Ho scoperto che l'anagramma di 'sterminio' è 'ministero'.
Ho scoperto che l'anagramma di 'gestore' è 'segreto'.
Se non fosse stata sufficiente la realtà storica, mi sono venute in soccorso le parole crociate.
Noi non sappiamo molto di quel che stiamo vivendo, di quel che decidono su di noi.
E molto di quel che sappiamo preferiamo rimuoverlo.
Il dolore si acquieta, si sublima, si spegne.
Soprattutto quello degli altri, quello lontano, quell'altro.
Eppure, nella quiete apparente delle nostre vite, solo ogni tanto velata o minata dal nulla, i nostri ministeri continuano a s-terminare e a de-vastare, i nostri gestori a moltiplicare i segreti.
La poesia ci ripara e ci avvolge, e lo farà sino alla fine.
Ma la domanda resta sempre: come possiamo, e come potremo, vivere ?
SATURNALIA Feste popolari in Roma antica, in onore di Saturno, nelle quali si scambiavano auguri e doni e, soprattutto, era concesso agli schiavi di prendere temporaneamente il posto dei padroni
lunedì 18 giugno 2012
mercoledì 13 giugno 2012
nessuna fuga da new york ?
Nei giorni scorsi:
Ho visto per la prima volta una tromba d'aria avvolgere Venezia e squarciare le sue delicate sabbie e le delizie appoggiate fragilmente su di esse.
Ho visto per la prima volta i tornelli dei metal detector nelle strade di Mosca, per perquisire i manifestanti all'avvio di una protesta pubblica.
Ho sentito per la prima volta un ministro minacciare di licenziamento i vertici di un ente pubblico perchè avevano reso pubblici dei dati scomodi sul numero vero degli 'esodati'.
Ho sentito per la prima volta un ministro europeo ammettere che dopo la Grecia e la Spagna sarà la volta dell'Italia.
Ho sentito per la prima volta il FMI dire che l'euro (e l'Europa) hanno meno di tre mesi di tempo per uscirne vivi.
Ho capito per l'ennesima volta che non ci lasceranno possibilità di fuga.
Labirinto
e
ora qualche passo
da
parete a parete,
su
per questi gradini
giù
per quelli,
e
poi un po’ a sinistra,
se
non a destra,
dal
muro in fondo al muro
fino
alla settima soglia,
da
ovunque, verso ovunque
fino
al crocevia,
dove
convergono,
per
poi disperdersi
le
tue speranze, errori, dolori,
sforzi,
propositi e nuove speranze.
Una
via dopo l’altra,
ma
senza ritorno.
Accessibile
soltanto
ciò
che sta davanti a te,
e
laggiù, a mo’ di conforto,
curva
dopo curva,
e
stupore su stupore,
e
veduta su veduta.
Puoi
decidere
dove
essere o non essere,
saltare,
svoltare
pur
di non farti sfuggire.
Quindi
di qui o di qua,
magari
per di lì,
per
istinto, intuizione,
per
ragione, di sbieco,
alla
cieca,
per
scorciatoie intricate.
Attraverso
infilate di file
di
corridoi, di portoni,
in
fretta, perché nel tempo
hai
poco tempo,
da
luogo a luogo
fino
a molti ancora aperti,
dove
c’è buio e incertezza
ma
insieme chiarore, incanto
dove
c’è gioia, benché il dolore
sia
pressoché lì accanto
e
altrove, qua e là,
in
un altro luogo e ovunque
felicità
nell’infelicità
come
parentesi dentro parentesi,
e
così sia
e
d’improvviso un dirupo,
un
dirupo, ma un ponticello,
un
ponticello, ma traballante,
traballante,
ma solo quello,
perché
un altro non c’è.
Deve
pur esserci un’uscita,
è
più che certo.
Ma
non tu la cerchi,
è
lei che ti cerca,
è
lei fin dall’inizio
che
ti insegue,
e
il labirinto
altro
non è
se
non la tua, finché è possibile,
la
tua, finché è tua,
fuga,
fuga –
(W.Szymborska)
Nei giorni scorsi e ancora oggi:
ho risentito, dopo tanto tempo, che la mia anima c'è, è viva.
Ama, è amata.
E vorrebbe fuggire.
Qualche
parola sull'anima
L’anima
la si ha ogni tanto.
Nessuno
la ha di continuo
e
per sempre.
Giorno
dopo giorno,
anno
dopo anno
possono
passare senza di lei.
A
volte
nidifica
un po’ più a lungo
solo
in estasi e paure dell’infanzia.
A
volte solo nello stupore
dell’essere
vecchi.
Di
rado ci dà una mano
in
occupazioni faticose,
come
spostare mobili,
portare
valige
o
percorrere le strade con scarpe strette.
Quando
si compilano moduli
e
si trita la carne
di
regola ha il suo giorno libero.
Su
mille nostre conversazioni
partecipa
a una,
e
anche questo non necessariamente,
poiché
preferisce il silenzio.
Quando
il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta
di turno alla chetichella.
E’
schifiltosa:
non
le piace vederci nella folla,
il
nostro lottare per un vantaggio qualunque
e
lo strepito degli affari la disgustano.
Gioia
e tristezza
non
sono per lei due sentimenti diversi.
E’
presente accanto a noi
solo
quando essi sono uniti.
Possiamo
contare su di lei
quando
non siamo sicuri di niente
e
curiosi di tutto.
Tra
gli oggetti materiali
le
piacciono gli orologi a pendolo
e
gli specchi, che lavorano con zelo
anche
quando nessuno guarda.
Non
dice da dove viene
e
quando sparirà di nuovo,
ma
aspetta chiaramente simili domande.
Si
direbbe che
così
come lei a noi,
anche
noi
siamo
necessari a lei per qualcosa.
(sempre lei, l'amica szy)
giovedì 7 giugno 2012
a un gatto
Il cielo
di Wislawa Szymborska
Da qui bisognava cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un'apertura e nulla più,
ma spalancata.
Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L'ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.
Persino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n'è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.
Friabili, fluenti, rocciose,
infuocate ed eteree,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cataste di cielo.
Il cielo è onnipresente
Perfino nel buio sotto la pelle.
Mangio il cielo, evacuo il cielo.
Sono una trappola in una trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta ad una domanda.
La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.
di Wislawa Szymborska
Da qui bisognava cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un'apertura e nulla più,
ma spalancata.
Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L'ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.
Persino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n'è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.
Friabili, fluenti, rocciose,
infuocate ed eteree,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cataste di cielo.
Il cielo è onnipresente
Perfino nel buio sotto la pelle.
Mangio il cielo, evacuo il cielo.
Sono una trappola in una trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta ad una domanda.
La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.
martedì 5 giugno 2012
la terra trema
Questi giorni di silenzio sul blog sono stati caratterizzati (ed era ora!) da tremiti e tremori interiori, bellissimi, inquietanti e...maledettamente personali!
Quindi, di questi, non parlo (almeno per ora).
Vi parlo invece del mio soggiorno alle Isole Tremiti: un paradiso terrestre, ancora fuori stagione, selvatico e umanissimo.
Se dovessi darvi un consiglio turistico, vi direi: andateci al più presto!
Oltre a Crì, bella e giusta compagna di viaggio, non riesco a togliermi dal cuore Aniello, il cuoco del Bel Mare; Luigi, conduttore del gozzo con cui abbiamo girato l'arcipelago e suo figlio Michele, il vikingo; Francesco e la mamma, gestori dell'hotel Rossana.
Ma tutta la gente che abbiamo incontrato era semplice, vera, accogliente e divertente.
Un misto molisano-pugliese davvero perfetto!
E poi le innumerevoli passeggiate nel verde, le tante calette di acqua fresca e smeraldo a San Domino, le mille storie narrate, la piccola vita di chi ci abita d'estate e d'inverno (pochissimi), le erte, le rovine e i cimiteri di San Nicola, il deserto dolce di Capperina (Capraia), la luna quasi piena sull'unica spiaggia di sabbia.
Difficile dire tutto a parole.
Insomma, ripeto, andateci!
Mentre eravamo lì, la terra tremava e tanto in Emilia Romagna.
Un popolo che vuole continuare a vivere e a lavorare, come prima e come sempre.
E per questo va sotto i capannoni e continua a morire e a scappare terrorizzata, giorno dopo giorno.
Una terra in cui 'il lavoro è una religione civile' sta facendo la fine di chi affonda annegato insieme alla nave: di chi non riesce, non può, non deve lasciare ed arrendersi, mai e a qualunque costo, anche della vita.
Ancora oggi, nonostante quel che è già avvenuto, varie aziende chiedono ancora liberatorie per lavorare senza l'autorizzazione della protezione civile.
Sempre che questa possa dire qualcosa o prevedere l'entità delle future scosse.
La terra inghiotte chi vuole perdersi.
'Solo il lavoro potrà salvare questa terra!', ripetono sui tg.
'Gli emiliani (a differenza dei sudisti-sudici-aquilani...ndr) ricominciano subito, non attendono gli altri, rialzano la testa, non si arrendono mai...'...
Solo retorica, che non ci proteggerà dal disastro, anzi lo accentuerà proprio a causa della nostra pervicace e stupidissima difesa delle nostre altrettanto stupide abitudini e premesse.
Pagheremo caro, pagheremo tutti.
Le nostre reazioni alla più generale catastrofe in corso assomiglia a quel che sta accadendo in Emilia: rimuovere e-quando non si può più farlo- sottovalutare i rischi e tentare di andare subito oltre, senza elaborare e senza fermarsi mai, se non costretti dall'impotenza e dalla morte.
Vogliamo risorgere, ma non siamo capaci neanche di accettare i tre giorni nel sepolcro.
Eppure, Gesù era Dio.
Ed anche lui ha dovuto accettare di morire e di stare immobile per tre giorni e tre notti, prima di risollevarsi.
Ai nostri tempi, anche lui avrebbe dovuto risvegliarsi già sulla croce: glielo avrebbero richiesto le televisioni ed i mercati.
Quindi, di questi, non parlo (almeno per ora).
Vi parlo invece del mio soggiorno alle Isole Tremiti: un paradiso terrestre, ancora fuori stagione, selvatico e umanissimo.
Se dovessi darvi un consiglio turistico, vi direi: andateci al più presto!
Oltre a Crì, bella e giusta compagna di viaggio, non riesco a togliermi dal cuore Aniello, il cuoco del Bel Mare; Luigi, conduttore del gozzo con cui abbiamo girato l'arcipelago e suo figlio Michele, il vikingo; Francesco e la mamma, gestori dell'hotel Rossana.
Ma tutta la gente che abbiamo incontrato era semplice, vera, accogliente e divertente.
Un misto molisano-pugliese davvero perfetto!
E poi le innumerevoli passeggiate nel verde, le tante calette di acqua fresca e smeraldo a San Domino, le mille storie narrate, la piccola vita di chi ci abita d'estate e d'inverno (pochissimi), le erte, le rovine e i cimiteri di San Nicola, il deserto dolce di Capperina (Capraia), la luna quasi piena sull'unica spiaggia di sabbia.
Difficile dire tutto a parole.
Insomma, ripeto, andateci!
Mentre eravamo lì, la terra tremava e tanto in Emilia Romagna.
Un popolo che vuole continuare a vivere e a lavorare, come prima e come sempre.
E per questo va sotto i capannoni e continua a morire e a scappare terrorizzata, giorno dopo giorno.
Una terra in cui 'il lavoro è una religione civile' sta facendo la fine di chi affonda annegato insieme alla nave: di chi non riesce, non può, non deve lasciare ed arrendersi, mai e a qualunque costo, anche della vita.
Ancora oggi, nonostante quel che è già avvenuto, varie aziende chiedono ancora liberatorie per lavorare senza l'autorizzazione della protezione civile.
Sempre che questa possa dire qualcosa o prevedere l'entità delle future scosse.
La terra inghiotte chi vuole perdersi.
'Solo il lavoro potrà salvare questa terra!', ripetono sui tg.
'Gli emiliani (a differenza dei sudisti-sudici-aquilani...ndr) ricominciano subito, non attendono gli altri, rialzano la testa, non si arrendono mai...'...
Solo retorica, che non ci proteggerà dal disastro, anzi lo accentuerà proprio a causa della nostra pervicace e stupidissima difesa delle nostre altrettanto stupide abitudini e premesse.
Pagheremo caro, pagheremo tutti.
Le nostre reazioni alla più generale catastrofe in corso assomiglia a quel che sta accadendo in Emilia: rimuovere e-quando non si può più farlo- sottovalutare i rischi e tentare di andare subito oltre, senza elaborare e senza fermarsi mai, se non costretti dall'impotenza e dalla morte.
Vogliamo risorgere, ma non siamo capaci neanche di accettare i tre giorni nel sepolcro.
Eppure, Gesù era Dio.
Ed anche lui ha dovuto accettare di morire e di stare immobile per tre giorni e tre notti, prima di risollevarsi.
Ai nostri tempi, anche lui avrebbe dovuto risvegliarsi già sulla croce: glielo avrebbero richiesto le televisioni ed i mercati.
domenica 20 maggio 2012
stringiamoci a coorte...!
TUTTI UNITI CONTRO LA MAFIA E IL TERRORISMO!
COESIONE E FERMEZZA!
NON CI FERMERETE!
VOI SIETE STERCO, TOCCA A NOI FARE PULIZIA!
NON CAMBIERETE LA NOSTRA VITA!
MARTEDI' SI TORNA A SCUOLA!
SIETE SOLO DELLE BESTIE!
IL BENE VINCERA' CONTRO IL MALE!
SALVIAMO IL PAESE, INSIEME!
INSIEME ALLE FORZE DELL'ORDINE, SEMPRE!
NEI SECOLI FEDELI !
SIAM PRONTI ALLA MORTE! (FORSE)
IO NON HO PAURA (FIORELLA M' ANNOIA)
NON ABBIAMO PAURA!
Ma non dovremmo avere paura... di NOI ?
COESIONE E FERMEZZA!
NON CI FERMERETE!
VOI SIETE STERCO, TOCCA A NOI FARE PULIZIA!
NON CAMBIERETE LA NOSTRA VITA!
MARTEDI' SI TORNA A SCUOLA!
SIETE SOLO DELLE BESTIE!
IL BENE VINCERA' CONTRO IL MALE!
SALVIAMO IL PAESE, INSIEME!
INSIEME ALLE FORZE DELL'ORDINE, SEMPRE!
NEI SECOLI FEDELI !
SIAM PRONTI ALLA MORTE! (FORSE)
IO NON HO PAURA (FIORELLA M' ANNOIA)
NON ABBIAMO PAURA!
Ma non dovremmo avere paura... di NOI ?
sabato 19 maggio 2012
tre bombole a gas
LA MEGLIO GIOVENTU'
In politica gli scritti dello Scriblero sono...per la maggior parte ironici: il loro procedere è spesso così sottile e raffinato, da correre il rischio di essere malinteso dal volgo. Una volta si spinse tanto in là, da scrivere una proposta perchè la gente si decidesse a mangiare i propri bambini, il che fu poi così poco capito da essere preso sul serio...
(J. Swift, Una modesta proposta)
Della scuola di Brindisi mi interessa poco, tanto l'avevano già distrutta la Gelmini e decenni di malcostume...
La distruzione della scuola va per conto suo, anche senza le bombe.
Ma la guerra avanza e si sta mangiando i ragazzi, i giovani: prima gli ha distrutto le teste col consumismo e le cazzate in cuffia, poi gli ha tolto ogni speranza di lavoro, ora inizia ad ammazzarli a sedici anni, con le bombe davanti a scuola. Una rapida evoluzione, in pochi decenni.
Ognuno partecipa alla guerra con i mezzi che ha e con quelli che sceglie: chi con lo spread, chi con i decreti legge, chi con le bombe e gli attentati, chi con il controllo dei giornali, chi producendo armi, chi usandole.
L'ho capito a Cuba: per sopravvivere si arriva a dare, vendere, (far)utilizzare quel che si ha: se uno ha la barca ti vende le aragoste, se uno ha l'auto fa il taxista; se non ha avuto culo nella vita, vende il culo; se uno non è Passera vende la passera.
Chi non può allestire impunemente Guantanamo o bombardare Belgrado, Tripoli o Damasco, mette insieme tre bombole a gas e ammazza la gente per strada, prepara due molotov e le butta contro un esattore...
Non c'è scampo, in guerra.
E' in corso, e prosegue a rendersi sempre più visibile, giunge alle nostre vite.
UMILMENTE, UTILMENTE
'Traversamo fiume', gridò Alduccio da sotto, e si gettò in acqua...
'Tu non te ce butti ?', chiesero al Caciotta.
'Er coraggio nun me manca -egli disse- ma è la paura che me frega!'...
'Sai notà -disse Armandino- ma mica 'o traversi fiume'.
'Pè traversallo 'o traverserebbe -ammise il Caciotta- ma me fa impressione li mortacci sua!'
(P:P.Pasolini, Ragazzi di vita, Il bagno sull'Aniene)
Quel che ci vorrebbe sarebbe un bagno di umiltà, la capacità di ammettere: non ce la facciamo, torniamo indietro, abbiamo paura, abbiamo sbagliato, non seguiteci, inutile insistere su questa strada, è assurdo accanirsi...
E invece, preferiamo continuare a violentarci, ad umiliare, a rincorrere nuove e atroci umiliazioni che la Storia ci prepara. Chi non si umilia sarà umiliato.
Tacque per qualche istante, poi ripetè: 'Non crede che dovremmo essere più umili?'
'Dovremmo aver maggiore dignità -risposi- maggior rispetto di noi stessi. Ma forse lei ha ragione: soltanto l'umiltà ci può sollevare dall'umiliazione in cui siamo caduti.'
'Forse volevo dire questo -disse la Principessa di Piemonte abbassando il capo- siamo malati di orgoglio, e l'orgoglio non basta a sollevarci dall'umiliazione, I nostri atti e pensieri non sono puri...'
(C. Malaparte, Kaputt)
ASPETTANDO I BARBARI
'Tutti i popoli della nuova Europa, e per primi i polacchi, dovrebbero sentirsi fieri di avere in Hitler un padre giusto e severo. Ma sapete quel che i polacchi pensano di noi ? Che siamo un popolo di barbari.'
'E vi sentite offeso ?' gli domandai sorridendo.
'Siamo un popolo di padroni, non di barbari: un Herrenvolk.'
'Ah, non dite questo!'
''Perchè no ?', mi domandò Frank con profondo stupore.
'Perchè padroni e barbari sono la stessa cosa', risposi.
'Non sono del vostro parere...Avete forse l'impressione stasera, di trovarvi in mezzo ai barbari ?'
No: ma in mezzo ai padroni', risposi. E aggiunsi sorridendo: 'Debbo riconoscere che stasera, entrando nel Wawel, mi pareva di entrare in una Corte italiana del Rinascimento.'
Un sorriso di trionfo illuminò il volto del Re tedesco di Polonia. Egli si volse intorno, guardando ad uno ad uno i commensali con uno sguardo colmo di orgogliosa soddisfazione. Era felice. E io sapevo che le mie parole lo avrebbero reso felice.
(C. Malaparte, Kaputt)
Dopo aver letto 'Aspettando i barbari' di Coetzee mi sono avvicinato alla lettura di Kaputt: ve li consiglio caldamente entrambi, se vi sentite pronti.
Raccontano di quel misto di decadenza, raffinatezza estenuata, volgarità crassa, violenza e fragilità estreme che mi pare tipico anche del nostro oggi, e di ogni tramonto d'Imperi.
Molte delle loro parole, e quelle appena citate, mi vengono in mente a guardare l'ennesimo incontro del G8 in tv, a vedere un nero che crede di governare Wall Street e che ospita nella sua superprotetta tenuta in campagna bianchi, gialli e rossi, tutti ormai allo sbando.
E quindi pronti - dopo aver fatto le loro cortesi cenette insieme- a mangiarci tutti.
In politica gli scritti dello Scriblero sono...per la maggior parte ironici: il loro procedere è spesso così sottile e raffinato, da correre il rischio di essere malinteso dal volgo. Una volta si spinse tanto in là, da scrivere una proposta perchè la gente si decidesse a mangiare i propri bambini, il che fu poi così poco capito da essere preso sul serio...
(J. Swift, Una modesta proposta)
Della scuola di Brindisi mi interessa poco, tanto l'avevano già distrutta la Gelmini e decenni di malcostume...
La distruzione della scuola va per conto suo, anche senza le bombe.
Ma la guerra avanza e si sta mangiando i ragazzi, i giovani: prima gli ha distrutto le teste col consumismo e le cazzate in cuffia, poi gli ha tolto ogni speranza di lavoro, ora inizia ad ammazzarli a sedici anni, con le bombe davanti a scuola. Una rapida evoluzione, in pochi decenni.
Ognuno partecipa alla guerra con i mezzi che ha e con quelli che sceglie: chi con lo spread, chi con i decreti legge, chi con le bombe e gli attentati, chi con il controllo dei giornali, chi producendo armi, chi usandole.
L'ho capito a Cuba: per sopravvivere si arriva a dare, vendere, (far)utilizzare quel che si ha: se uno ha la barca ti vende le aragoste, se uno ha l'auto fa il taxista; se non ha avuto culo nella vita, vende il culo; se uno non è Passera vende la passera.
Chi non può allestire impunemente Guantanamo o bombardare Belgrado, Tripoli o Damasco, mette insieme tre bombole a gas e ammazza la gente per strada, prepara due molotov e le butta contro un esattore...
Non c'è scampo, in guerra.
E' in corso, e prosegue a rendersi sempre più visibile, giunge alle nostre vite.
UMILMENTE, UTILMENTE
'Traversamo fiume', gridò Alduccio da sotto, e si gettò in acqua...
'Tu non te ce butti ?', chiesero al Caciotta.
'Er coraggio nun me manca -egli disse- ma è la paura che me frega!'...
'Sai notà -disse Armandino- ma mica 'o traversi fiume'.
'Pè traversallo 'o traverserebbe -ammise il Caciotta- ma me fa impressione li mortacci sua!'
(P:P.Pasolini, Ragazzi di vita, Il bagno sull'Aniene)
Quel che ci vorrebbe sarebbe un bagno di umiltà, la capacità di ammettere: non ce la facciamo, torniamo indietro, abbiamo paura, abbiamo sbagliato, non seguiteci, inutile insistere su questa strada, è assurdo accanirsi...
E invece, preferiamo continuare a violentarci, ad umiliare, a rincorrere nuove e atroci umiliazioni che la Storia ci prepara. Chi non si umilia sarà umiliato.
Tacque per qualche istante, poi ripetè: 'Non crede che dovremmo essere più umili?'
'Dovremmo aver maggiore dignità -risposi- maggior rispetto di noi stessi. Ma forse lei ha ragione: soltanto l'umiltà ci può sollevare dall'umiliazione in cui siamo caduti.'
'Forse volevo dire questo -disse la Principessa di Piemonte abbassando il capo- siamo malati di orgoglio, e l'orgoglio non basta a sollevarci dall'umiliazione, I nostri atti e pensieri non sono puri...'
(C. Malaparte, Kaputt)
ASPETTANDO I BARBARI
'Tutti i popoli della nuova Europa, e per primi i polacchi, dovrebbero sentirsi fieri di avere in Hitler un padre giusto e severo. Ma sapete quel che i polacchi pensano di noi ? Che siamo un popolo di barbari.'
'E vi sentite offeso ?' gli domandai sorridendo.
'Siamo un popolo di padroni, non di barbari: un Herrenvolk.'
'Ah, non dite questo!'
''Perchè no ?', mi domandò Frank con profondo stupore.
'Perchè padroni e barbari sono la stessa cosa', risposi.
'Non sono del vostro parere...Avete forse l'impressione stasera, di trovarvi in mezzo ai barbari ?'
No: ma in mezzo ai padroni', risposi. E aggiunsi sorridendo: 'Debbo riconoscere che stasera, entrando nel Wawel, mi pareva di entrare in una Corte italiana del Rinascimento.'
Un sorriso di trionfo illuminò il volto del Re tedesco di Polonia. Egli si volse intorno, guardando ad uno ad uno i commensali con uno sguardo colmo di orgogliosa soddisfazione. Era felice. E io sapevo che le mie parole lo avrebbero reso felice.
(C. Malaparte, Kaputt)
Dopo aver letto 'Aspettando i barbari' di Coetzee mi sono avvicinato alla lettura di Kaputt: ve li consiglio caldamente entrambi, se vi sentite pronti.
Raccontano di quel misto di decadenza, raffinatezza estenuata, volgarità crassa, violenza e fragilità estreme che mi pare tipico anche del nostro oggi, e di ogni tramonto d'Imperi.
Molte delle loro parole, e quelle appena citate, mi vengono in mente a guardare l'ennesimo incontro del G8 in tv, a vedere un nero che crede di governare Wall Street e che ospita nella sua superprotetta tenuta in campagna bianchi, gialli e rossi, tutti ormai allo sbando.
E quindi pronti - dopo aver fatto le loro cortesi cenette insieme- a mangiarci tutti.
mercoledì 16 maggio 2012
equa italia?
NONEQUITALIA
Se lo stato ritarda o ha debiti con i cittadini non paga, paga quando vuole e non viene sanzionato.
Se un lavoratore dipendente volesse non pagare le tasse, non può; se un ricco non vuole pagare le tasse, paga un avvocato ed un commercialista e lo fa.
Se si devono togliere soldi ai pensionati tutto si fa rapidamente; se si devono togliere soldi ai partiti, ai militari, alle industrie d'armi, alle lobbies, tutto diventa molto più lungo e improbabile.
In queste condizioni di disparità e di diseguaglianza sfacciata e senza ritegno, ci si viene a parlare di 'fiducia nello Stato' o ci si invita ad una 'partecipazione più attiva alla politica'.
Non vedo come.
Lo stesso (Las) Vegas, parlando alla Borsa lunedì, ha dovuto ammettere che 'lo spread e i mercati non seguono le regole della democrazia e restano al di fuori delle possibilità di essere condizionati dal volere dei cittadini...'
Da qui, inevitabilmente: demotivazione, depressione, aggressione.
E' il ciclo della violenza, fondato sull'ingiustizia e sulla sfiducia (motivata), e che avvolge progressivamente la nostra vita.
'Solo con le armi si sovvertono i poteri! Questo è il momento buono, avanti con la rivoluzione!'.
Questo urlavano ieri, dalle gabbie del Tribunale, gli ultimi epigoni delle BR. (Brrrrr....ifidus!)
Che il momento sia buono, impossibile dar loro torto, direi.
Che i mezzi e le parole d'ordine siano ancora quelle, mi pare invece molto opinabile.
La storia ci ha già detto tutto sul tema: quanto serve prendere in ostaggio,gambizzare o uccidere un 'servo dello Stato' per far avanzare la rivoluzione proletaria.
Ma qual'è l'alternativa per sbaraccare verminai come Ansaldo e Finmeccanica ?
O per scacciare i nostri politici dai loro troni ?
Ci sarebbe, ma chi la fa ?
La farà il sistema stesso, forse.
NONEQUIEUROPA
Nel senso che l'Europa non è equa, fa figli e figliastri.
E nel senso che l'Europa non è qui, non c'è più.
In un certo senso, non c'è mai stata.
Il Grande Bluff (e Capitan Miki)) sta venendo fuori con chiarezza: nonostante i tagli alla spesa sociale e agli stipendi, il debito continua a salire, insieme alla recessione e alla disoccupazione.
Siamo già in decrescita o a crescita zero e si sposta continuamente in avanti il momento in cui 'se ne uscirà'...
Tutti continuano a improvvisare posizioni e soluzioni, e mediazioni che non decidono.
Ma se 'non siamo la Grecia', lasciamola uscire dall'euro, no ?
E invece 'non può uscire': i cittadini greci devono rassegnarsi, possono solo stare dentro, e continuare ad accettare il ricatto della troika.
Se lei esce, anche altri potrebbero scoprire che esistono altre strade o che si muore, ma da liberi.
Se lei esce, tutti noi scopriremmo che non morirebbe da sola, perchè l''effetto domino' (quel che iniziano a chiamare 'il contagio') sarebbe immediato e fortissimo.
Perchè 'noi, anche noi, siamo la Grecia', che lo si voglia o no, che lo si ammetta o no.
E' solo questione di tempo e di tempi, di gradazioni del disastro, di inerzialità differenziate dei sistemi.
Ma il processo è uno solo, interdipendente, orientato verso il collasso: della democrazia, della convivenza 'pacifica', del vivente.
Se lo stato ritarda o ha debiti con i cittadini non paga, paga quando vuole e non viene sanzionato.
Se un lavoratore dipendente volesse non pagare le tasse, non può; se un ricco non vuole pagare le tasse, paga un avvocato ed un commercialista e lo fa.
Se si devono togliere soldi ai pensionati tutto si fa rapidamente; se si devono togliere soldi ai partiti, ai militari, alle industrie d'armi, alle lobbies, tutto diventa molto più lungo e improbabile.
In queste condizioni di disparità e di diseguaglianza sfacciata e senza ritegno, ci si viene a parlare di 'fiducia nello Stato' o ci si invita ad una 'partecipazione più attiva alla politica'.
Non vedo come.
Lo stesso (Las) Vegas, parlando alla Borsa lunedì, ha dovuto ammettere che 'lo spread e i mercati non seguono le regole della democrazia e restano al di fuori delle possibilità di essere condizionati dal volere dei cittadini...'
Da qui, inevitabilmente: demotivazione, depressione, aggressione.
E' il ciclo della violenza, fondato sull'ingiustizia e sulla sfiducia (motivata), e che avvolge progressivamente la nostra vita.
'Solo con le armi si sovvertono i poteri! Questo è il momento buono, avanti con la rivoluzione!'.
Questo urlavano ieri, dalle gabbie del Tribunale, gli ultimi epigoni delle BR. (Brrrrr....ifidus!)
Che il momento sia buono, impossibile dar loro torto, direi.
Che i mezzi e le parole d'ordine siano ancora quelle, mi pare invece molto opinabile.
La storia ci ha già detto tutto sul tema: quanto serve prendere in ostaggio,gambizzare o uccidere un 'servo dello Stato' per far avanzare la rivoluzione proletaria.
Ma qual'è l'alternativa per sbaraccare verminai come Ansaldo e Finmeccanica ?
O per scacciare i nostri politici dai loro troni ?
Ci sarebbe, ma chi la fa ?
La farà il sistema stesso, forse.
NONEQUIEUROPA
Nel senso che l'Europa non è equa, fa figli e figliastri.
E nel senso che l'Europa non è qui, non c'è più.
In un certo senso, non c'è mai stata.
Il Grande Bluff (e Capitan Miki)) sta venendo fuori con chiarezza: nonostante i tagli alla spesa sociale e agli stipendi, il debito continua a salire, insieme alla recessione e alla disoccupazione.
Siamo già in decrescita o a crescita zero e si sposta continuamente in avanti il momento in cui 'se ne uscirà'...
Tutti continuano a improvvisare posizioni e soluzioni, e mediazioni che non decidono.
Ma se 'non siamo la Grecia', lasciamola uscire dall'euro, no ?
E invece 'non può uscire': i cittadini greci devono rassegnarsi, possono solo stare dentro, e continuare ad accettare il ricatto della troika.
Se lei esce, anche altri potrebbero scoprire che esistono altre strade o che si muore, ma da liberi.
Se lei esce, tutti noi scopriremmo che non morirebbe da sola, perchè l''effetto domino' (quel che iniziano a chiamare 'il contagio') sarebbe immediato e fortissimo.
Perchè 'noi, anche noi, siamo la Grecia', che lo si voglia o no, che lo si ammetta o no.
E' solo questione di tempo e di tempi, di gradazioni del disastro, di inerzialità differenziate dei sistemi.
Ma il processo è uno solo, interdipendente, orientato verso il collasso: della democrazia, della convivenza 'pacifica', del vivente.
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