IO TI AMO.
Io ti amo.
E se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlande
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo.
Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà di questo sgarbo
che onde a mille e sirene
non hanno l'incanto di un tuo solo sguardo.
Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani
e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni
Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se poi non ti basta
perchè il tempo si fermi
fermerò i pianeti in cielo
e se non ti basta
vaffanculo.
(Stefano Benni)
SATURNALIA Feste popolari in Roma antica, in onore di Saturno, nelle quali si scambiavano auguri e doni e, soprattutto, era concesso agli schiavi di prendere temporaneamente il posto dei padroni
domenica 24 giugno 2012
il baratro
Il nostro presidente del consiglio, qualche giorno fa, si è fatto scappare una frase tragicomica:
il baratro ci segue.
Qui siamo già oltre 'l'orlo del baratro' o 'nel baratro': ora noi scappiamo e lui ci (in)segue!
Genere: horror.
Il presidente di Confcommercio ha, nel frattempo, dichiarato:
i consumi sono tornati indietro di 15 anni, siamo nel 1997!
Qui siamo già nel 'ritorno al futuro'.
Genere: fantascienza
Il viceministro all'Economia ha lanciato un'idea di livello extra:
Lavoriamo una settimana in più all'anno e solleviamo il PIL di un punto!
Qui siamo alla coglionaggine acuta.
Genere: film di Pierino.
Re Giorgio ha intimato il suo 'non ci sto!' , di scalfariana memoria.
Qui siamo alle solite: retorica delle istituzioni pulite e delle intercettazioni sporche, realtà delle collusioni di sempre.
Genere: favolette.
il baratro ci segue.
Qui siamo già oltre 'l'orlo del baratro' o 'nel baratro': ora noi scappiamo e lui ci (in)segue!
Genere: horror.
Il presidente di Confcommercio ha, nel frattempo, dichiarato:
i consumi sono tornati indietro di 15 anni, siamo nel 1997!
Qui siamo già nel 'ritorno al futuro'.
Genere: fantascienza
Il viceministro all'Economia ha lanciato un'idea di livello extra:
Lavoriamo una settimana in più all'anno e solleviamo il PIL di un punto!
Qui siamo alla coglionaggine acuta.
Genere: film di Pierino.
Re Giorgio ha intimato il suo 'non ci sto!' , di scalfariana memoria.
Qui siamo alle solite: retorica delle istituzioni pulite e delle intercettazioni sporche, realtà delle collusioni di sempre.
Genere: favolette.
giovedì 21 giugno 2012
the waves
Le onde è un libro sul tempo...
A fronte del quale stanno il sole, la luce, l'onda, il canto degli uccelli, e la parola umana.
E una divinità femminile, che si accompagna al sole, innominata, ma riconoscibile...come Eos, l'Aurora.
L'Aurora è propriamente nient'altro che luce. Come il Sole, non è che potenza e calore.
Essi aprono, coniugalmente avvinti, il tempo del giorno, che non è scandito nelle Onde secondo la grammatica delle ore, ma nei modi di un chiarore che irradia e un'ombra che progredisce...
Tutto il tempo, sempre il tempo, è per loro insidiato dal negativo di un'assenza che è puro vuoto, in cui essi stanno come dei bambini in un mondo convesso, dal quale facilmente potrebbero cadere -come Rhoda.
Rhoda restituisce con disarmante commozione la sensazione del passaggio dal mondo cavo (che ci contiene nell'abbraccio dello spazio con il tempo, che è la nostra salvezza) all'esposizione vertiginosa all'esterno, quando ci sentiamo arrischiati su superfici che non ci tengono...
Che cosa sta ? Che cosa sta fermo ?...
E l'occhio non è anche un cuore che batte, preso nell'onda di un'emozione che rovescia il dentro nel fuori, e viceversa ? Non siamo tutti dentro un medesimo continuo passaggio ?
Vi sono due modi, in quella lingua madre alle nostre, quel greco che la Woolf tanto amava, per dire la forma: il primo viene dalla radice del verbo echo, e connette la forma a un modo dell'avere o del tenere. Come si sta in una situazione, come ci si contiene in essa: in fondo, la forma è relazione allo spazio, e dunque è lo stile dello stare che conta. E sarà lodato chi nello stare sta fermo, posato. Bello è lo schema.
Ma c'è un'altra radice che connette la forma al verbo rheo, il quale verbo ne movimenta il significato fino all'idea di un fluire, dove la forma si dà come flusso di immagini che si susseguono a ritmo.
'Io scrivo a ritmo, non a trama', confessa l'autrice.
E' una specie di estasi della mente nel suo rovescio, una ricaduta nel recto dell'espressione, dove la parola si consegna a un dettato interiore, la cui intensità ricorda la preghiera muta...
E la parola sale dal cuore e dalla mente, è emozione e ricordo: e se non si versa nel fuori è per meglio sprofondare in se stessa, nella pregnanza del suo proprio significato. Il quale è in rapporto a una percezione, la cui resa verbale pare legarsi a una specie di attitudine passiva del soggetto, a una forma di sottomissione, di abbandono.
'Le Onde' si stanno risolvendo in una serie di monologhi drammatici. Il problema è come farli scorrere in modo omogeneo, al ritmo delle onde. Si riuscirà a leggerli uno dietro l'altro? Non lo so proprio. Questa è, credo, la più grande occasione che mi sia data finora: perciò suppongo sarà il fallimento più totale. Eppure mi rispetto per il fatto di scrivere questo libro. Sì, anche se mette in mostra i miei vizi congeniti'....
La Woolf non vuole fare ciò che sa già fare, si rifiuta di usare il metodo che l'ha resa famosa...Ora, a lei, nè la psicologia nè la personalità interessano più....Per questo le serve una diversa postura...
E così educherà il lettore a trovare anch'egli una differente postura, infinitamente scomoda, più complicata...
Il lettore è stordito.
E' un'esperienza del romanzo che non si può rifiutare. Io vi sono rimasta, in tale stato di stordimento intendo, per tante letture. Ma leggere significa anche questo: essere sommersi dall'onda di una lingua che ci travolge. Non dobbiamo sempre capire. C'è una conoscenza che si forma nell'incomprensione, nell'urto con le difficoltà. Ci vuole pazienza per comprendere Le Onde.
'Un uomo e una donna parlano seduti a un tavolo. O stanno in silenzio ? Dev'essere una storia d'amore...Potrebbe essere una cosa così: lei parla, o pensa all'età della terra, la morte dell'umanità...Forse l'uomo lo potrei lasciare sfocato...Ci lavoro un poco la sera col grammofono che suona Beethoven...'
Vanessa descrive le serate in Provenza, la finestra aperta e una falena che entra. La falena, si sa, va verso la luce. Cercano di scacciarla, ma quella audace, insensata, è attratta da ciò che potrebbe bruciarla...
'Le falene -pensa la Woolf- potrebbero rimpolpare lo scheletro di ciò a cui sta pensando, l'idea di un play-poem, l'dea cioè di una specie di corrente continua, non solo di pensiero, ma della nave, della notte ecc, tutto insieme...'
Questa è l'onda prima delle Onde: l'onda intesa come lo stato mentale che conduce la scrittrice nel pozzo nero della depressione, quando la mente precipita, e più si inabissa, più avanza la tenebra che la seppelisce in un vuoto cavernoso, un inferno. Bisognerebbe evitare all'anima queste depressioni, queste improvvise cadute di altitudine, questi sbalzi di pressione atmosferica, come si evitano al corpo salite troppo rapide, scompensi climatici. Si dovrebbe contenere, disciplinare l'anima, ma la verità è che l'anima è incommensurabile.
La sua, in particolare, sembra non voler arrestarsi dentro i confini di sicurezza, cui menti più comuni si assoggettano. E poi, in quell'abisso, c'è qualcosa di estremamente interessante...Accade che in quell'espansione e dilatazione l'anima sperimenta una solitudine che ha un lato mistico e cioè ineffabile.
Per una scrittrice toccare questo limite è eccitante, oltre che terrorizzante. Perchè la scrittrice non ha altro organo di relazione con il mondo che la lingua; quando questa manchi proveranno un senso di vertigine - che pure, evidentemente. desiderano provare. Come se da lì, da quel punto in cui l'onnipotenza e l'impotenza si toccano, prendesse avvio la loro avventura...
Nella piatta, uniforme orizzontalità dell'infelicità qualcosa appare, che la buca. Una pura e semplice ala di pesce che naviga lontano è la metafora che trasporta lo sguardo verso l'orizzonte, oltre la massa piatta dell'acqua, verso il cielo. In ciò che appare immobile, fermo o uguale, qualcuno o qualcosa di vivo si muove. La vita è in questo senso 'una cosa assai strana'...
La contrapposizione è chiara: da una parte le onde imponenti, grandiose, eterne; dall'altra lo sforzo della creatura che contro quella forza si sforza per l'appunto di esistere, in un difficile equilibrio tra unità e separazione...Ma la vittoria fatale e conclusiva è dell'onda: 'Le onde si ruppero a riva'...
Anche un'emozione è un'onda. E crea un'onda nella mente...'Una veduta, un'emozione creano nella mente un'onda di ritmo molto prima che si abbiano le parole per riempirlo...'
A tema è lo scontro tra due ritmi, quello ciclico dell'eterno ritorno di un'energia apparentemente senza entropia, senza dispendio; e il misurato e miserabile consumo di forza- lo sforzo dell'individuo, la spesa, lo spreco di energia senza ritorno, la perdita...
Così, alla fine, non c'è scelta. Per vivere, l'individuo dovrà assecondare quell'incontro, predisporsi a nuotare in quella corrente, non importa quanto fragile, insignificante, effimero il suo gesto.
'Cerco di trovare, nelle pieghe del passato, quei frammenti che il tempo, il vaso essendosi rotto, ancora conserva. Il vaso perfetto? Ma non era fatto di materia durevole. Perchè fu soltanto dopo che la cosa era accaduta e la violenza dello shock passata che si potè capire, e vivere veramente, Solo quando eravamo ormai usciti dalla stanza e tornavamo a casa nel cuore della notte...'
(Nadia Fusini, Introduzione a Le onde, di V. Woolf, Einaudi)
'
A fronte del quale stanno il sole, la luce, l'onda, il canto degli uccelli, e la parola umana.
E una divinità femminile, che si accompagna al sole, innominata, ma riconoscibile...come Eos, l'Aurora.
L'Aurora è propriamente nient'altro che luce. Come il Sole, non è che potenza e calore.
Essi aprono, coniugalmente avvinti, il tempo del giorno, che non è scandito nelle Onde secondo la grammatica delle ore, ma nei modi di un chiarore che irradia e un'ombra che progredisce...
Tutto il tempo, sempre il tempo, è per loro insidiato dal negativo di un'assenza che è puro vuoto, in cui essi stanno come dei bambini in un mondo convesso, dal quale facilmente potrebbero cadere -come Rhoda.
Rhoda restituisce con disarmante commozione la sensazione del passaggio dal mondo cavo (che ci contiene nell'abbraccio dello spazio con il tempo, che è la nostra salvezza) all'esposizione vertiginosa all'esterno, quando ci sentiamo arrischiati su superfici che non ci tengono...
Che cosa sta ? Che cosa sta fermo ?...
E l'occhio non è anche un cuore che batte, preso nell'onda di un'emozione che rovescia il dentro nel fuori, e viceversa ? Non siamo tutti dentro un medesimo continuo passaggio ?
Vi sono due modi, in quella lingua madre alle nostre, quel greco che la Woolf tanto amava, per dire la forma: il primo viene dalla radice del verbo echo, e connette la forma a un modo dell'avere o del tenere. Come si sta in una situazione, come ci si contiene in essa: in fondo, la forma è relazione allo spazio, e dunque è lo stile dello stare che conta. E sarà lodato chi nello stare sta fermo, posato. Bello è lo schema.
Ma c'è un'altra radice che connette la forma al verbo rheo, il quale verbo ne movimenta il significato fino all'idea di un fluire, dove la forma si dà come flusso di immagini che si susseguono a ritmo.
'Io scrivo a ritmo, non a trama', confessa l'autrice.
E' una specie di estasi della mente nel suo rovescio, una ricaduta nel recto dell'espressione, dove la parola si consegna a un dettato interiore, la cui intensità ricorda la preghiera muta...
E la parola sale dal cuore e dalla mente, è emozione e ricordo: e se non si versa nel fuori è per meglio sprofondare in se stessa, nella pregnanza del suo proprio significato. Il quale è in rapporto a una percezione, la cui resa verbale pare legarsi a una specie di attitudine passiva del soggetto, a una forma di sottomissione, di abbandono.
'Le Onde' si stanno risolvendo in una serie di monologhi drammatici. Il problema è come farli scorrere in modo omogeneo, al ritmo delle onde. Si riuscirà a leggerli uno dietro l'altro? Non lo so proprio. Questa è, credo, la più grande occasione che mi sia data finora: perciò suppongo sarà il fallimento più totale. Eppure mi rispetto per il fatto di scrivere questo libro. Sì, anche se mette in mostra i miei vizi congeniti'....
La Woolf non vuole fare ciò che sa già fare, si rifiuta di usare il metodo che l'ha resa famosa...Ora, a lei, nè la psicologia nè la personalità interessano più....Per questo le serve una diversa postura...
E così educherà il lettore a trovare anch'egli una differente postura, infinitamente scomoda, più complicata...
Il lettore è stordito.
E' un'esperienza del romanzo che non si può rifiutare. Io vi sono rimasta, in tale stato di stordimento intendo, per tante letture. Ma leggere significa anche questo: essere sommersi dall'onda di una lingua che ci travolge. Non dobbiamo sempre capire. C'è una conoscenza che si forma nell'incomprensione, nell'urto con le difficoltà. Ci vuole pazienza per comprendere Le Onde.
'Un uomo e una donna parlano seduti a un tavolo. O stanno in silenzio ? Dev'essere una storia d'amore...Potrebbe essere una cosa così: lei parla, o pensa all'età della terra, la morte dell'umanità...Forse l'uomo lo potrei lasciare sfocato...Ci lavoro un poco la sera col grammofono che suona Beethoven...'
Vanessa descrive le serate in Provenza, la finestra aperta e una falena che entra. La falena, si sa, va verso la luce. Cercano di scacciarla, ma quella audace, insensata, è attratta da ciò che potrebbe bruciarla...
'Le falene -pensa la Woolf- potrebbero rimpolpare lo scheletro di ciò a cui sta pensando, l'idea di un play-poem, l'dea cioè di una specie di corrente continua, non solo di pensiero, ma della nave, della notte ecc, tutto insieme...'
Questa è l'onda prima delle Onde: l'onda intesa come lo stato mentale che conduce la scrittrice nel pozzo nero della depressione, quando la mente precipita, e più si inabissa, più avanza la tenebra che la seppelisce in un vuoto cavernoso, un inferno. Bisognerebbe evitare all'anima queste depressioni, queste improvvise cadute di altitudine, questi sbalzi di pressione atmosferica, come si evitano al corpo salite troppo rapide, scompensi climatici. Si dovrebbe contenere, disciplinare l'anima, ma la verità è che l'anima è incommensurabile.
La sua, in particolare, sembra non voler arrestarsi dentro i confini di sicurezza, cui menti più comuni si assoggettano. E poi, in quell'abisso, c'è qualcosa di estremamente interessante...Accade che in quell'espansione e dilatazione l'anima sperimenta una solitudine che ha un lato mistico e cioè ineffabile.
Per una scrittrice toccare questo limite è eccitante, oltre che terrorizzante. Perchè la scrittrice non ha altro organo di relazione con il mondo che la lingua; quando questa manchi proveranno un senso di vertigine - che pure, evidentemente. desiderano provare. Come se da lì, da quel punto in cui l'onnipotenza e l'impotenza si toccano, prendesse avvio la loro avventura...
Nella piatta, uniforme orizzontalità dell'infelicità qualcosa appare, che la buca. Una pura e semplice ala di pesce che naviga lontano è la metafora che trasporta lo sguardo verso l'orizzonte, oltre la massa piatta dell'acqua, verso il cielo. In ciò che appare immobile, fermo o uguale, qualcuno o qualcosa di vivo si muove. La vita è in questo senso 'una cosa assai strana'...
La contrapposizione è chiara: da una parte le onde imponenti, grandiose, eterne; dall'altra lo sforzo della creatura che contro quella forza si sforza per l'appunto di esistere, in un difficile equilibrio tra unità e separazione...Ma la vittoria fatale e conclusiva è dell'onda: 'Le onde si ruppero a riva'...
Anche un'emozione è un'onda. E crea un'onda nella mente...'Una veduta, un'emozione creano nella mente un'onda di ritmo molto prima che si abbiano le parole per riempirlo...'
A tema è lo scontro tra due ritmi, quello ciclico dell'eterno ritorno di un'energia apparentemente senza entropia, senza dispendio; e il misurato e miserabile consumo di forza- lo sforzo dell'individuo, la spesa, lo spreco di energia senza ritorno, la perdita...
Così, alla fine, non c'è scelta. Per vivere, l'individuo dovrà assecondare quell'incontro, predisporsi a nuotare in quella corrente, non importa quanto fragile, insignificante, effimero il suo gesto.
'Cerco di trovare, nelle pieghe del passato, quei frammenti che il tempo, il vaso essendosi rotto, ancora conserva. Il vaso perfetto? Ma non era fatto di materia durevole. Perchè fu soltanto dopo che la cosa era accaduta e la violenza dello shock passata che si potè capire, e vivere veramente, Solo quando eravamo ormai usciti dalla stanza e tornavamo a casa nel cuore della notte...'
(Nadia Fusini, Introduzione a Le onde, di V. Woolf, Einaudi)
'
solo e pensoso, i più deserti campi...
MANIA DI SOLITUDINE
Mangio un poco di cena alla chiara finestra.
Nella stanza è già buio e si vede nel cielo.
A uscir fuori, le vie tranquille conducono
dopo un poco, in campagna.
Mangio e guardo nel cielo -chi sa quante donne
stan mangiando a quest'ora- il mio corpo è tranquillo;
il lavoro stordisce il io corpo e ogni donna.
Fuori, dopo la cena, verranno le stelle a toccare
sulla larga pianura la terra. Le stelle son vive,
ma non valgono queste ciliege, che mangio da solo.
Vedo il cielo, ma so che tra i tetti di ruggine
qualche lume già brilla e che sotto si fanno rumori.
Un gran sorso e il mio corpo assapora la vita
delle piante e dei fiumi, e si sente staccato da tutto.
Basta un pò di silenzio e ogni cosa si ferma
nel suo luogo reale, così com'è fermo il mio corpo.
Ogni cosa è isolata davanti ai miei sensi,
che l'accettano senza scomporsi: un brusio di silenzio.
Ogni cosa nel buio la posso sapere
come so che il mio sangue trascorre le vene.
La pianura è un gran scorrere d'acqua tra l'erbe,
una cena di tutte le cose. Ogni pianta e ogni sasso
vive immobile. Ascolto i miei cibi nutrirmi le vene
di ogni cosa che vive su questa pianura.
Non importa la notte. Il quadrato del cielo
mi sussurra di tutti i fragori, e una stella minuta
si dibatte di nuovo, lontana dai cibi,
dalle case, diversa. Non basta a se stessa,
e ha bisogno di troppe compagne. Qui, al buio, da solo,
il mio corpo è tranquillo e si sente padrone.
(C, Pavese)
In questi ultimi giorni a casa, continuo a fare la vita solita dei miei ultimi anni: dormire, mangiare, bere, cucinare, leggere, scrivere, passeggiare, risolvere parole crociate, pensare alla catastrofe, stare sulle panchine al sole o all'ombra, sotto il gtande ficus della Darsena o sui moli del porto, giocare con il senso, lavorare con i sensi, immaginare quel che non c'è...
Ma qualcosa, sotto, sta cambiando.
Lo capisco dalle leggere palpitazioni del cardias, dai sottili nodi alla gola, dalle piccole nausee irrequiete, dagli slanci improvvisi del cuore, dai mille, vecchi e nuovi, giochi di parole del corpo, dai sogni appannati e dai risvegli, impastati di lacrime (da combattimento).
Sì, qualcosa è cambiato.
Mangio un poco di cena alla chiara finestra.
Nella stanza è già buio e si vede nel cielo.
A uscir fuori, le vie tranquille conducono
dopo un poco, in campagna.
Mangio e guardo nel cielo -chi sa quante donne
stan mangiando a quest'ora- il mio corpo è tranquillo;
il lavoro stordisce il io corpo e ogni donna.
Fuori, dopo la cena, verranno le stelle a toccare
sulla larga pianura la terra. Le stelle son vive,
ma non valgono queste ciliege, che mangio da solo.
Vedo il cielo, ma so che tra i tetti di ruggine
qualche lume già brilla e che sotto si fanno rumori.
Un gran sorso e il mio corpo assapora la vita
delle piante e dei fiumi, e si sente staccato da tutto.
Basta un pò di silenzio e ogni cosa si ferma
nel suo luogo reale, così com'è fermo il mio corpo.
Ogni cosa è isolata davanti ai miei sensi,
che l'accettano senza scomporsi: un brusio di silenzio.
Ogni cosa nel buio la posso sapere
come so che il mio sangue trascorre le vene.
La pianura è un gran scorrere d'acqua tra l'erbe,
una cena di tutte le cose. Ogni pianta e ogni sasso
vive immobile. Ascolto i miei cibi nutrirmi le vene
di ogni cosa che vive su questa pianura.
Non importa la notte. Il quadrato del cielo
mi sussurra di tutti i fragori, e una stella minuta
si dibatte di nuovo, lontana dai cibi,
dalle case, diversa. Non basta a se stessa,
e ha bisogno di troppe compagne. Qui, al buio, da solo,
il mio corpo è tranquillo e si sente padrone.
(C, Pavese)
In questi ultimi giorni a casa, continuo a fare la vita solita dei miei ultimi anni: dormire, mangiare, bere, cucinare, leggere, scrivere, passeggiare, risolvere parole crociate, pensare alla catastrofe, stare sulle panchine al sole o all'ombra, sotto il gtande ficus della Darsena o sui moli del porto, giocare con il senso, lavorare con i sensi, immaginare quel che non c'è...
Ma qualcosa, sotto, sta cambiando.
Lo capisco dalle leggere palpitazioni del cardias, dai sottili nodi alla gola, dalle piccole nausee irrequiete, dagli slanci improvvisi del cuore, dai mille, vecchi e nuovi, giochi di parole del corpo, dai sogni appannati e dai risvegli, impastati di lacrime (da combattimento).
Sì, qualcosa è cambiato.
come scuolla fucille e pistolla
Ma l'orribile fragore che aveva, quella mattina, fatto crollare il mondo, non era, non poteva essere l'amica voce del fucile: era una voce mai udita fino ad allora, una nuova, spaventevole voce.
Qualche orrendo mostro, qualche feroce dio straniero, aveva rovesciato per sempre il regno del fucile, di quel dio familiare che fino a quel giorno aveva retto il mondo nell'ordine e nell'armonia.
La voce del fucile sarebbe rimasta muta per sempre, vinta da quel selvaggio fragore.
E l'immagine di Mameli, quale appariva in quei crudeli istanti alla mente di Spin, sullo sfondo della sconvolta natura, in quel mondo in rovina, era l'immagine di un piccolo uomo curvo, grigio, pallido, che camminava zoppicando per campi nudi e boschi inceneriti, con una carniera vuota a tracolla e un muto, inutile, vinto fucile sulla spalla.
(C. Malaparte, Kaputt)
A ulteriore commento del post precedente: noi siamo ancora umani, armati di cerbottane e vecchi fucili, in un mondo post-umano, in cui ci si fa guerra e proseguono ad ammazzarci (psichicamente, relazionalmente e/o fisicamente) con le armi del terzo millennio.
Armi che non sparano, che distruggono le persone e non le cose, che hanno l'odore (buono) dei soldi, che devastano contesti e culture.
E noi ? A colorare le strade di Rio (o di Roma, o di Pechino (se si potesse...)).
Qualche orrendo mostro, qualche feroce dio straniero, aveva rovesciato per sempre il regno del fucile, di quel dio familiare che fino a quel giorno aveva retto il mondo nell'ordine e nell'armonia.
La voce del fucile sarebbe rimasta muta per sempre, vinta da quel selvaggio fragore.
E l'immagine di Mameli, quale appariva in quei crudeli istanti alla mente di Spin, sullo sfondo della sconvolta natura, in quel mondo in rovina, era l'immagine di un piccolo uomo curvo, grigio, pallido, che camminava zoppicando per campi nudi e boschi inceneriti, con una carniera vuota a tracolla e un muto, inutile, vinto fucile sulla spalla.
(C. Malaparte, Kaputt)
A ulteriore commento del post precedente: noi siamo ancora umani, armati di cerbottane e vecchi fucili, in un mondo post-umano, in cui ci si fa guerra e proseguono ad ammazzarci (psichicamente, relazionalmente e/o fisicamente) con le armi del terzo millennio.
Armi che non sparano, che distruggono le persone e non le cose, che hanno l'odore (buono) dei soldi, che devastano contesti e culture.
E noi ? A colorare le strade di Rio (o di Roma, o di Pechino (se si potesse...)).
piazzati e spiaggiati
Da Metro di oggi
CON LA CRISI IN PIAZZA 9 MILIONI DI ITALIANI.
CENSIS: CRESCONO GLI ANTAGONISTI 'ERRANTI' E LA PROTESTA SOCIALE
Cresce la protesta sociale: nell'ultimo anno 9 milioni di italiani , il 17,7% della popolazione maggiorenne, hanno partecipato a manifestazioni di protesta autorizzate...La percentuale, in forte crescita rispetto a quella rivelata nel 2004 (11,8%), si impenna al 26,28% tra i giovani, il 7% dei quali ha preso parte addirittura (sic) a manifestazioni illegali o non autorizzate o di disobbedienz a civile (sic sic), il che corrisponde al 3,3% della popolazione adulta, cioè circa 1 milione e mezzo di persone, certo non riconducibili a un'area di dissenso 'organizzato'. In sostanza aumentano gli italiani che cominciano a chiedersi se non sia il caso di provare a difendere da soli i propri diritti: una robusta 'esibizione di muscoli' in soggetti tradizionalmente poco inclini a far sentire la propria voce.
L'OROLOGIO DELLA TERRA NON PUO' TORNARE INDIETRO.
'Il nostro futuro è in pericolo e il tempo corre: avete 72 ore per decidere il destino dei bambini del mondo. L'orologio è staccato e fa tic tac tic tac. Sono arrabbiata per le condizioni in cui versa il mondo. Siamo qui per risolvere i problemi che abbiamo causato e lo dobbiamo fare tutti insieme se vogliamo assicurarci un futuro.'
Così la 17enne neozelandese Britney Trifford ha provato a sferzare i delegati alla Conferenza ONU di Rio sulla sostenibilità ambientale.
Ma l'orologio del vertice sembra scivolare inesorabilmente all'indietro (tanto che c'è chi l'ha già ribattezzato 'Rio meno 20', visto che il documento 'riafferma' gli accordi già firmati a Rio nel 1992, vent'anni fa.
Ieri pomeriggio, poi, diverse migliaia di persone e tantissime Buone Pratiche hanno partecipato alla manifestazione che dalla Cupula dos Povos ha colorato (sic sic sic) le vie di Rio de Janeiro.
Ma il Carnevale a Rio non è a febbraio ?
Qualcosa non torna, e non solo in chi ci governa, purtroppo.
Il gioco delle parti continua.
CON LA CRISI IN PIAZZA 9 MILIONI DI ITALIANI.
CENSIS: CRESCONO GLI ANTAGONISTI 'ERRANTI' E LA PROTESTA SOCIALE
Cresce la protesta sociale: nell'ultimo anno 9 milioni di italiani , il 17,7% della popolazione maggiorenne, hanno partecipato a manifestazioni di protesta autorizzate...La percentuale, in forte crescita rispetto a quella rivelata nel 2004 (11,8%), si impenna al 26,28% tra i giovani, il 7% dei quali ha preso parte addirittura (sic) a manifestazioni illegali o non autorizzate o di disobbedienz a civile (sic sic), il che corrisponde al 3,3% della popolazione adulta, cioè circa 1 milione e mezzo di persone, certo non riconducibili a un'area di dissenso 'organizzato'. In sostanza aumentano gli italiani che cominciano a chiedersi se non sia il caso di provare a difendere da soli i propri diritti: una robusta 'esibizione di muscoli' in soggetti tradizionalmente poco inclini a far sentire la propria voce.
L'OROLOGIO DELLA TERRA NON PUO' TORNARE INDIETRO.
'Il nostro futuro è in pericolo e il tempo corre: avete 72 ore per decidere il destino dei bambini del mondo. L'orologio è staccato e fa tic tac tic tac. Sono arrabbiata per le condizioni in cui versa il mondo. Siamo qui per risolvere i problemi che abbiamo causato e lo dobbiamo fare tutti insieme se vogliamo assicurarci un futuro.'
Così la 17enne neozelandese Britney Trifford ha provato a sferzare i delegati alla Conferenza ONU di Rio sulla sostenibilità ambientale.
Ma l'orologio del vertice sembra scivolare inesorabilmente all'indietro (tanto che c'è chi l'ha già ribattezzato 'Rio meno 20', visto che il documento 'riafferma' gli accordi già firmati a Rio nel 1992, vent'anni fa.
Ieri pomeriggio, poi, diverse migliaia di persone e tantissime Buone Pratiche hanno partecipato alla manifestazione che dalla Cupula dos Povos ha colorato (sic sic sic) le vie di Rio de Janeiro.
Ma il Carnevale a Rio non è a febbraio ?
Qualcosa non torna, e non solo in chi ci governa, purtroppo.
Il gioco delle parti continua.
lunedì 18 giugno 2012
farisei e cugurre
In Europa si festeggia perchè la destra ha vinto le elezioni.
Proprio lui, Samaras, il responsabile numero uno del buco nero della Grecia, riprende il potere, scelto dal 30% dei votanti (che corrisponde al 15-20% dei cittadini!).
A volte ritornano.
Ma lui, e i suoi sostenitori, non festeggiano (a differenza della sinistra, che è arrivata al 27%, demolendo di fatto il Pasok): sanno cosa li aspetta (la troika della Melrkel arriva già oggi) e che cosa saranno capaci di fare (poco o nulla, se non proseguire ad affamare i loro concittadini per salvare le banche tedesche o americane).
Chi ha vinto e chi ha perso, quindi ?
L'euro è salvo, dicono. Si è scelto l'ordine contro il caos populista.
No, si è scelto di proseguire nel baratro, affidandosi ancora una volta a chi ha fallito, e a metodi fallimentari.
Ci resta da sperare soltanto che la Grecia batta la Germania nei quarti dei campionati europei.
Un premio di consolazione, per le lacrime ed il sangue già versati e per tutti i disastri che verranno.
Queste considerazioni non hanno la pretesa di costituire una proposta politica alternativa agli slalom tra misure restrittive per arrestare la deriva dei debiti pubblici e misure espansive per rilanciare la crescita in cui si dibatte il blocco di potere fondato sull'alleanza tra le grandi aziende operanti sul mercato mondiale e i partiti di destra e di sinistra che si alternano al governo dei paesi industrializzati. Ancora non esiste un blocco di potere alternativo in grado di scalzare quell'alleanza e, quindi, non c'è possibilità di superare la crisi in corso, che è destinata ad aggravarsi progressivamente e a concludersi con un crollo rovinoso. Tutto lascia credere che questo esito sia ormai inevitabile. Che sia solo una questione di tempo. Se la prima a precipitare sarà la crisi climatica, sarà difficile trovare una via di scampo. Se invece la crisi climatica verrà ritardata dalla crisi economica o dalla crisi energetica, coloro che non si sono lasciati abbindolare dalla gigantesca pera di disinformazione e propaganda svolta dai mass media, e sono più di quanto si creda, possono evirare di restare sepolti sotto le macerie...
(Da 'La crisi economica come occasione per demitizzare la crescita infinita', manifesto firmato, tra gli altri, da Airaudo, Pallante, Latouche, Perino, Petrini, apparso su Azione nonviolenta di questo mese)
Proprio lui, Samaras, il responsabile numero uno del buco nero della Grecia, riprende il potere, scelto dal 30% dei votanti (che corrisponde al 15-20% dei cittadini!).
A volte ritornano.
Ma lui, e i suoi sostenitori, non festeggiano (a differenza della sinistra, che è arrivata al 27%, demolendo di fatto il Pasok): sanno cosa li aspetta (la troika della Melrkel arriva già oggi) e che cosa saranno capaci di fare (poco o nulla, se non proseguire ad affamare i loro concittadini per salvare le banche tedesche o americane).
Chi ha vinto e chi ha perso, quindi ?
L'euro è salvo, dicono. Si è scelto l'ordine contro il caos populista.
No, si è scelto di proseguire nel baratro, affidandosi ancora una volta a chi ha fallito, e a metodi fallimentari.
Ci resta da sperare soltanto che la Grecia batta la Germania nei quarti dei campionati europei.
Un premio di consolazione, per le lacrime ed il sangue già versati e per tutti i disastri che verranno.
Queste considerazioni non hanno la pretesa di costituire una proposta politica alternativa agli slalom tra misure restrittive per arrestare la deriva dei debiti pubblici e misure espansive per rilanciare la crescita in cui si dibatte il blocco di potere fondato sull'alleanza tra le grandi aziende operanti sul mercato mondiale e i partiti di destra e di sinistra che si alternano al governo dei paesi industrializzati. Ancora non esiste un blocco di potere alternativo in grado di scalzare quell'alleanza e, quindi, non c'è possibilità di superare la crisi in corso, che è destinata ad aggravarsi progressivamente e a concludersi con un crollo rovinoso. Tutto lascia credere che questo esito sia ormai inevitabile. Che sia solo una questione di tempo. Se la prima a precipitare sarà la crisi climatica, sarà difficile trovare una via di scampo. Se invece la crisi climatica verrà ritardata dalla crisi economica o dalla crisi energetica, coloro che non si sono lasciati abbindolare dalla gigantesca pera di disinformazione e propaganda svolta dai mass media, e sono più di quanto si creda, possono evirare di restare sepolti sotto le macerie...
(Da 'La crisi economica come occasione per demitizzare la crescita infinita', manifesto firmato, tra gli altri, da Airaudo, Pallante, Latouche, Perino, Petrini, apparso su Azione nonviolenta di questo mese)
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