillo che, sebbene antropologicamente assai differente da quello berlusconiano, condivide la stessa rivendicazione di se stesso come di un corpo estraneo e separato dalle istituzioni democratiche della rappresentanza. In Grillo il vento dell'antipolitica è suscitato non da un fantasma di libertà, ma da quello di purezza e di incontaminazione sostenuto da un confine immunitario rigido e fondamentalmente paranoico che rende impossibile qualunque trattativa con chi non appartiene alla casta identitaria dei puri. Qui non è il potere, né il sesso, né il denaro, né una visione iperindividualista della libertà, a fondare il carisma. Le ragioni da cui scaturisce il carisma di Grillo sono le stesse ragioni della sinistra, ma in esso si miscelano in modo singolare e inquietante estremismo (verso l'esterno) e autoritarismo (verso l'interno) secondo la più tipica fenomenologia di tutti i leader integralisti.
Ci si può chiedere di quale natura sia il carisma di Renzi. Mi pare che questo carisma faccia perno essenzialmente su un'idea positiva della giovinezza. Non certo quella estetica perseguita pateticamente da Berlusconi, ma quella che coincide con l'esigenza del sogno e della trasformazione, del progetto e del coraggio, della necessaria assunzione di responsabilità che attende le nuove generazioni. Per questo, probabilmente, esso sa radunare attorno a sé quei giovani che abbandonano le sedi più tradizionali dei partiti, Pd compreso, e che rischiano di essere assorbiti dall'antipolitica dell'iperindividualismo berlusconiano o del fondamentalismo grillino. Si tratta chiaramente di un carisma che non si sostiene più - come accadeva per i grandi leader storici della sinistra democratica - sull'autorevolezza della figura paterna. Da questo punto di vista i funerali di Enrico Berlinguer non hanno solo chiuso una stagione politica, ma hanno anche segnato il tramonto definitivo del carisma patriarcale di cui il leader era la personificazione. Con Achille Occhetto inizia un processo di umanizzazione e fragilizzazione del leader che giunge sino a Matteo Renzi, il cui carisma sembra sganciarsi decisamente dalla forza verticale del padre per assumere una dimensione più orizzontale. Anziché aver nostalgia dell'epoca del leader-padre conviene interrogare la natura di questa nuova versione del carisma. Quale? Quella della fratellanza di una nuova generazione che chiede diritto di parola esigendo che questo sia il tempo nel quale dare prova della propria capacità di governo? Staremo a vedere.
Questa constatazione appare preoccupata soprattutto in coloro che ne sono privi e che guardano il cosiddetto "uomo solo al comando" con sospetto. Non hanno però tutti i torti. Non è forse il carisma quella forma di potere che rende ciechi, che muove le masse suggestivamente, ipnoticamente? Non è il fascino carismatico del leader a spegnere il giudizio critico celebrando religiosamente l'Imago del leader come una sorta di idolo pagano?
Indubbiamente la dimensione carismatica del potere suscita legittime preoccupazioni anche se solo si rilegge la storia del Novecento e i disastri generati da masse irretite dal fascino morboso provocato dalla voce e dallo sguardo invasati del leader. Freud ne ha fornito un ritratto insuperabile nel suo Psicologia delle masse e analisi del-l'Io proprio mentre l'Europa si infilava nel tunnel dei totalitarismi. E tuttavia queste condivisibili preoccupazioni sembra scaturiscano da una concezione della politica ancora ingenuamente razionalista secondo la quale il consenso sarebbe il risultato di un discernimento puramente logico del livello di persuasività degli argomenti dei diversi contendenti. Non era certo necessario il ventennio berlusconiano per smontare questa idea solo "cognitivista" del consenso. Uno dei contributi decisivi che la psicoanalisi ha introdotto nel campo della politica consiste, infatti, nel pensare che le scelte degli individui - anche quelle elettorali - siano sempre mobilitate non solo dal giudizio ma anche da spinte pulsionali acefale, da desideri più forti, da esigenze "illogiche" che la ragione non è mai in grado di governare del tutto. Queste esigenze non sono solo quelle avidamente pulsionali del guadagno immediato, della difesa accanita ed egoistica dei propri interessi, dell'accrescere la propria potenza, ma anche quelle - altrettanto pulsionali - dell'aspirazione al cambiamento, alla trasformazione dell'esistente, alla giustizia, all'apertura di mondi nuovi, all'affermazione coraggiosa di una visione differente del nostro futuro. Questo significa che la politica implica sempre la pulsione e il desiderio e non solo la ragione. È un dato di fatto. Gli enunciati senza la forza singolare dell'enunciazione (desiderio) risultano vuoti.
Traduciamo questa tesi più semplicemente con un esempio: io posso condividere quasi tutto di ciò che dice un segretario di partito, ma il modo in cui lo dice, le parole che usa nel dirlo, il livello singolare (desiderante) della sua enunciazione, può rischiare di contraddire proprio ciò che dice e ciò ben al di là della sua volontà poiché è il livello dell'enunciazione che può fare vivere, o morire, il valore degli enunciati. Basta entrare in un'aula universitaria per rendersene conto. Il professore preparato può non sapere cosa sia un'ora di lezione. Saper tenere una lezione non risiede solo nella retorica di chi parla, nella sua capacità di comunicazione, ma nella forza di saper incarnare la verità di quello che dice, la trasformazione che la parola introduce in chi la ascolta.
Questa forza ha precisamente a che fare con il carisma. Il problema, infatti, non è demonizzare il carisma nel nome di una visione razionalistica della politica che esclude dal suo orizzonte la dimensione della forza e dell'eccesso - pulsione e desiderio - , ma costruire una clinica differenziale del carisma. Cosa osserviamo a questo proposito? Semplice: l'esistenza di carismi differenti.
Il carisma berlusconiano non è assimilabile a quello renziano o a quello grillino. Si tratta di carismi che hanno supporti diversi: il carisma berlusconiano poggia sul fantasma della libertà, o, meglio, sulla riduzione della libertà al principio di fare quel che si vuole, sull'inno dell'individualismo - la riduzione della Legge a Legge
ad personam - come valore antropologico assoluto che finisce per rendere impossibile la vita insieme. Gli altri suoi attributi - non secondari - sono quelli del potere, del sesso e del denaro che radunano il consenso a partire da un meccanismo elementare di identificazione proiettiva: essendo il nostro tempo il tempo della morte degli Ideali, ciò che conta è godere il più possibile senza vincoli di sorta e Berlusconi incarna con forza carismatica questo godimento libero dalla Legge e per questa ragione ha saputo generare un consenso ventennale attorno alla sua persona. Non nonostante infrangesse la Legge, ma proprio perché sottoponeva la Legge a una volontà - la sua - più forte. Si tratta, come si vede, di una versione del carisma che trova la sua linfa sulfurea nell'antipolitica, cioè in una rivendicazione di totale estraneità rispetto al mondo della rappresentanza politica.
È su questa linea - quella dell'antipolitica - che dobbiamo collocare anche il carisma di Grillo che, sebbene antropologicamente assai differente da quello berlusconiano, condivide la stessa rivendicazione di se stesso come di un corpo estraneo e separato dalle istituzioni democratiche della rappresentanza. In Grillo il vento dell'antipolitica è suscitato non da un fantasma di libertà, ma da quello di purezza e di incontaminazione sostenuto da un confine immunitario rigido e fondamentalmente paranoico che rende impossibile qualunque trattativa con chi non appartiene alla casta identitaria dei puri. Qui non è il potere, né il sesso, né il denaro, né una visione iperindividualista della libertà, a fondare il carisma. Le ragioni da cui scaturisce il carisma di Grillo sono le stesse ragioni della sinistra, ma in esso si miscelano in modo singolare e inquietante estremismo (verso l'esterno) e autoritarismo (verso l'interno) secondo la più tipica fenomenologia di tutti i leader integralisti.
Ci si può chiedere di quale natura sia il carisma di Renzi. Mi pare che questo carisma faccia perno essenzialmente su un'idea positiva della giovinezza. Non certo quella estetica perseguita pateticamente da Berlusconi, ma quella che coincide con l'esigenza del sogno e della trasformazione, del progetto e del coraggio, della necessaria assunzione di responsabilità che attende le nuove generazioni. Per questo, probabilmente, esso sa radunare attorno a sé quei giovani che abbandonano le sedi più tradizionali dei partiti, Pd compreso, e che rischiano di essere assorbiti dall'antipolitica dell'iperindividualismo berlusconiano o del fondamentalismo grillino. Si tratta chiaramente di un carisma che non si sostiene più - come accadeva per i grandi leader storici della sinistra democratica - sull'autorevolezza della figura paterna. Da questo punto di vista i funerali di Enrico Berlinguer non hanno solo chiuso una stagione politica, ma hanno anche segnato il tramonto definitivo del carisma patriarcale di cui il leader era la personificazione. Con Achille Occhetto inizia un processo di umanizzazione e fragilizzazione del leader che giunge sino a Matteo Renzi, il cui carisma sembra sganciarsi decisamente dalla forza verticale del padre per assumere una dimensione più orizzontale. Anziché aver nostalgia dell'epoca del leader-padre conviene interrogare la natura di questa nuova versione del carisma. Quale? Quella della fratellanza di una nuova generazione che chiede diritto di parola esigendo che questo sia il tempo nel quale dare prova della propria capacità di governo? Staremo a vedere.
lunedì 25 novembre 2013
destra adattativa
La corruzione è un cancro italiano e le inchieste giudiziarie sembra non siano servite a nulla. Da dove nasce questo malcostume?
La corruzione non è un fatto italiano perché se consideriamo gli scandali che hanno caratterizzano altre nazioni come Francia e Stati Uniti, ci rendiamo conto che non è un’esclusiva italiana. Dire che la corruzione è specificatamente italiana è un errore. Il discorso è diverso: quando il bubbone emerge, quelle società non sono indulgenti. In realtà anche gli italiani non lo sono, non sono indulgenti ma nella forma del ribellismo politico per cui abbiamo un’antropologia caratterizzata da tre sensibilità e questo vale sia per la corruzione che per il sistema politico. C’è un’area fondamentalmente adattativa che è il grosso della società italiana che è tendenzialmente di destra, e non faccio riferimento allo schieramento politico ma a meccanismi tolleranti e adattativi. La destra italiana non ha logiche e prospettive di rinnovamento, si arrangia nello status quo. Una situazione di questo genere non ha effetti dinamici e in qualsiasi variazione vediamo spostamenti adattativi, cioè una logica di sopravvivenza sia nelle condotte individuali che nei rapporti sociali. C’è un’area della popolazione dove le dinamiche adattative prevalgono su quelle innovative. Poi c’è un’Italia fondamentalmente indignata, ribelle ma sterilmente indignata. C’è un’esplosione di rabbia da Masaniello in avanti che ha caratteristiche eruttive ma non è nelle condizioni di produrre alternative di comportamento. Per cui dinanzi alla corruzione ci sono coloro che si aggregano, vogliono entrare nel giro, nella spartizione della torta e ci sono i ribelli. Poi c’è un’Italia civile che, però, è minoritaria. Ha la forza sufficiente per tutelare l’etica pubblica ma non per vincere. Quindi, sommando l’area di destra conservatrice e l’area dei ribelli vengono fuori le larghe intese perché l’Italia civile non sfonda.
(Salvatore Natoli, intervistato oggi sul Fatto).
Oggi hanno interrogato una hostess della Costa Concordia:la notte del disastro tranquillizzava i passeggeri e li invitava a tornare in cabina. Ora piange e dice che gliel'aveva imposto il comandante.
Adattamento.
Ieri gli svizzeri hanno bocciato il referendum che cercava di dare una misura (12 a 1) al rapporto tra stipendi dei manager e quelli dei loro dipendenti. Attualmente il rapporto è spesso di 100 a 1...
Come si può spiegare che la gente comune protegga gli interessi dei ricconi ?
Assuefazione.
Ieri ho visto il film Prisoners.
Quel che allarmava di più, molto più della violenza diretta pur ben presente, era l'acquiescenza con cui la coppia nera collude con il fanatico paranoico cristiano rinato e le sue manie di farsi giustizia da solo.
L'aggressione non è nulla rispetto all' accettazione passiva del male.
Perchè la destra vince, e vincerà ancora ?
Perchè si nutre di adattamento, l'unica cultura trasversale e vincente nel nostro paese, ma -più in generale- nelle società contemporanee.
.
La corruzione non è un fatto italiano perché se consideriamo gli scandali che hanno caratterizzano altre nazioni come Francia e Stati Uniti, ci rendiamo conto che non è un’esclusiva italiana. Dire che la corruzione è specificatamente italiana è un errore. Il discorso è diverso: quando il bubbone emerge, quelle società non sono indulgenti. In realtà anche gli italiani non lo sono, non sono indulgenti ma nella forma del ribellismo politico per cui abbiamo un’antropologia caratterizzata da tre sensibilità e questo vale sia per la corruzione che per il sistema politico. C’è un’area fondamentalmente adattativa che è il grosso della società italiana che è tendenzialmente di destra, e non faccio riferimento allo schieramento politico ma a meccanismi tolleranti e adattativi. La destra italiana non ha logiche e prospettive di rinnovamento, si arrangia nello status quo. Una situazione di questo genere non ha effetti dinamici e in qualsiasi variazione vediamo spostamenti adattativi, cioè una logica di sopravvivenza sia nelle condotte individuali che nei rapporti sociali. C’è un’area della popolazione dove le dinamiche adattative prevalgono su quelle innovative. Poi c’è un’Italia fondamentalmente indignata, ribelle ma sterilmente indignata. C’è un’esplosione di rabbia da Masaniello in avanti che ha caratteristiche eruttive ma non è nelle condizioni di produrre alternative di comportamento. Per cui dinanzi alla corruzione ci sono coloro che si aggregano, vogliono entrare nel giro, nella spartizione della torta e ci sono i ribelli. Poi c’è un’Italia civile che, però, è minoritaria. Ha la forza sufficiente per tutelare l’etica pubblica ma non per vincere. Quindi, sommando l’area di destra conservatrice e l’area dei ribelli vengono fuori le larghe intese perché l’Italia civile non sfonda.
(Salvatore Natoli, intervistato oggi sul Fatto).
Oggi hanno interrogato una hostess della Costa Concordia:la notte del disastro tranquillizzava i passeggeri e li invitava a tornare in cabina. Ora piange e dice che gliel'aveva imposto il comandante.
Adattamento.
Ieri gli svizzeri hanno bocciato il referendum che cercava di dare una misura (12 a 1) al rapporto tra stipendi dei manager e quelli dei loro dipendenti. Attualmente il rapporto è spesso di 100 a 1...
Come si può spiegare che la gente comune protegga gli interessi dei ricconi ?
Assuefazione.
Ieri ho visto il film Prisoners.
Quel che allarmava di più, molto più della violenza diretta pur ben presente, era l'acquiescenza con cui la coppia nera collude con il fanatico paranoico cristiano rinato e le sue manie di farsi giustizia da solo.
L'aggressione non è nulla rispetto all' accettazione passiva del male.
Perchè la destra vince, e vincerà ancora ?
Perchè si nutre di adattamento, l'unica cultura trasversale e vincente nel nostro paese, ma -più in generale- nelle società contemporanee.
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domenica 24 novembre 2013
la sfiga dei cervelli
Ricercatori: il sacrificio dei cervelli sull’altare dell’austerità
Gli achei volendo partire alla volta di Troia, per placare l’ira della dea Artemide, dovettero sacrificare Ifigenia, la figlia del loro re Agamennone come vittima propiziatoria. Oggi sembra che il mito di Ifigenia descriva la situazione delle nuove generazioni dei paesi dell’Europa meridionale sacrificate sull’altare dell’austerità per placare le turbolenze dei mercati finanziari. Purtroppo questo sacrificio sarà, molto probabilmente, vano poiché non serverà a rilanciare l’economia né nell’immediato né nel prossimo futuro. Mentre i paesi più forti in Europa continuano a investire nei loro scienziati in molti altri paesi dell’Europa orientale e meridionale, i ricercatori stanno lottando per non essere schiacciati dai tagli economici con il risultato che i vincoli di bilancio legati all’austerità stanno compromettendo lo sviluppo delle ricerche innovative che potrebbero aiutare a guidarci fuori dalla crisi economica e, cosa ben più grave, stanno creando un vuoto generazionale che sarà difficile da recuperare.
La crisi economica è stata originata da fenomeni endemici legati alla spregiudicata ed eccessiva finanziarizzazione dell’economia e non da un eccessivo debito pubblico dovuto alla costruzione di unwelfare state che “non ci possiamo più permettere” come si vuole far usualmente credere. I soli paesi dell’Europa comunitaria hanno pagato un costo di quattro trilioni di dollari per salvare le banche dalla propria ingordigia di credito facile, ma al sesto anno dall’esplosione delle crisi la disoccupazione, di pari passo con le disuguaglianze nella ricchezza, è arrivata a livelli altissimi. In particolare nei paesi dell’Europa meridionale la disoccupazione giovanile è intorno al 40% e i sistemi dell’istruzione e della ricerca sono sottoposti a un attacco che ne minaccia la stessa sopravvivenza.
Amaya Moro-Martín, un’astrofisica ritornata in Spagna con la prestigiosa ma temporanea borsaRamò y Cayal prima di ritornare in America ha scritto una bellissima lettera al primo ministro, pubblicata da El Pais e dal Guardian che si conclude dicendo “Mariano [Rajoy, il primo ministro spagnolo, ndr], durante la sua amministrazione, la ricerca in questo Paese è sprofondato irrimediabilmente nel baratro della Fossa delle Marianne. E anche se i nostri colleghi scienziati hanno scoperto che c’è vita laggiù, devo dirvi che è batterica.” Anche in Grecia e Portogallo c’è stata pressione fortissima da parte dei governi per ridurre i costi a tutti i livelli, compresa la partecipazione a organizzazioni internazionali. In un confronto tra giovani scienziati dei paesi dell’Europa meridionale a cui ho recentemente partecipato ho notato grandi analogie tra la situazione italiana e quella spagnola, greca, portoghese dove la drastica riduzione negli investimenti causa una endemica precarietà dei giovani ricercatori e un sempre più pressante “fuga dei cervelli”.
Questa politica suicida, per cui i debiti privati diventano debiti pubblici col sacrificio d’intere generazioni e delle condizioni per creare innovazione, continua ad alimentare un diffuso sentimento popolare anti-europeista che è intercettato solo dai partiti di destra (o qui). Bisogna riflettere “prima della pioggia” che arriverà presto e sarà intensa.
que viva berluscon !
Decadenza
Si avvicina la decadenza di Berlu, sembra ormai cosa fatta.
E non solo dalla carica di senatore.
Tutti decadiamo, ed anche lui. Come gli atomi di uranio (non molto impoverito, nel suo caso).
La decadenza sua è nulla, rispetto alla nostra, a quella di tutti.
Ieri mi è arrivato un sms dal Veneto, in cui una signora solidarizzava con me in quanto sardo colpito dall'alluvione. L'ho rassicurata sul mio conto : Sto bene, qui a Cagliari non è accaduto nulla di grave. D'altro lato la catastrofe avanza e mette tanta tristezza, per la vita di tutti...
E lei risponde: Mi pare di percepire il riferimento ad altre catastrofi, dietro a quella citata...Capisco, e me ne dispiaccio...
Cosa aggiungere ?
La grazia è tramontata
Non più tardi di una settimana fa l'avvocato Coppi aveva dichiarato: la grazia è tramontata.
Io, pregno di cultura greca, latina e cattolica, mi son detto: sì, è vero, la Grazia è tramontata, da tempo.
E ancora una volta non quella per lui, per Berlu.
Quella che avvolgeva tutti noi, quella che si donava al nostro sguardo e ai nostri pori.
La Grazia è finita. andate in pace...
Omicidio politico
Berlu urla al mondo che, quel che si sta perpetrando ai suoi danni, è un omicidio politico.
Come se il PD fosse capace di uccidere, politicamente, qualcuno.
Non è riuscito a far fuori neppure Veltroni o D'Alema, figuriamoci se può sbarazzarsi di Berlu.
Se non fosse stato per alcuni magistrati, sarebbe ancora lì, vivo e vegeto.
Meno male che è un criminale ed un pregiudicato (e soprattutto che ha fatto incazzare la Merkel...!), altrimenti sarebbe ancora capo del governo.
Tradimento
Comunque, se proprio ve lo devo dire, preferivo Berlu ad Alfano, Lupi, Formigoni e Mauro.
Meglio la demagogia scoperta che il gesuitismo democristiano.
Quello di chi finge di essere Gesù e invece è Giuda.
Si avvicina la decadenza di Berlu, sembra ormai cosa fatta.
E non solo dalla carica di senatore.
Tutti decadiamo, ed anche lui. Come gli atomi di uranio (non molto impoverito, nel suo caso).
La decadenza sua è nulla, rispetto alla nostra, a quella di tutti.
Ieri mi è arrivato un sms dal Veneto, in cui una signora solidarizzava con me in quanto sardo colpito dall'alluvione. L'ho rassicurata sul mio conto : Sto bene, qui a Cagliari non è accaduto nulla di grave. D'altro lato la catastrofe avanza e mette tanta tristezza, per la vita di tutti...
E lei risponde: Mi pare di percepire il riferimento ad altre catastrofi, dietro a quella citata...Capisco, e me ne dispiaccio...
Cosa aggiungere ?
La grazia è tramontata
Non più tardi di una settimana fa l'avvocato Coppi aveva dichiarato: la grazia è tramontata.
Io, pregno di cultura greca, latina e cattolica, mi son detto: sì, è vero, la Grazia è tramontata, da tempo.
E ancora una volta non quella per lui, per Berlu.
Quella che avvolgeva tutti noi, quella che si donava al nostro sguardo e ai nostri pori.
La Grazia è finita. andate in pace...
Omicidio politico
Berlu urla al mondo che, quel che si sta perpetrando ai suoi danni, è un omicidio politico.
Come se il PD fosse capace di uccidere, politicamente, qualcuno.
Non è riuscito a far fuori neppure Veltroni o D'Alema, figuriamoci se può sbarazzarsi di Berlu.
Se non fosse stato per alcuni magistrati, sarebbe ancora lì, vivo e vegeto.
Meno male che è un criminale ed un pregiudicato (e soprattutto che ha fatto incazzare la Merkel...!), altrimenti sarebbe ancora capo del governo.
Tradimento
Comunque, se proprio ve lo devo dire, preferivo Berlu ad Alfano, Lupi, Formigoni e Mauro.
Meglio la demagogia scoperta che il gesuitismo democristiano.
Quello di chi finge di essere Gesù e invece è Giuda.
lettera aperta ai Cinque Stelle
Cari
amici del Movimento 5 Stelle,
prima
di tutto vorrei presentarmi: mi chiamo Enrico Euli, ho quasi 53 anni,
di cui almeno trenta dedicati alla formazione nonviolenta dei
movimenti sociali e politici (ecopacifisti e no-global, ma non
solo...).
Da
dieci faccio il ricercatore all'Università di Cagliari, dove insegno
Metodologie del gioco e del lavoro di gruppo nei corsi di Scienze
della Formazione.
Il
corso di quest'anno è dedicato alla 'pedagogia delle catastrofi',
tema sul quale lavoro da qualche tempo ed al quale ho dedicato i miei
ultimi libri (Casca il mondo! Giocare con la catastrofe (2007) e
Imparare dalla catastrofi (2012)).
Non
ho mai avuto tessere di partito, se escludiamo la prima fase dei
Verdi, in cui sono stato vicino a Roberto Cotti, vostro attuale
senatore, di cui sono amico da tempo.
Da
qualche tempo, tengo anche un blog, Saturnalia, in cui provo anch'io
ad abbaiare alla luna.
Alle
ultime elezioni non ho votato, ma -se l'avessi fatto- avrei votato
per voi.
Da
tempo vorrei scrivervi.
Questa
mi sembra la sera giusta...
Dalla
disaffezione alla defezione.
Il
vostro ingresso nel teatro politico ha senz'altro generato in esso un
primo, importante scossone: ha riportato all'iniziativa e all'impegno
(o, perlomeno, al voto) milioni di persone che parevano destinate al
silenzio, alla rassegnazione o ad una deriva distruttiva e violenta.
Ha
dato un primo sbocco a quella che comunemente viene definita
'disaffezione' dalla politica di partiti ed istituzioni
sedicenti 'democratici'.
In
questi ultimi mesi, però, stiamo anche assistendo -spesso impotenti-
a tutte le forme di resistenza, manipolazione e mistificazione di cui
il sistema tradizionale appare ancora capace.
Esso
rivela, almeno a breve, uno stomaco di struzzo di notevoli
dimensioni, capace di digerire e triturare tutto, forse anche voi.
Da
quel che leggo e sento, nonostante i vostri generosi tentativi di
opposizione e innovazione dall'interno, mi pare che il sistema rischi
di inglobarvi e neutralizzarvi, più che farvi riuscire -al
contrario- a realizzare quel suo 'cambiamento catastrofico'
che -giustamente- vi ripromettete.
Non
so se condividete questa analisi, ma per me questo ora non è
comunque la cosa più importante.
Mi
interessa parlare, invece, del futuro, anche prossimo: quello che si
avvicina, e ci conduce inesorabilmente verso le elezioni europee e,
spero al più presto -ma ne dubito fortemente-, nazionali.
Condividiamo,
credo, l'idea che questi due appuntamenti dovrebbero generare un
secondo, decisivo scossone, tale da rivoltare gli equilibri delle
attuali istituzioni politiche.
Perchè
questo avvenga è necessario spostare ancor di più masse enormi di
elettorato verso il M5S, a discapito -da un lato- dei partiti
tradizionali e -dall'altro- dell'astensionismo.
Il
mercato elettorale è oggi infatti diviso sostanzialmente in quattro:
il
60 % vota (e si divide in tre), il 40% non vota (o vota scheda
bianca/nulla).
Il
M5S sembrerebbe avere davanti a sé due strade:
- Proseguire nel tentativo di pescare nuovi voti nell'area dei votanti che ancora non lo votano; mi pare -sinceramente- una via impervia, sulla quale non sarà possibile andare molto oltre i frutti già raccolti; il centro-sinistra ed il centro-destra rappresentano un coacervo di interessi, di poteri forti e di rimozioni-assuefazioni talmente potenti e persistenti da non farci sperare in crolli improvvisi tali da rimpinguare ulteriormente il vostro consenso.
- Proseguire nel tentativo di ridurre l'area dell'astensione; mi pare che anche questa strada sia piuttosto improbabile, se non in misura minima e non tale -comunque- da generare spostamenti notevoli di voti. Lo scontento è crescente, e crescerà ancora, in particolare verso l'Europa. E si manifesterà, probabilmente, con una fortissima crescita dell'astensione proprio alle prossime elezioni per il nuovo Parlamento europeo.
Da
psicologo non praticante (e da astensionista) direi: è
più facile che proseguano ad astenersi e non che riprendano a votare
e votare Cinque Stelle.
Non
sarebbe meglio che il M5S facesse votare se stesso, invece, proprio
invitando tutti ad astenersi ?
Se
Maometto non va alla montagna...
Da
esperto di gioco direi questo: che il gioco è truccato, e
siamo circondati da maggioranze di giocatori che -oltretutto- barano,
col consenso del banco.
Se
non riusciamo a far saltare il banco e a cambiare gioco, giocare è
inutile perchè non possiamo vincere anche quando vinciamo (come
dimostra quel che è avvenuto dopo le ultime elezioni).
Voi
direte: non abbiamo vinto abbastanza, dobbiamo andare oltre e
stravincere, trionfare: solo così li manderemo a casa!
Ma
c'è molto da dubitare che si possa stravincere e che se ne vadano,
se stiamo al (loro) gioco.
E
da persuaso nonviolento, quindi,
aggiungerei: è giunto il momento di non collaborare più al loro
gioco, di boicottarlo, e di iniziare a giocarne un altro, il nostro.
Passare,
cioè, dalla disaffezione alla defezione.
Verso
una non-collaborazione attiva, pubblica, condivisa.
A
mio parere, è giunto il tempo per il M5S di animare una campagna
politica di massa per boicottare le prossime elezioni politiche.
Se
vogliamo davvero delegittimare il sistema dei partiti e condurlo alla
sua disfatta totale, dobbiamo smontare il suo giocattolo principale,
che è rappresentato indubitabilmente proprio dal rito elettorale.
Per
giungere a questo si dovrà riuscire a trasformare l'astensione da
azione individuale a scelta collettiva e condivisa; da atto
clandestino a impegno pubblico e politico; da segno di impotenza e
sterile protesta a forma di lotta e di (ri)presa del potere di
cittadinanza.
Cosa
può significare questo, tecnicamente ?
Dovremmo
ovviamente discuterne a lungo, laddove condivideste l'idea.
Al
momento, mi vengono in mente tre possibilità concrete e
realizzabili, tra loro peraltro compatibili:
- animare un appello pubblico al non-voto, in cui milioni di persone si dichiarano indisponibili ad andare alle urne, inutilmente, ancora una volta;
- far modificare la scheda elettorale, in modo tale che -tra i vari simboli- compaia anche (come già accade in alcuni stati USA) il simbolo 'nessuno di loro';
- andare al seggio, farsi dare la scheda e renderla indietro, chiedendo che l'azione di rifiuto venga registrata e illustrata nelle sue motivazioni (una legge ce lo consente).
Credo
che un'azione nonviolenta di tale portata, perfettamente legale ma
così fortemente innovativa, provocatoria e disobbediente,
accrescerebbe notevolmente l'impatto del M5S sul sistema
politico-istituzionale ed il suo prestigio in Europa e nel mondo.
Non
vado oltre per stasera,
Se
foste interessati anche solo a discutere di questa possibilità sono
ovviamente disponibile a proseguire con voi questa conversazione.
Immagino
che vi arrivino decine di proposte come queste, più o meno valide o
strampalate.
Ed
immagino che siate, come dire, abbastanza oberati.
Quindi,
per ora saluto e vi auguro buon lavoro e buona vita
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